<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-7186534298816042404</id><updated>2011-12-23T08:29:32.195+01:00</updated><title type='text'>Loudy Chronicles</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://loudychronicles.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7186534298816042404/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://loudychronicles.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>luCa</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07795419362248051782</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/Su7xGHyee3I/AAAAAAAAAPE/-H88T_Gbors/S220/11062009486.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>45</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7186534298816042404.post-5395542504230375987</id><published>2010-03-18T08:05:00.001+01:00</published><updated>2010-03-18T08:09:44.969+01:00</updated><title type='text'>La Fuga - Parte Due</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/S6HRmKgnW0I/AAAAAAAAAPk/Q64nPqWy0uk/s1600-h/carabinieri_02.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 240px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/S6HRmKgnW0I/AAAAAAAAAPk/Q64nPqWy0uk/s320/carabinieri_02.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5449867477681396546" /&gt;&lt;/a&gt;Clara si è staccata da me. Ora non dorme più. Guarda avanti senza dir nulla. A volte si gira e mi sorride. Pare si sia lasciata dietro lo spavento per l'incidente e la polizia. Anch'io le sorrido, sono felice quando mi sento nei suoi pensieri. Vasili è il mio migliore amico, ed è grazie alla sua idea di andare a rubare infissi di una vecchia fabbrica che abbiamo trovato lei. Insieme a tante altre ragazzine. Tutte piegate a lavorare su di un tavolo. Fabbricando scarpe costose e colorate. Questo facevano per vivere, lei e le altre sue amiche. Da quel giorno, io, ogni pomeriggio mi recavo a guardarla di nascosto. Ogni volta speravo di farmi notare, anche se un tizio grasso se ne stava sempre seduto accanto a loro. Spesso si guardava intorno ed a volte dormiva. Era in questi momenti che speravo lei alzasse gli occhi per notarmi. In tutti quei momenti, quando il grassone dormiva, non ho mai visto una ragazza alzare il capo e guardarsi in giro. Non l'avrebbe vista nessuna tuttavia nessuna mai lo fece. E fu anche per questo motivo che una sera presi la decisione d'incontrarla. Aspettai che finisse l'orario di lavoro, nascosto, ed attesi che lei uscisse. La seguii ed una volta fuori del quartiere mi avvicinai per salutarla. Le prime volte ci salutavamo e basta. Non ci dicevamo più nulla sino ad un nuovo "Ciao" sotto casa. Poi con l'andare dei giorni nacque qualcosa, una specie di sintonia, e così cominciammo a parlare di noi e di tutto quel che ci riguardava. Una nuova amicizia che si approfondiva di continuo. Fu in quelle settimane che divenimmo inseparabili. Prima della pioggia. Prima di tutto questo io l'aspettavo sempre per chiacchierare mentre l'accompagnavo a casa. E così per alcuni mesi, il tempo necessario per capire che quando non potevo vederla mi faceva male dentro.&lt;br /&gt;"A che pensi?" chiede Vasili dal sedile anteriore. Vedo i suoi occhi nello specchietto retrovisore "hai lo sguardo perso nel nulla" conclude.&lt;br /&gt;"Niente d'importante, non preoccuparti".&lt;br /&gt;"Sicuro?".&lt;br /&gt;"Certo. Te l'ho detto. Niente d'importante" taglio corto.&lt;br /&gt;"Ti capirei sai, vederti scombussolato sarebbe il minimo per quel che hai fatto. Ma non devi fartene una colpa. Te l'ho detto, quel che hai combinato andava fatto già da tempo, se lo meritava".&lt;br /&gt;"Senti tagliamo qui l'argomento, eh? Non mi va di parlarne e comunque non pensavo a quella cosa, non ancora almeno".&lt;br /&gt;Vasili non fiata più. Sorride e mi guarda dallo specchietto. Clara ci osservava mentre parlavamo e sapevo che non voleva sentirsi ripetere l'intera storia. Comunque ora io non posso fare a meno di rivivere tutto nella testa come alcune ore indietro. Quando ero andato alla fabbrica per vedere lei. Nascosto vicino alle vetrate rotte per osservarla un po', sognarla magari mentre ci baciavamo. Ed è stato proprio in quei momenti che ho visto il tizio grasso andare dalle ragazze ed accarezzarle. Alcune sulla testa, alcune lungo la schiena, alcune sulle cosce. Lo aveva già fatto in passato. Mentre loro continuavano a cucire scarpe. Da parte mia avevo sempre fatto finta di niente. Come se nulla fosse accaduto. Ma oggi è stato completamente diverso. Immobile dietro le vetrate rotte, tutto era chiaro e non avevo più dubbi sul porco. Prima di rendermene conto il tizio era addosso a Clara per toccarla ed io ero addosso a lui per colpirlo con un tubo di ferro. Avevo agito d'istinto, così ha detto Vasili quando gli ho spiegato la cosa. Comunque non ricordo bene i dettagli. E' stato troppo veloce. Solamente l'immagine di lui che crolla e di Clara che per non farsi schiacciare lo spinge via afferrandogli la testa sanguinante tra le mani. Ed è così che siamo rimasti mentre le altre ragazzine fuggivano gridando. Io e lei di fronte, l'uno all'altra, con gli occhi sbarrati ed il fiatone. Poi ogni cosa è divenuta tremendamente veloce. La fuga dalla vecchia fabbrica, l'incontro con Vasili, gli accordi, la partenza, Clara che dice che mi vuole seguire, tutto troppo rapido. Penso che mia nonna non abbia capito chiaramente quel che è successo, altrimenti Clara non sarebbe qui con me. Lei è innocente. Non c'entra. Per quanto riguarda Vasili, lui vuole solamente aiutarmi. Sapermi al sicuro e non in prigione per aver fatto quel che da tempo andava fatto. Così ha detto prima di avviare il motore davanti la casa di mia nonna mentre la pioggia piangeva le sue lacrime dalle grondaie rotte. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oramai siamo vicini alla frontiera. Il cielo è sempre ricoperto di nubi e la pioggia non ha mai smesso un solo istante. A volte più forte, a volte più leggera. Probabilmente pioverà anche in Bulgaria. Forse piove in tutto il mondo. Chissà quanto ci vorrà per rivedere il sole. Clara canticchia una canzone da bambini. Non è una filastrocca, ma una canzone che s'impara da piccoli per scacciare la paura. Le vorrei prendere la mano ma non ne ho il coraggio. In tutti quelle serate mentre l'accompagnavo a casa non ho mai osato. La paura di lei che si ritrae è troppa per farmi tentare. Mi limito a guardarla di tanto in tanto e rispondere ai suoi sorrisi con altrettanti rassicuranti sorrisi. Tra poche ore sarà buio, ed io desidero lasciare tutto questo dietro di me, al più presto. Quando sarà notte forse saremo già lontano. La strada è costeggiata da boschi su entrambi i lati. Alberi bagnati che paiono ancora più tetri e scuri. Acqua che scivola sulle foglie per poi ricadere nel fitto sottobosco verde e nero. Clara sta perdendosi con gli occhi dentro quel bosco. Lo fissa e non dice niente. Penso a come potrà essere la nostra condizione oltre il confine. Cosa faremo? Come ci troveremo da vivere? I soldi di nonna sono parecchi ma non dureranno a lungo. Vasili tornerà indietro? Clara telefonerà mai ai suoi genitori? Clara ha mai avuto dei genitori? Ricordo di non aver mai sentito parlare dei suoi genitori. Forse quel ciccione porco era la sua sola famiglia. Forse sono stato io a strapparla dalla sua quotidianità. Decido che ci penserò solamente più tardi. Sono distratto, anzi sono scosso da luci blu che in lontananza lampeggiano. &lt;br /&gt;"Le vedi?" domando a Vasili.&lt;br /&gt;"Sì. Polizia" risponde.&lt;br /&gt;"Un altro incidente?" torno a chiedere.&lt;br /&gt;"Non penso. Forse un posto di blocco".&lt;br /&gt;"Non può essere".&lt;br /&gt;"Probabile" dice l'amico al volante.&lt;br /&gt;"Perché proprio qui?".&lt;br /&gt;Clara tace, non fissa più il bosco, guarda avanti quelle luci farsi più nitide.&lt;br /&gt;"Per via del confine".&lt;br /&gt;"Che c'entra".&lt;br /&gt;"Il confine" torna a dire Vasili "fanno controlli per via del confine. Per tutto il contrabbando che noialtri andiamo a fare in Bulgaria". Io taccio, lui riprende "ho sentito che molte persone per tirare su qualche soldo comprano merce in Bulgaria dove c'è svalutazione e la rivendono da noi a prezzi ragionevoli".&lt;br /&gt;"Non ci fermeranno vero?" domanda Clara.&lt;br /&gt;"Fermano tutti" dice Vasili "e tutti quei soldi in tasca di Mihai finiranno per convincere i poliziotti che stiamo andando in Bulgaria per fare acquisti".&lt;br /&gt;"Io non butto i soldi" tronco lì, deciso.&lt;br /&gt;"Non ho detto questo. Dicevo che forse ci sarà un imprevisto e che dovremo restare calmi".&lt;br /&gt;Clara mi guarda. I suoi occhi mi penetrano. Le luci si avvicinano. Davanti a noi, ferma, un'altra auto subisce controlli da parte della polizia. Continuiamo a procedere rallentando. Con i tergicristalli che ondeggiano ritmici tra noi e loro. Respiro profondamente per rilassarmi. Anche Clara cerca di calmarsi. Io invece non ci riesco, nella mia testa c'è un solo pensiero. Vasili non ha la patente, che gli mostrerà ai poliziotti? La macchina davanti a noi è ancora ferma. Gli agenti sono su entrambi i lati della vettura e la volante della polizia e lì accanto. Con le luci blu nitido che frullano. Uno dei due uomini in divisa ci fa segno di rallentare e di accodarci dietro l'altra vettura. "Che posto di blocco di merda" dice Vasili "gli altri sono così impegnati nel diluvio che qui ci sono solamente due poliziotti". Io, ho solamente il tempo di tenermi forte al sedile. Vasili accelera e con la macchina metà nella carreggiata e metà sulla terra battuta li supera. Mi giro e vedo le facce degli agenti sbalordite e poi i loro corpi salire di corsa sulla volante. Clara urla a Vasili perché lo ha fatto. "Perché questa macchina è rubata ed io non ho la patente, avrei dovuto fermarmi? Eh?". Clara non parla più. Mi guarda nuovamente. Non sorride più, è spaventata a morte. &lt;br /&gt;"Tienili d'occhio" mi dice Vasili "avvertimi quando si fanno vicini". E' così sicuro di sé che per un istante mi convinco che forse ha già vissuto situazioni simili. Una vita segreta piena di pericoli come questo. Abituato a cavarsela nelle imprese impossibili. Certo di farcela e di portarci in salvo. Ma poi ricordo che prima d'ora entrambi non avevamo mai lasciato la città. Sono i troppi film visti a far parlare ed agire Vasili in quel modo. Tuttavia tengo lo sguardo teso all'indietro per scorgere i lampeggianti. Ora andiamo velocissimi. Filiamo da far paura. Ma le luci blu non tardano molto a farsi vive turbinando nell'aria.&lt;br /&gt;"Arrivano" è l'unica cosa che dico mentre lui schiaccia l'acceleratore. Ora forse andiamo troppo forte. E' pericoloso. Clara, terrorizzata, si nasconde con la testa tra le gambe. Perché è qui? Mi chiedo senza rispondermi. L'auto sfreccia a velocità da paura ma la volante echeggia dietro di noi con la sirena e tutto il resto. Ci ha già raggiunto. Andiamo sempre dritto perché è lì che si trova la frontiera. La polizia è ad un soffio da noi. Vasili bestemmia e cerca di sfuggirgli imboccando una via secondaria dentro il bosco. Loro non si fanno sorprendere e rimangono a pochi metri da noi. Qui l'asfalto è vecchio ed è completamente devastato dalla pioggia. La macchina sobbalza con le ruote dentro le buche. Gli alberi che costeggiano la strada corrono velocissimi in direzione opposta. Nessuno ha ancora sparato, penso. Forse possiamo ancora cavarcela, forse hanno visto che siamo dei ragazzi, spero non sparino su Clara. &lt;br /&gt;"Dai che li seminiamo" grida Vasili mentre Clara piange nascosta quasi sotto il sedile. D'improvviso imbocchiamo un'altra strada che incrociava la nostra e scompariamo tra gli alberi. La polizia sterza troppo velocemente e sbanda. Conquistiamo distacco importante. Mi giro continuamente avanti ed indietro per osservare la polizia e Vasili lottare per me. Il bosco è un tutt'uno di sfumato verde nero. Dovrei essere terrorizzato ma mi sento strano invece. Lo grido a Vasili e lui risponde che è l'adrenalina nel sangue. Non mi domando cosa diavolo sia e continuo ad alternare la visuale girando il capo. Clara urla che dobbiamo fermarci. Gli dico di star zitta, che tra poco saremo oltre il confine e non potranno farci più nulla. Non mi risponde, sento solamente i suoi singhiozzi. Non mi piace vederla così ma so che presto sarà tutto finito. Una volta al di là di quella linea immaginaria saremo esattamente tranquilli come pochi minuti fa. Che bello, penso, noi tre liberi, via da tutto questo schifo. Poi la strada compie una curva su se stessa. Gli alberi turbinano tra loro. E' tutto confuso. No, un attimo, non è la strada. Siamo noi che stiamo girando su noi stessi. Vasili urla qualcosa che non capisco e poi siamo dentro un fosso. Lo schianto è forte ma non tremendo per via dell'acqua e della terra umida che attutisce il colpo. Intontiti usciamo dall'auto lentamente. Clara, invece, sbuca fuori velocissima con gli occhi stralunati. La sua paura è contagiosa. Le sirene sono vicinissime. Cominciamo a correre per nasconderci nel bosco. Corro fortissimo senza guardarmi intorno. Mi giro solo un attimo per vedere Vasili e Clara seguirmi a passo a passo. Una volta dentro non sembra così intricato questo bosco. Gli alberi sono distanti gli uni dagli altri ed ogni posto mi pare sbagliato per nascondersi. Così continuo e correre senza fermarmi. Perché davanti a me c'è la frontiera da oltrepassare. L'unica zona sicura che adesso esiste nella mia testa. Continuo, anche se sono già stanco. Scanso i tronchi e procedo il più diritto possibile. Mi volto e non vedo nessuno dietro di me. Vasili e Clara sono scomparsi. Mi fermo, li chiamo, ed aspetto qualche secondo. Nessuno mi risponde. La polizia probabilmente ha fermato la volante accanto alla nostra auto. Forse sono già vicinissimi a noi. Ma io continuo a pensare dove possano essere finiti quei due. Avranno deviato? Avranno trovato un rifugio per nascondersi? Perché non mi hanno avvertito? Provo ancora a chiamarli ma mi rispondono le voci dei poliziotti non molto lontano. Non sento la voce di Clara. Ricomincio a correre perché non c'è tempo. Più forte che posso, con il cuore che pompa sangue in tutto il corpo. Davanti a me c'è la frontiera da passare, mi ripeto continuamente. Solamente questo importa. Il confine che mi porterà al di là. In tasca ho i soldi per i primi periodi. Quelli più difficili. Cerco di non pensare alla polizia dietro di me. Anche loro non saranno allenati a correre così a lungo. Lì immagino già sfiniti rallentare ed appoggiarsi al primo tronco a portata di mano. Sento uno sparo. E' uno sparo nell'aria, ne sono certo. La polizia non spara mai senza gridare qualcosa prima. Corro, corro, corro e nessun proiettile mi raggiunge. Penso a quei componenti del gruppo rock che tra le macerie staranno estraendo corpi, penso a mia nonna e mia sorella a casa, alla pioggia che mi bagna tutto, che continua a cadere incessante ed al perché ti debba sbattere addosso anche al riparo dagli alberi. Ricordo tutti i nomi dei morti annegati sentiti al telegiornale, penso al tizio disteso sotto il telo fradicio, a Clara, al mio angelo, ai suoi capelli castano chiaro, ai suoi respiri profondi, alle sue mani sporche di sangue che non ho mai stretto tra le mie, al perché abbia seguito Vasili tra le foglie invece di stare dietro a me.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(Fine)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7186534298816042404-5395542504230375987?l=loudychronicles.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://loudychronicles.blogspot.com/feeds/5395542504230375987/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7186534298816042404&amp;postID=5395542504230375987' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7186534298816042404/posts/default/5395542504230375987'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7186534298816042404/posts/default/5395542504230375987'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://loudychronicles.blogspot.com/2010/03/la-fuga-parte-due.html' title='La Fuga - Parte Due'/><author><name>luCa</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07795419362248051782</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/Su7xGHyee3I/AAAAAAAAAPE/-H88T_Gbors/S220/11062009486.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/S6HRmKgnW0I/AAAAAAAAAPk/Q64nPqWy0uk/s72-c/carabinieri_02.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7186534298816042404.post-5461438261569091877</id><published>2009-09-14T13:42:00.006+02:00</published><updated>2009-09-14T13:45:46.098+02:00</updated><title type='text'>La Fuga - Parte Uno</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/Sq4sP10lkRI/AAAAAAAAAO8/rcfVQnPjcLY/s1600-h/Trabant.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 130px; height: 97px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/Sq4sP10lkRI/AAAAAAAAAO8/rcfVQnPjcLY/s320/Trabant.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5381287255411626258" /&gt;&lt;/a&gt;Non ha mai smesso di piovere. Oggi è il primo giorno della quarta settimana in cui cade acqua dal cielo. Di continuo, senza interruzione. La terra non accetta più neanche una goccia e le inondazioni sono divenute pressoché continue. Al telegiornale non parlano d'altro. Ogni giorno notizie sempre peggiori. Il paese pare precipitato nella più grave disgrazia degli ultimi vent'anni. La protezione civile, in servizio senza sosta, non riesce a contenere la situazione. I volontari non bastano. Molte strade sono franate. Il pericolo che i fiumi in piena straripino hanno allarmato tutti. Oramai non fa neppure più notizia il ritrovamento di persone annegate. Dato l'enorme numero di corpi che di continuo è ripescato. &lt;br /&gt;La strada su cui stiamo viaggiando è piena di buche. L'asfalto si sbriciola al passaggio di ogni singola auto. E' fradicio d'acqua. Forse domani tutto questo sarà franato. Disgregato.  Fortunatamente qui siamo al sicuro dalle inondazioni. E' una zona alta senza corsi d'acqua. Le case ai bordi della carreggiata paiono malandate. Mi domando se siano ancora abitate o se tutti quanti siano fuggiti in preda ad un panico collettivo. Le finestre hanno i battenti mezzo staccati ed i tetti per metà scoperchiati. Alla tivù avevano parlato di un forte vento che si era abbattuto in questa zona. Ma qui pare che sia passato un uragano. Anche ora il vento è molto forte. Vasili dice di avvertire gli strattoni al volante. Sono ore che guida ininterrottamente. Fila dritto avanti a se senza rallentare mai. Non corre, vuole rispettare ogni limite per non dare nell'occhio ma in lui sento il desiderio di lasciarsi ogni cosa alle spalle, al più presto. Poco fa gli ho domandato se gli andava che ci andassi io alla guida. Mi ha risposto che non gli sembrava una bella mossa. Era stanco, questo sì, ma io dimostro troppi pochi anni per essere credibile al volante. Ci avrebbero fermati, così ha detto. Sei troppo piccolo, ed, in effetti, quattordici anni sono un po' pochi per darla a bere alla polizia. Vasili ne ha già compiuti sedici e ne dimostra molti di più. Meglio che guidi lui. Io continuo a guardare fuori del finestrino. Il solito cielo grigio di nuvole ricopre ogni cosa. Pare impossibile che un tempo splendesse il sole. Ricordo di aver visto, due settimane fa, sempre al telegiornale, i componenti di un famoso gruppo rock scendere tra le macerie della capitale per dare una mano al militari impegnati nei soccorsi. Mia nonna affermò che era per sensibilizzare la gente, per far aumentare i volontari in strada. Da quel momento mi è stato proibito trascorrere troppo tempo in strada. Voleva tenermi controllato, non le andava l'idea di sapermi in posti pericolosi. Case che potevano cadere, diceva lei, anche se io non ho mai visto un edificio crollato in tutta la città. D'altro canto non mi aveva neppure sfiorato l'idea di correre a destra e sinistra per aiutare gente che nemmeno conoscevo. Ed ora il mio interesse per tutto questo è diminuito sino allo zero assoluto. Ora, desidero solamente lasciarmi tutto alle spalle. Al più presto. Dimenticare ogni cosa. Ricominciare da capo. &lt;br /&gt;Clara dorme poggiando la testa sulla mia spalla. La guardo di continuo. Alternando il suo viso allo scenario esterno. I suoi capelli castano chiaro sono tirati all'indietro in una coda di cavallo. Sembra serena in questi momenti, mentre con gli occhi chiusi respira profondamente. Pare non essere partecipe di tutta questa faccenda. La guardo come fosse un angelo. E probabilmente lo è. Ha la mani sporche ma non importa, è bellissima.&lt;br /&gt;Sento di essere stanco ma ugualmente non riesco a chiudere gli occhi. Questa pioggia mi ha prima innervosito ed ora sfinito. Vorrei smettesse immediatamente. Vorrei poter rivedere il sole. Forse è proprio questo che stiamo facendo, corriamo diritto, veloci verso il sole. Oltre il confine con la Bulgaria. A volte m'illudo persino che ce la faremo. Non l'ho detto agli altri ma so che il nostro non è che un disperato tentativo. Il desiderio di vedere noi tre liberi. Ma questi sono solo sogni. Sono un pessimista nato, e non riesco a fare come gli altri. A vedere tutto semplice e tranquillo. Per alcuni istanti mi sforzo di credere che Vasili ci porterà al di là di quel confine. Ma sono solamente attimi, poi i miei pensieri di sempre tornano convinti. Lui dice che sarà un gioco da ragazzi. Che l'intera polizia e persino l'esercito sono impegnati in questo cataclisma della pioggia e non avranno certo tempo da sprecare con tre ragazzi in viaggio. L'importante è rimanere calmi sino in fondo. Clara crede alle sue parole. Con i suoi dodici anni le è facile lasciarsi convincere. E vedere Clara serena e convinta mi tranquillizza. A volte è fondamentale credere nei sogni. Tuttavia comprendo che Vasili ha ragione quando dice che l'importante è rimanere insieme sino alla fine. Restare uniti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C'è un'auto rovesciata al centro della strada. Sarà ad un paio di centinaia di metri. Riesco a distinguere le ruote all'aria. Altre auto si sono fermate radunando gente intorno. Ci avviciniamo lentamente. La pioggia cade leggera. Vasili ha diminuito la velocità. Distinguo anche la polizia che tenta di prestare soccorso. I suoi lampeggianti accesi.&lt;br /&gt;"Che si fa Vasili?" chiedo all'amico nel sedile anteriore.&lt;br /&gt;"Niente. Passiamo. E' solamente un incidente".&lt;br /&gt;"Devo venire nel sedile davanti?".&lt;br /&gt;"Non importa. Resta dove sei. Non ci guarderanno neppure. Non vedi come sono impegnati?".&lt;br /&gt;Rimango immobile al mio posto. Sempre con Clara poggiata al mio fianco. Ci avviciniamo pianissimo ora, siamo a pochi metri. Vedo un'altra auto ficcata con il cofano dentro il fosso che costeggia la strada. E' pieno d'acqua, solamente il lato posteriore della macchina ne spunta fuori. Mi chiedo se là dentro ci siano ancora delle persone. Un agente ci osserva disinteressato. Per lo più tenta di tenere sotto controllo tutti quei curiosi intorno all'auto capottata. In quest'istante sento Clara al mio fianco svegliarsi. L'agente ci fa segno di proseguire, sgombrare il passaggio. Nell'attesa di un'ambulanza che mai giungerà in tempo. Clara ora ha gli occhi aperti ed osserva come noi l'auto ribaltata, le persone, la polizia, la luce blu dei lampeggianti che c'illumina ritmicamente. Tiene lo sguardo fisso fuori del finestrino. Poi ha un sobbalzo, lo stesso attimo in cui anch'io e Vasili notiamo un telo forse bianco ricoprire un corpo al di là della macchina.&lt;br /&gt;"E' un incidente" dice a bassa voce mentre la nostra auto ricomincia a correre via.&lt;br /&gt;"Si" rispondo "un incidente" ed ancora fisso quel telo sotto la pioggia. Aderente alle fattezze di un uomo immobile.&lt;br /&gt;"C'era un morto" afferma lei.&lt;br /&gt;"Già" dico con voce bassa mentre torno con lo sguardo all'interno dell'abitacolo.&lt;br /&gt;Vasili non apre bocca. Continua a guidare riprendendo velocità. Capisco che il trovarsi a faccia a faccia con la polizia l'abbia reso teso. O forse è stato guardare quel corpo sull'asfalto.&lt;br /&gt;"La polizia ci ha visti" afferma Clara al mio orecchio.&lt;br /&gt;"Sì. Ma non preoccuparti. Non ci ha neppure notati. Non ha fatto caso a noi, aveva il suo bel daffare.  E poi Vasili dimostra molti più anni di quelli che ha".&lt;br /&gt;"Sei sicuro che non ci seguiranno?".&lt;br /&gt;"Sicuro. Hanno altro cui pensare ora. Stai tranquilla" le dico per calmarla.&lt;br /&gt;"Ho avuto paura Mihai" sono le sue ultime parole.&lt;br /&gt;"Non ti preoccupare" gli rispondo sorridendole e fingendo una calma che non c'è. So che a questo punto nessuno di noi si deve agitare. La pioggia leggera è finita. Le gocce adesso sono grosse sul parabrezza. Tutt'intorno piove a dirotto. D'istinto mi viene da pensare alle facce di quelle persone appena lasciate dietro, nell'incidente. A tutte le facce delle persone incontrate sinora su questa strada, quei corpi bagnati sino all'osso e come noi in viaggio. Penso anche a Lavinia, mia sorella di sei anni, salutata in tutta fretta per non farle capire quel che succedeva. Per non farle comprendere che in ogni caso non avrebbe più rivisto suo fratello maggiore. Ricordo mia nonna, forte e decisa, sulla porta, osservarci partire. Noi tre. Con un'auto rubata ed i suoi risparmi in tasca, mentre la pioggia aveva inscurito d'umidità la facciata della casa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(continua...)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7186534298816042404-5461438261569091877?l=loudychronicles.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://loudychronicles.blogspot.com/feeds/5461438261569091877/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7186534298816042404&amp;postID=5461438261569091877' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7186534298816042404/posts/default/5461438261569091877'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7186534298816042404/posts/default/5461438261569091877'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://loudychronicles.blogspot.com/2009/09/la-fuga-parte-uno.html' title='La Fuga - Parte Uno'/><author><name>luCa</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07795419362248051782</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/Su7xGHyee3I/AAAAAAAAAPE/-H88T_Gbors/S220/11062009486.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/Sq4sP10lkRI/AAAAAAAAAO8/rcfVQnPjcLY/s72-c/Trabant.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7186534298816042404.post-6270139011976303709</id><published>2009-06-24T19:04:00.003+02:00</published><updated>2009-06-24T19:05:13.797+02:00</updated><title type='text'>Confine d'estate</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/SkJcsgOaagI/AAAAAAAAAO0/nU44NkxmXh0/s1600-h/staccionata.bmp"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 240px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/SkJcsgOaagI/AAAAAAAAAO0/nU44NkxmXh0/s320/staccionata.bmp" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5350941226903955970" /&gt;&lt;/a&gt;Carlo mi dice che è terribilmente stanco. Lo dice prendendo posto a tavola. Il suo posto solito, quello davanti alla tivù. Sono le otto in punto. Solitamente ceniamo a quest’ora, mia madre diceva sempre che le abitudini sono una buona cosa e quando si può bisogna rispettarle. Aiutano a mantenere un certo non so che di senso d’ordine e rigore. Stasera gli ho preparato uno dei suoi piatti preferiti e quando poco fa ha detto quelle parole, sull’essere terribilmente stanco, ho pensato che almeno si sarebbe sollevato nel trovare nel piatto stufato con manzo, piselli e uova. &lt;br /&gt;Ultimamente a Carlo non gli va granché al lavoro. Lui non me ne parla mai, ma certe cose riesco a capirle. &lt;br /&gt;“Oh brava. Lo stufato” dice Carlo con la forchetta in mano “Ci voleva proprio”.&lt;br /&gt;Mi sento contenta per queste parole. Cominciamo a mangiare e alla tivù scorrono i titoli del telegiornale. Arriva la notizia dell’ennesima strage in giro per il mondo. Qualcosa di terribile. Fortuna che qui non accadono incidenti del genere. Vivere qui mi fa sentire tranquilla.&lt;br /&gt;Mando giù il primo boccone di stufato e dico a Carlo “Pensi mai a quei posti?”.&lt;br /&gt;“Quali posti?” ribatte lui.&lt;br /&gt;Faccio cenno col capo rivolto allo schermo. &lt;br /&gt;“Brutta faccenda” risponde mentre con un pezzo di pane raccoglie del sugo dal piatto.&lt;br /&gt;“Io mi sento tranquilla qui. Non so se riuscirei a vivere allo stesso modo in quei luoghi. Ogni giorno succedono cose terribili”.&lt;br /&gt;“Capitano ovunque Angela” dice lui inghiottendo una forchettata di uova e piselli. &lt;br /&gt;“Non so se riuscirei a vivere col pensiero… oggi ci sono… ”.&lt;br /&gt;“Credi che quelle persone pensino a quel modo?” aggiunge Carlo.&lt;br /&gt;“Non so… dovrebbero”.&lt;br /&gt;“Questo stufato ti è proprio riuscito bene” mi dice facendo un gran sorriso.&lt;br /&gt;“Sono contenta ti piaccia. Se vuoi dopo ce n’è dell’altro. Ce n’è quanto ne vuoi “ dico riempiendogli il bicchiere di vino “Pensa che hai quasi rischiato di rimanere senza cena” aggiungo poi gettando un’occhiata  fuori dalla finestra.&lt;br /&gt;Carlo alza un momento gli occhi dal piatto “Mi lasciavi senza cena?”.&lt;br /&gt;“Ha rischiato di bruciare”.&lt;br /&gt;“Lo stufato?”.&lt;br /&gt;“Sì, era sul fuoco quando il signor Buzzi ha suonato il campanello” specifico finendo di bere un sorso d’acqua. “Io sono piena, non ne voglio più. Può mangiare tutto quel che rimane” aggiungo.&lt;br /&gt;“Che voleva Buzzi?” mi chiede Carlo.&lt;br /&gt;Afferro il tovagliolo sulla tavola e ne approfitto per pulirmi mani e bocca. Ho sempre la sensazione di avere il sugo agli angoli della bocca. Anche al ristorante mi pulisco in continuazione con i tovaglioli. Quando poi succede agli altri di sporcarsi senza accorgersene io non faccio che fissarli, di continuo.&lt;br /&gt;“Che voleva Buzzi?” torna a domandarmi Carlo finendo il primo piatto di stufato.&lt;br /&gt;“Niente. Una delle solite questioni”.&lt;br /&gt;“Tipo?”.&lt;br /&gt;“Lo sai com’è fatto. Deve sempre dire la sua”.&lt;br /&gt;“E’ per le macerie del vialetto? Gliel’ho detto che appena avremmo finito di sistemare il garage porterò via tutto”.&lt;br /&gt;Il giornalista alla tivù lancia un servizio sul congelamento degli stipendi negli ultimi sette anni. Scorrono immagini di donne al mercato che fanno la spesa alternati a uomini in tuta blu che escono di fabbrica. Guardo meglio per vedere se tra loro c’è Carlo.&lt;br /&gt;“E’ per i ciottoli davanti al Garage?” domanda nuovamente Carlo “Oppure è tornato a rompere perché la domenica mattina falcio il prato?”.&lt;br /&gt;“Il fico” gli rispondo mentre mi alzo e vado al lavello per sciacquare il mio piatto prima di metterlo in lavastoviglie.&lt;br /&gt;“Torna qui Angela” mi sento dire alle mie spalle “non sopporto che quando mangiamo ti alzi in continuazione. Sparecchiamo dopo. Quando abbiamo finito. Ora resta seduta” dice Carlo, poi mi fissa “Ancora la storia del fico?”.&lt;br /&gt;Riprendo il mio posto sulla sedia e mi verso un goccio di vino, bevo e rispondo “Buzzi dice che presto sarà tempi di frutti e che, se non abbiamo intenzione di raccogliere tutti i fichi, poi finisce che si ritroverà come l’anno scorso col prato pieno di frutta marcia”.&lt;br /&gt;“Ma se siamo appena a giugno, i fichi matureranno solamente tra due mesi”.&lt;br /&gt;“Lui dice che se non ci pensiamo ora, poi non lo facciamo più”.&lt;br /&gt;“Se non sono i fichi allora è il vialetto. Se non è il vialetto allora sono i botti di capodanno. Se non sono i botti di capodanno allora è il rumore della moto quando torno a casa la sera in estate”.&lt;br /&gt;Osservo Carlo che s’innervosisce. Ha smesso di mangiare. Nel suo piatto ancora pezzi di manzo e briciole di uovo sparsi nel sugo.&lt;br /&gt;“Lavoro tutto il giorno” continua lui “Lavoro faticosamente tutto il giorno e quando torno a casa c’è quello stronzo che quasi fa bruciare il tuo stufato per venir qui a rompere”.&lt;br /&gt;Dico a Carlo di lasciar perdere. Che non vale la pena di rovinarsi la cena per sciocchezze del genere. Glielo dico mentre alla tivù si vedono Carabinieri che prendono rilevazione sull’ennesimo incidente stradale. Un signore travolto da un autobus.&lt;br /&gt;“Non ho più fame” mi risponde poggiando la forchetta.&lt;br /&gt;“Su mangia ancora” insisto. Ma lui sembra non ascoltare. &lt;br /&gt;Guardiamo insieme la tivù per qualche minuto. Con il tovagliolo mi pulisco gli angoli della bocca. Poi lui mi dice “Dai sparecchiamo. Lo stufato avanzato me lo porto dietro domani al lavoro. Lo mangerò in mensa”.&lt;br /&gt;Cominciamo a ripulire la tavola e io riempio un contenitore con manzo, piselli e ripongo tutto nel frigorifero. Vorrei sentirmi dire da Carlo cos’è successo al lavoro e il perché al mattino si alza sempre sbuffando. Ma non me la sento. Quando vorrà me ne parlerà lui. Quando si sentirà pronto mi dirà tutto. Forse dovrebbe licenziarsi a cambiare lavoro. Ma questo non posso dirglielo, so quanto è difficile per un uomo di quarantadue anni trovare un nuovo posto fisso. Non può permettersi certi lussi. Non possiamo. La casa non è ancora stata pagata del tutto. Le bollette che arrivano ad ogni mese. Il mangiare. La benzina. Certi lussi proprio non possiamo permetterceli.&lt;br /&gt;Con l’orecchio ascolto in sottofondo la voce del giornalista alla tivù parlare del picco di caldo di questi giorni. Termometri impazziti e afa soffocante sono le parole che ricorrono più spesso nel servizio. Consigli pratici per difendersi nelle ore di punta e cosa sarebbe meglio mangiare con trentasette gradi sono gli argomenti cardine. Le riprese che scorrono nel video sono le stesse già proposte nel telegiornale del pomeriggio. Il giornalista come ogni sera cerca di mantenere lo stesso tono di voce per ogni servizio. Inflazione. Cronaca nera. Finanza. Non c’è differenza. Non deve esserci. Meno inflessioni possibili. Meno modulazione. Meno emozione. &lt;br /&gt;Quando finisco di riporre le cose da lavare nella lavastoviglie mi accorgo che Carlo non è più in cucina. Sento due botte sorde provenire dal garage e sento Carlo imprecare a voce alta.&lt;br /&gt;La lavastoviglie è quasi piena e domani sicuramente dovrò fare un lavaggio. Forse stanotte stessa. Controllo nel lavello se c’è altro da pulire. Prendo una spugna e comincio a passarla sulla superficie in acciaio del secchiaio. Abbasso il volume della tivù pensando ai prossimi minuti quando ce ne staremo di là  sul divano. Forse dovrei cominciare un libro. &lt;br /&gt;Un altro tonfo goffo proviene dal garage.&lt;br /&gt;Squilla il telefono. A quest’ora non può essere che mia madre. Chiama sempre la sera a quest’ora. Le buone abitudini vanno preservate quando possibile. Lei lo sa bene.&lt;br /&gt;Prendo il cordless e pigio il tasto verde quando fuori sento un rumore scoppiettante come di motore che si accende. Mia madre dice “Pronto Angela?” al telefono ed io prima di rispondere mi avvicino alla finestra. Vicino alla recinzione che ci divide dal prato di Buzzi vedo Carlo armeggiare con la motosega.&lt;br /&gt;“Pronto Angela?” ripete mia madre al ricevitore del telefono.&lt;br /&gt;Apro la finestra e guardo che combina Carlo.&lt;br /&gt;Lo sento urlare “Pezzo di merda! Rottinculo! Vicino di merda! Ecco vedi? Taglio i rami che ti sporcano il prato!”.&lt;br /&gt;Carlo affonda colpi di motosega sul nostro albero e taglia via i rami più bassi che oltrepassano il confine del giardino. &lt;br /&gt;“Figlio di una troia! Lo vedi che sto facendo? Ti accontento stronzo pezzo di merda! Ti accontento e adesso vediamo se la smetti di rompere!” urla Carlo sovrastando il rumore della motosega.&lt;br /&gt;Si accende la luce d’ingresso della casa di Buzzi e un attimo dopo si apre la porta. Buzzi indossa una maglietta bianca e sembra in ciabatte. Leggermente illuminato dalla luce del portico lo vedo guardare fisso Carlo.&lt;br /&gt;Carlo continua ad urlare e tagliare fin dove può arrivare senza scala.&lt;br /&gt;La voce di mia madre continua a chiamarmi ma io riattacco. No, non voglio parlare ora.&lt;br /&gt;Dalla finestra sento Buzzi gridare qualcosa a Carlo ma non capisco le sue parole. Lo sento gridare ancora, poi lo vedo incamminarsi in direzione della recinzione. In direzione dell’albero. Sotto la luce del portico vedo che in mano stringe qualcosa di piccolo. Stringe qualcosa e gli va incontro.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7186534298816042404-6270139011976303709?l=loudychronicles.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://loudychronicles.blogspot.com/feeds/6270139011976303709/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7186534298816042404&amp;postID=6270139011976303709' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7186534298816042404/posts/default/6270139011976303709'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7186534298816042404/posts/default/6270139011976303709'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://loudychronicles.blogspot.com/2009/06/confine-destate.html' title='Confine d&apos;estate'/><author><name>luCa</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07795419362248051782</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/Su7xGHyee3I/AAAAAAAAAPE/-H88T_Gbors/S220/11062009486.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/SkJcsgOaagI/AAAAAAAAAO0/nU44NkxmXh0/s72-c/staccionata.bmp' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7186534298816042404.post-2685854916519604072</id><published>2009-05-25T12:38:00.004+02:00</published><updated>2009-05-25T12:40:48.675+02:00</updated><title type='text'>Vendo Arance</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/Shp1USdcjjI/AAAAAAAAAOs/bDjV_SmVi9A/s1600-h/004.bmp"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 228px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/Shp1USdcjjI/AAAAAAAAAOs/bDjV_SmVi9A/s320/004.bmp" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5339709299614322226" /&gt;&lt;/a&gt;Sediamo su delle cassette di legno rovesciate, all’ombra di alberi giovani, trapiantati in mezzo metro di terra tra il cemento dei marciapiedi. L’atmosfera dovrebbe essere quella di un viale, ci sono due panchine malandate poco più in là, di negozi neppure l’ombra. C’è troppo sole sul finire di questo pomeriggio e un vento caldo e secco spazza l’asfalto su cui stiamo. Quasi nessuno di passaggio. Conto cinque ciclisti giù di forma vestiti di tutto punto scivolare lentamente in fondo alla strada, vedo alcune auto con l’aria condizionata accesa passarci davanti e poi vedo noi due, qui, seduti sulle cassette di legno e pronti a vendere la nostra roba. Sull’altro lato della strada, di fronte ai giovani alberi, hanno costruito una fila di palazzi dalle grandi vetrate e dai molti uffici ancora pieni d'impiegati. Tra poco, quando staccheranno dal lavoro e usciranno, faremo affari d'oro. Nel frattempo aspettiamo bevendoci dietro lattine di birra conservate in un frigo portatile. Il mio compare fuma una Camel e aspira lentamente, porta un paio di vecchi occhiali da sole tenuti insieme con lo scotch. Osservo le finestre dei palazzi di fronte, la troppa luce qua fuori fa sembrare ci sia un buio pesto all’interno. Senza vita. Penso alla gente là dentro, indaffarate a terminare di assassinare le loro otto ore giornaliere di prigionia. &lt;br /&gt;Il mio amico vende arance e io sono il suo socio, viviamo di questo. Senza ragione. Merce esposta su di un banco improvvisato. Eccoci arrivati, piazzati per benino con una Camel tra le labbra e una copia di Salinger in tasca. Stanchi ancor prima di allacciarci le scarpe. Sotto questo sole che fa crescer bene i nostri frutti. &lt;br /&gt;E giunge l'ora giusta, comincia ad uscire gente dai palazzi. Il mio amico getta la sigaretta. Posiamo le lattine di birra per terra. Ci puliamo al meglio le mani. Strano come, con questo caldo, la gente acquisti arance e non impazzisca la notte. Io solitamente leggo o mi addormento davanti la tivù. &lt;br /&gt;Escono tre ragazze eleganti, vestite di tutto punto con sandali aperti e piedi abbronzati. Si dirigono ridendo verso un’auto posteggiata. Sanno di essere belle e osservate. Nelle loro borsette si sentono squillare i telefonini. Loro stesse si muovono come telefonini squillanti. Parlano di correre al mare per l’ultimo sole, parlano di non volerselo perdere. Affondare i piedi nella sabbia fresca del tramonto. Fare l’aperitivo, questo è lo slogan che le muove. Inutile correre ragazze, penso guardandole, quel che dovevate acchiappare l’avete già perso da tempo. Sfuggito mentre eravate occupate là dentro, su quelle scrivanie, su quelle tastiere di Pc, ma illuse di avere ancora una possibilità. Già vinte nell’uscire ogni giorno da quella porta, ridendo e correndo, verso un nulla che ancora sperate d’acchiappare. &lt;br /&gt;La gente sciama via in fretta. Ognuno sale sulla sua auto e per prima cosa accende l’aria condizionata. Nessuno si gode più il caldo. Nessuno vuole sentirsi il sudore addosso. Vendiamo un sacchetto di arance ad una signora piena di rughe con orecchini immensi, ed un altro sacchetto ad un tizio con la cravatta senza giacca. Poca cosa, poteva andare meglio. Potevamo avere qualche soldo in più in tasca ma non importa. Le birre stanno ancora dentro al frigo portatile. Salinger non si sposta dalla tasca posteriore dei pantaloni. Gli occhiali possono sempre aggiustarsi con altro scotch. Questa sera, riposte le cassette, fumate le ultime sigarette, butteremo le arance andate a male. Le ragazze squillanti con i piedi abbronzati faranno lo stesso, getteranno sicuramente qualcosa. Giorno dopo giorno.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7186534298816042404-2685854916519604072?l=loudychronicles.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://loudychronicles.blogspot.com/feeds/2685854916519604072/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7186534298816042404&amp;postID=2685854916519604072' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7186534298816042404/posts/default/2685854916519604072'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7186534298816042404/posts/default/2685854916519604072'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://loudychronicles.blogspot.com/2009/05/vendo-arance.html' title='Vendo Arance'/><author><name>luCa</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07795419362248051782</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/Su7xGHyee3I/AAAAAAAAAPE/-H88T_Gbors/S220/11062009486.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/Shp1USdcjjI/AAAAAAAAAOs/bDjV_SmVi9A/s72-c/004.bmp' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7186534298816042404.post-4208901501020155258</id><published>2009-05-03T13:09:00.005+02:00</published><updated>2009-05-03T13:12:16.718+02:00</updated><title type='text'>RocknRolla</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/Sf17qqFmMNI/AAAAAAAAAM8/joybc6mL5zQ/s1600-h/rocknrolla.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 170px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/Sf17qqFmMNI/AAAAAAAAAM8/joybc6mL5zQ/s400/rocknrolla.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5331553506659021010" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Mr. Ritchie cambia vita (privata) e torna al suo vecchio amore cinematografico fatto di storie paradossali di malavita londinese e gangster dai modi grotteschi. Dopo le due pellicole flop girate nel periodo del matrimonio con Madonna, Guy Ritchie riscopre il genere che gli aveva portato fortuna (con Look and Stock del 1999 e The Snatch del 2000) catapultandolo a suo tempo nell’olimpo dei giovani registi inglesi. Questo nuovo lavoro, dal titolo Rocknrolla, sin dai titoli di testa non lascia spazio ai dubbi, la chiave di lettura è la medesima, dal montaggio compulsivo che alterna scene spietate a momenti comici, alla storia che nel suo complesso ruota intorno all’ambiente della criminalità londinese. Ritchie rispolvera così le tematiche e gli stili a lui cari conservando quell’immancabile occhio goliardico e cinico. Certo qualche atmosfera sa di già respirato tuttavia il film scorre piacevolmente proponendo un insieme di personaggi pericolosi quanto impacciati, che si affannano per portare a termine i loro progetti, sia si tratti di speculazione edilizia, sia di rapinare un trasferimenti di contante, sia di spacciare un quadro d’autore.&lt;br /&gt;Johnny Quid, One Two, Mumbles, Johnny il bello, Archie e gli altri protagonisti non deludono l’aspettativa, forti nelle caratterizzazioni e nei dialoghi. Lasciandoci così compiaciuti nell’aspettare l’annunciato secondo capitolo, di quello che sarà una trilogia, incentrato sui fatti della banda.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7186534298816042404-4208901501020155258?l=loudychronicles.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://loudychronicles.blogspot.com/feeds/4208901501020155258/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7186534298816042404&amp;postID=4208901501020155258' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7186534298816042404/posts/default/4208901501020155258'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7186534298816042404/posts/default/4208901501020155258'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://loudychronicles.blogspot.com/2009/05/rocknrolla.html' title='RocknRolla'/><author><name>luCa</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07795419362248051782</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/Su7xGHyee3I/AAAAAAAAAPE/-H88T_Gbors/S220/11062009486.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/Sf17qqFmMNI/AAAAAAAAAM8/joybc6mL5zQ/s72-c/rocknrolla.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7186534298816042404.post-9001590516181272179</id><published>2009-04-24T23:25:00.004+02:00</published><updated>2009-04-24T23:31:06.431+02:00</updated><title type='text'>Quando gli autolavaggi chiudono</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/SfIugQh9OGI/AAAAAAAAAM0/BtyriAHWA9g/s1600-h/piazza-Gramsci-2000+c+picc+02.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 253px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/SfIugQh9OGI/AAAAAAAAAM0/BtyriAHWA9g/s320/piazza-Gramsci-2000+c+picc+02.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5328372440860801122" /&gt;&lt;/a&gt;Camminare con in tasca tre biglietti per il concerto dei Radiohead. Dirigersi verso la propria auto parcheggiata da troppo tempo al sole e incontrare un porticato, una piazza, un palco fatto di tubi d’acciaio, assi di legno e sopra esso un tale che suona qualcosa. Non è un pezzo dei Radiohead e questa non è piazza Castello. Rallentare i passi sino a fermarli, dimenticare l’auto e osservare quel tizio seduto dietro una tastiera fare la propria musica. Un semplice tecnico del suono che prova l’impianto, ottimizza il sonoro in uscita dalle casse spia. Regola il mixer. &lt;br /&gt;Questa sera qui ci sarà un piccolo concerto, roba di poco conto, festa di paese con gente seduta ad ascoltare banale piano bar. Ma ora lassù accade qualcosa di diverso. Quell’uomo fa il suo lavoro e lo realizza in un modo tutto suo, eseguendo una canzone che non conosco, di certo scritta da lui. Non uno stralcio, il ritornello. Non poche note, ma tutto il pezzo. Accompagna alla musica la propria voce in quella melodia che forse non ha neppure un titolo. Intorno non si vede nessuno. Io e lui e un’intera piazza deserta a fargli da cassa acustica mentre gli autolavaggi in periferia, sotto una luce carica di arancio, insaponano le ultime auto prima di chiudere. Prima di far scendere la sera. Quando la pelle di daino sintetica asciuga le ultime gocce sulla carrozzeria. &lt;br /&gt;L’orologio segna le otto e quaranta, troppo presto per questa musica, troppo tardi per la cena. Dovrei sbrigarmi ma invece rimango e quasi mi spiace di essere il solo a godermi questo pezzo. Forse nelle finestre delle case qui intorno alcune note riescono ad entrare, famiglie a tavola probabile che odano il tecnico del suono darci dentro, ma sono certo non si tratti della stessa cosa. Non come essere qui adesso. Camminare con in tasca tre biglietti per il concerto dei Radiohead e scoprirne uno improvvisato sul momento. Incontrare un porticato, una piazza, un palco, un uomo, una tastiera e quella melodia mai sentita prima. Pezzo mai inciso, mai trasmesso, mai eseguito in pubblico. Spettatore fortunato quanto occasionale dell’intimità di quel tizio che ora si gusta il momento tanto atteso di suonare la sua canzone all’aria aperta. Per tutti. Anche se tutti non lo stanno a sentire.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7186534298816042404-9001590516181272179?l=loudychronicles.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://loudychronicles.blogspot.com/feeds/9001590516181272179/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7186534298816042404&amp;postID=9001590516181272179' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7186534298816042404/posts/default/9001590516181272179'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7186534298816042404/posts/default/9001590516181272179'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://loudychronicles.blogspot.com/2009/04/quando-gli-autolavaggi-chiudono.html' title='Quando gli autolavaggi chiudono'/><author><name>luCa</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07795419362248051782</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/Su7xGHyee3I/AAAAAAAAAPE/-H88T_Gbors/S220/11062009486.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/SfIugQh9OGI/AAAAAAAAAM0/BtyriAHWA9g/s72-c/piazza-Gramsci-2000+c+picc+02.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7186534298816042404.post-520784887673179094</id><published>2009-04-21T12:54:00.003+02:00</published><updated>2009-04-21T15:25:34.420+02:00</updated><title type='text'>Never Alone - Sacha Naspini</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/Se2mEeUs7kI/AAAAAAAAAMs/s0TFq08cKBw/s1600-h/primaneverweb.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 226px; height: 320px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/Se2mEeUs7kI/AAAAAAAAAMs/s0TFq08cKBw/s320/primaneverweb.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5327096530038746690" /&gt;&lt;/a&gt;Tre settimane fa ho incontrato Sacha Naspini alla presentazione del suo ultimo romanzo “Never Alone”, edito per la Voras Edizioni. Giubbotto di pelle nera, tranquillità espressiva, parlata da toscanaccio. Ho ascoltato l’intervista, le sue risposte e gli elogi che gli altri scrittori presenti in sala hanno fatto su questo suo ultimo lavoro. La curiosità cresceva in me. Volevo leggerlo. Mi sono alzato e diretto al banco dove vendevano le copie del romanzo per comprarne una. Me la sono messa sottobraccio e sono andato al bar a bermi due americani. &lt;br /&gt;Ieri sera ho terminato di leggere quel libro che se n’era stato buono sottobraccio mentre mi sbronzavo di bitter Campari, Vermouth rosso e selz, mescolati in parti uguali e ora non posso far altro che unirmi al coro unanime di commenti positivi che accompagnano quest’opera. &lt;br /&gt;Never Alone lo si legge tutto d’un fiato, pagina dopo pagina lo si scopre in tutta la sua potenza narrativa e fragilità dei personaggi. Due ragazzi, Art e Ruben, che vivono in chiave differente l’amicizia, tuttavia avvertendola come una presenza viscerale della loro vita. L’uno e l’altro si completano. Un affetto combattuto cui non possono fare a meno. Come non possono più fare a meno della pistola che diventa loro compagna sin dall’inizio del libro. Presenza ingombrante che muta il loro interagire col mondo e di conseguenza anche il loro rapporto. Incalzante e veloce Never Alone ci porta dritto dentro l’anima dei suoi protagonisti, nel mondo duro degli adolescenti. Scritto sviluppando entrambi i punti di vista dei personaggi, il libro mostra i pensieri dell’uno e dell’altro ragazzo, presentando così un quadro completo dell’insieme. Rivelando come il mondo possa apparire differente sulla base di chi lo osserva, come a volte le nostre azioni siano interpretate diversamente da chi ci sta accanto. Sottolineando inoltre come ci si possa sentire protetti con un amico vicino su cui contare, oppure potenti con una pistola-compagna nascosta sotto la giacca, in ogni caso disorientati e impreparati per quel che potrebbe succedere all’improvviso, come perdere il controllo della situazione e ritrovarsi davanti ad eventi imprevisti, non calcolati e sorprendersi impauriti, incoscienti e coraggiosi al tempo stesso.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7186534298816042404-520784887673179094?l=loudychronicles.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://loudychronicles.blogspot.com/feeds/520784887673179094/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7186534298816042404&amp;postID=520784887673179094' title='7 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7186534298816042404/posts/default/520784887673179094'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7186534298816042404/posts/default/520784887673179094'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://loudychronicles.blogspot.com/2009/04/tre-settimane-fa-ho-incontrato-sacha.html' title='Never Alone - Sacha Naspini'/><author><name>luCa</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07795419362248051782</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/Su7xGHyee3I/AAAAAAAAAPE/-H88T_Gbors/S220/11062009486.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/Se2mEeUs7kI/AAAAAAAAAMs/s0TFq08cKBw/s72-c/primaneverweb.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>7</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7186534298816042404.post-4120862281663635854</id><published>2009-04-12T12:05:00.005+02:00</published><updated>2009-04-12T12:08:03.458+02:00</updated><title type='text'>Fiction</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/SeG9Mpui6fI/AAAAAAAAAMk/6JNsj_ILIp0/s1600-h/satriales2.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 227px; height: 320px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/SeG9Mpui6fI/AAAAAAAAAMk/6JNsj_ILIp0/s320/satriales2.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5323744259585796594" /&gt;&lt;/a&gt;Me ne sto seduto appena fuori dal locale, davanti a me un tavolinetto rotondo talmente piccolo che potresti riempirlo posandoci sopra due sandwich. E’ una discreta giornata di sole, qualche nuvola, ma fondamentalmente sole. Paulie , anche lui sbracato accanto a me su di una sedia pieghevole, cerca di abbronzarsi un po’ posandosi sotto il mento quegli affari di carta luccicante che credevo avessero ritirato dal commercio. Tony poco più in là chiacchiera con l’agente Harris del campionato dei Mets, un certo Williams pare sia un vero fenomeno. Chris e Hesh se ne stanno ad un altro tavolinetto, prima giocavano a carte, ora hanno posato il mazzo. Chris cammina ancora con il busto tutto rigido, non riesce quasi a piegarlo. Gli fanno  male le ferite dei proiettili che si è beccato nella sparatoria di due settimane fa. Ci vorrà un po’ per rivederlo in forma. Silvio e Furio sono andati giù all’incrocio dove, alcuni minuti fa, due auto si sono scontrate. Sono andati a controllare la situazione, supervisionare, e a dire al tipo che guidava l’auto sportiva che nella nostra zona non si corre, queste sono le regole. Non vogliamo casini di alcun tipo intorno al nostro locale, il Satriale’s. Quando Pussy abbandona la soglia della porta per tornare all’interno, è allora che sento quella canzone. Probabile che venga dallo stereo all’interno ma pare quasi una colonna sonora. Qualcosa che aleggia intorno e copre le nostre parole. Mi accorgo di conoscere quel pezzo e non capisco dove l’abbia sentito prima. Riconosco la voce di Johnny Thunders arrivare direttamente dal passato. “You can’t put your arms around a memory” mi giunge alle orecchie con un balzo dal 1984 ad oggi. Continuo a chiedermi come faccia a ricordarmi queste cose tuttavia non riuscire ad inquadrare appieno la canzone. Un particolare non mi torna e mi ci arrovello su. Silvio e Furio tornano dopo aver strigliato il tizio con l’auto sportiva e raccontano la dinamica dell’incidente a Chris e Hesh. Poi tutti e quattro rientrano nel locale lasciando me e Paulie seduti qui fuori. Tony e l’agente Harris parlano ancora dei Mets. E in quell’istante ricordo dove avevo già sentito la canzone. Tutto chiaro. Una sera guardavo la tivù e, sulle ultime battute di un telefilm, ricordo di aver visto un tizio che se ne stava seduto  appena fuori da un locale, davanti a lui un tavolinetto rotondo talmente piccolo che potresti riempirlo posandoci sopra due sandwich. Accanto al tizio ce n’era un altro chiamato Paulie che cercava di abbronzarsi un po’ posandosi sotto il mento quegli affari di carta luccicante che si credeva avessero ritirato dal commercio. Tony poco più in là chiacchierava con l’agente Harris del campionato dei Mets. Chris e Hesh se ne stavano seduti ad un altro tavolinetto. Silvio e Furio erano scesi giù all’incrocio dove poco prima due auto si erano scontrate. Poi c’era Pussy, mole enorme, poggiato allo stipite della porta d’ingresso del locale e poco oltre, all’interno, si sentiva quella canzone. Probabile venisse dallo stereo ma pareva quasi una colonna sonora. &lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/SeG9JOKm4mI/AAAAAAAAAMc/t2egO_70a58/s1600-h/kearny_pork_store_3_(WinCE).JPG"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 150px; height: 200px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/SeG9JOKm4mI/AAAAAAAAAMc/t2egO_70a58/s320/kearny_pork_store_3_(WinCE).JPG" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5323744200647696994" /&gt;&lt;/a&gt;Quel tizio seduto fuori accanto al tavolinetto nell’udire le prime note si girava di scatto, come colpito dalla musica che si propagava intorno. Faceva una faccia come a chiedersi il titolo di quel pezzo e chi lo cantasse. Non diceva nulla ma si vedeva che stava scavando nella memoria. Poi Silvio e Furio, di ritorno dall’incrocio, entravano nel locale insieme a Chris e Hesh. E solo allora al tizio seduto fuori scappava un sorriso. Come si fosse ricordato quando e dove aveva sentito quella canzone. Ora teneva un viso rilassato. Aveva capito. Ripensava a giorni indietro quando una sera a casa sua, mentre guardava la tivù, sulle ultime battute di un telefilm aveva visto questo tizio che …&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7186534298816042404-4120862281663635854?l=loudychronicles.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://loudychronicles.blogspot.com/feeds/4120862281663635854/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7186534298816042404&amp;postID=4120862281663635854' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7186534298816042404/posts/default/4120862281663635854'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7186534298816042404/posts/default/4120862281663635854'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://loudychronicles.blogspot.com/2009/04/fiction.html' title='Fiction'/><author><name>luCa</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07795419362248051782</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/Su7xGHyee3I/AAAAAAAAAPE/-H88T_Gbors/S220/11062009486.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/SeG9Mpui6fI/AAAAAAAAAMk/6JNsj_ILIp0/s72-c/satriales2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7186534298816042404.post-5704577915712188327</id><published>2009-04-06T22:03:00.011+02:00</published><updated>2009-04-06T22:19:38.027+02:00</updated><title type='text'>Profondità di campo</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/SdphS9eoa1I/AAAAAAAAAMU/U5Y4pEpL5y8/s1600-h/DSC_0012+b.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 214px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/SdphS9eoa1I/AAAAAAAAAMU/U5Y4pEpL5y8/s320/DSC_0012+b.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5321672888060242770" /&gt;&lt;/a&gt;La nebbia e il sole a volte coesistono. Nebbia e sole a volte coabitano a pochi metri di distanza ed il bello è proprio ritrovarcisi nel mezzo, senza niente da fare se non godersi la linea di demarcazione che separa il conosciuto dal celato. Una linea mai stabile, mai netta, ma scandita da un ritmo ondulatorio sul quale gli elementi giocano a rubarsi metri di terreno. Confine sottile dove persone, oggetti, cani e gabbiani passano al di qua e al di là del mondo visibile. Un mondo ora davanti ai tuoi occhi, ora velato dietro un muro vaporoso. &lt;br /&gt;Seduto su di una sdraio di tela bianca, nel portico di un capanno con la rete da pesca calata in acqua mi diverto nel seguire coloro che oltrepassano quel confine. Persone a passeggio sulla spiaggia che spariscono, in pochi istanti, avvolti da una nebbia a stretto contatto con i raggi del sole. Bevo un sorso di bianco frizzante, prendo la macchina fotografica e cerco di cogliere quell’attimo. Cosciente che tale spettacolo non può essere reso al meglio in uno scatto. Tuttavia deciso nel far partire l’otturatore e sperare che il diaframma regali abbastanza senso di profondità all’immagine. Questo è risultato. Una ragazza raccoglie conchiglie. Una coppia, troppo ben vestita, indecisa se scendere dalla palizzata per proseguire a piedi tra la sabbia. &lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/SdphHqcyy7I/AAAAAAAAAMM/aeD5MzHlrzU/s1600-h/DSC_0016+bb.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 210px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/SdphHqcyy7I/AAAAAAAAAMM/aeD5MzHlrzU/s320/DSC_0016+bb.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5321672693973699506" /&gt;&lt;/a&gt;Pescatori al rientro dal largo. Il faro e la sua sirena da nebbia. Gli scogli. Cani lasciati liberi. Bambini nei passeggini. Particolari istanti di una domenica abbandonata su quella sdraio, col bianchetto frizzante che scorre in gola, a cavallo di un gioco tra nebbia e sole … metri conquistati … metri perduti, dipende per chi si tifa. Guardando sparire e ricomparire figure di persone lontane, contorni di oggetti, la scia della corrente. Sapendo che anch’io agli occhi del mondo me ne vado e ritorno sulla linea mutevole dell’orizzonte.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/Sdpgu1oJq4I/AAAAAAAAAME/fbDXH_J3E_Q/s1600-h/CSC_0063+b.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 214px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/Sdpgu1oJq4I/AAAAAAAAAME/fbDXH_J3E_Q/s320/CSC_0063+b.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5321672267477396354" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/SdpghcECsRI/AAAAAAAAAL8/fSg2euYUyn4/s1600-h/DSC_0014+b.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 214px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/SdpghcECsRI/AAAAAAAAAL8/fSg2euYUyn4/s320/DSC_0014+b.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5321672037276758290" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7186534298816042404-5704577915712188327?l=loudychronicles.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://loudychronicles.blogspot.com/feeds/5704577915712188327/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7186534298816042404&amp;postID=5704577915712188327' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7186534298816042404/posts/default/5704577915712188327'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7186534298816042404/posts/default/5704577915712188327'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://loudychronicles.blogspot.com/2009/04/profondita-di-campo.html' title='Profondità di campo'/><author><name>luCa</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07795419362248051782</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/Su7xGHyee3I/AAAAAAAAAPE/-H88T_Gbors/S220/11062009486.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/SdphS9eoa1I/AAAAAAAAAMU/U5Y4pEpL5y8/s72-c/DSC_0012+b.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7186534298816042404.post-4243780450002348471</id><published>2009-04-01T23:30:00.002+02:00</published><updated>2009-04-01T23:34:34.648+02:00</updated><title type='text'>Non possono fare altrimenti - Parte 4 e ultima - (racconto a episodi)</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/SdPdB-BzDSI/AAAAAAAAAL0/DcdTcgyRqXU/s1600-h/000+Quattro.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 93px; height: 145px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/SdPdB-BzDSI/AAAAAAAAAL0/DcdTcgyRqXU/s320/000+Quattro.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5319838610754833698" /&gt;&lt;/a&gt;26 Aprile 1989 &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le luci erano intense, Ottavio non era abituato a sedere davanti a centinaia di persone. Cercava di apparire composto ma non troppo. Odiava essere giudicato come un secchione. I secchioni siedono sempre composti e impeccabili in prima fila. Lui li odiava profondamente. Li detestava. Ottavio non era come loro. Il semplice fatto che a scuola avesse bei voti non significava niente. I secchioni sono servili, non litigano con i professori, non protestano. Dicono sempre sì, rimanendo vigili sull’attenti. Ottavio non si sentiva come loro. Per nulla. Ma forse nessun secchione si sente secchione dentro sé. Tuttavia di certo i secchioni non si guadagnavano nell’ultimo quadrimestre la fila di note sul registro di classe che aveva conquistato lui. Quasi fossero trofei. Discussioni avute con gli insegnanti. Discussioni spesso sfociate in veri dibattiti ad alta voce. Divergenze di vedute in cui immancabilmente veniva ammutolito dalla nota sul registro. Non era mai stato capito. Il suo agire non era stato capito. Faticavano a comprenderlo. Per questo motivo aveva scritto un libro. Il tizio comico, quel Necchi, sedeva in fondo alla fila sulla destra. All’ultimo posto. Ancora non gli era stata rivolta parola. Ottavio pensava dovesse fare un numero di cabaret alla fine della puntata. Per il momento se ne stava buono in silenzio ascoltando discussioni altrui.  &lt;br /&gt;“E’ davvero una gran chance per te andare al Eggià Venerdì” gli aveva detto suo padre subito dopo la telefonata dalla redazione di Canale 5. Stavano entrambi sul balcone della cucina. Avevano appena cenato ed il cielo diventava sera. Un pipistrello volava già nell’aria a qualche metro dalle loro teste.  “Potrai fare pubblicità al tuo libro” riprese a parlare suo padre “te la senti? Non so come funzionano queste cose, ma vedrai che non dev'essere complicato”.&lt;br /&gt;La tematica della serata era Manie e fissazioni degli ultimi anni. A Ottavio gli era stato riferito di non parlare, non doveva intervenire sull’argomento della serata tranne se non fosse stato interpellato direttamente dal presentatore. Per il momento si limitava ad ascoltare. Secondo la scaletta tra non più di venti minuti sarebbe giunto il momento dell’intervista. &lt;br /&gt;“Una cosa breve” l’aveva rassicurato Loredana “come una spot televisivo. Ti piacciono gli spot in tivù?" gli aveva chiesto poco prima in quel camerino stringendo in mano qualche foglio di appunti "Io li adoro, per me sono piccole opere d’arte confezionate con gran cura. Ovvio non tutte, ma alcune le trovo praticamente deliziose”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Mio padre m’insegnò a giocare a Dama. Accadde due anni fa, per le festività natalizie, mentre ero malato. Non sapevo che fare e allora per non farmi annoiare m’insegnò il gioco della Dama. La sera dopo cena facevamo sempre una partita. Mi ricordo che fuori era molto freddo ed anche in casa indossavamo maglioni pesanti. Per tutte le feste non facemmo che partite una dopo l’altra. Ovviamente perdevo, mio padre era bravissimo, ma io imparavo subito. Ho tentato pure d’insegnarlo a mio fratello ma non m’è riuscito. Non mi ascoltava, si stufava subito e se ne andava, oppure usava i pezzi per inventarsi chissà quale gioco suo personale. La mamma non ne ha neppure voluto saperne d’imparare. Le regole erano semplicissime ma lei pareva avere un blocco. Così non ho avuto più nessuno con cui confrontarmi e senza avversari, la Dama, non è divertente. Ora i pezzi sono finiti chiusi in una scatola da scarpe dentro l’armadio.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;26 Aprile 1989&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Dunque lei crede che le manie possano essere curate così come si cura un raffreddore”.&lt;br /&gt;“Beh, non proprio in quel modo, diciamo che si può curare come si curerebbe l’insonnia” rispose il medico rivolto in direzione della telecamera.&lt;br /&gt;“Lei soffre d’insonnia?” domandò il presentatore rivolgendosi ad un uomo piccoletto tutt’ossa che sedeva accanto a Ottavio. &lt;br /&gt;“No. Niente insonnia”.&lt;br /&gt;“Però ha delle fisse, delle manie” ribatté Ribisi buttando un’occhiata all’orologio che indicava il prossimo passaggio di pubblicità. &lt;br /&gt;“Certo”. &lt;br /&gt;“Bene, dovete sapere che quest’uomo ha una vera e propria collezione di manie. Giusto?”. &lt;br /&gt;“Non una collezione. Una smania esagerata per quanto riguarda i grandi magazzini”.&lt;br /&gt;“Ma nei magazzini si può trovare un sacco di merce. Quindi le sue manie sono molteplici. Quali sono gli oggetti su cui si accanisce maggiormente?” proseguì l'intervistatore cogliendo segni di Cascella dietro le quinte. Era in anticipo sulla scaletta, doveva prendere tempo. Far parlare molto il caso umano. &lt;br /&gt;“In questo periodo le saponette”.&lt;br /&gt;“Le saponette?” chiese conferma regalando al pubblico uno sguardo accigliato che dava il via a sghignazzi e risate.&lt;br /&gt;“Le saponette. Come no. Volete che vi racconto?”.&lt;br /&gt;“Vada avanti”.&lt;br /&gt;“Dunque, si tratta di una decisione che ho preso una settimana fa. Mi trovavo al centro commerciale, come mio solito. Ci vado quasi tutti i giorni. Ero nel reparto igiene intima, davanti una montagna di saponette ordinate sugli scaffali, ed esattamente il quell’istante ho deciso di non acquistare mai più saponette”.&lt;br /&gt;“Lei non compra più saponette? E come si lava?”.&lt;br /&gt;“Con altri prodotti. Ribisi, ci sono un’infinità di prodotti che posso sostituire le saponette, senza per questo essere spregevoli come loro”.&lt;br /&gt;“Come loro? Intende le saponette? Perché spregevoli? Per favore si spieghi meglio".&lt;br /&gt;“Le odio. Tutto qui. Semplicemente le detesto. Idratanti, anallergiche, profumate, delicate. Tutte le odio” dal pubblico giunsero vere e proprie risate. "Mi piacerebbe radere a suolo tutti gli scaffali di saponette. E' un istinto fortissimo, mi creda". &lt;br /&gt;"Ma non l'ha ma fatto mi auguro" disse sornione il presentatore forte dell'appoggio del pubblico.&lt;br /&gt;"No. No. Non l'ho mai fatto".&lt;br /&gt;Ottavio avrebbe desiderato annotarsi quelle frasi sul taccuino ma l’aveva lasciato in camerino. Era severamente proibito assentarsi per andare in camerino. Cascella dietro il sipario avvertì dei cinque secondi prima della pubblicità. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Al mattino, io e mio fratello, sei giorni su sette siamo a scuola. Non è che ne andiamo entrambi pazzi, ma qualcosa bisogna pur fare. Studiare non ne abbiamo molta voglia ma per il momento procediamo senza intoppi. Al pomeriggio, invece, tre giorni la settimana, rimango solo in casa. Mio fratello va dal logopedista. Dicono che si esprime male. Io lo capisco benissimo ma la maggior parte delle persone fatica a comprendere sino in fondo ciò che dice. Secondo me non è che pronuncia male le parole, dipende dal fatto che tende a perdere il filo del discorso, si guarda in giro e comincia a fare qualcos'altro, bisogna essere allentati per sapere ciò che pensa. In quei pomeriggi, tuttavia, non mi capita di soffrire di solitudine. Non è mai stato un problema per me stare da solo. Per lo più sto in camera nostra. Certe volte guardo la tivù, metto su un film e mi bevo una coca. Altre cerco di studiare un po’, anche se la cosa mi annoia subito. Altre ancora ascolto i messaggi nella segreteria telefonica. Mio fratello va pazzo per la segreteria. Gli piacciono le voci delle persone che ci trova alla sera registrate.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;15 Giugno 1988&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quell'anno, in quel primo pomeriggio di vacanze che partì al suono inconfondibile della campanella, tutti i ragazzi avevano organizzato una festa a casa di Giustini. La festa d’inizio estate. C’era andata tutta la classe. Anche Mellini, che non aveva mai parlato con nessuno durante l’anno scolastico e gli occorreva l’insegnante di sostegno per seguire le lezioni. Anche lui quel pomeriggio si trovava nel giardino di Giustini sotto gli alberi, a fissare una cicala. Ottavio arrivò in ritardo, puzzava ancora di sigaretta come d’altronde Perrotti. Rosalba stava bevendo da un bicchiere di carta bianco accanto il tavolo del rinfresco. Lo stereo, portato sul prato tramite prolunga, suonava Spandau Ballet. Ottavio dietro gli occhiali da sole di sentiva strano. Perrotti aveva negato in modo più assoluto la sua partecipazione alla festa. Rimase immobile sulla bici accanto al cancello d’ingresso. C’era una libertà soppressa in quei due arrivati da pochi minuti. Un’aria da vacanza che suonava male come i pezzi dei Pet shop boys. Ottavio era stato incaricato dall’amico di chiamare Rosalba. Doveva parlargli. “Che fa? Non viene qui?” disse Rosalba poggiando sul tavolo il bicchiere e fissando Perrotti in sella alla bici accanto al cancello. Dalle amiche partirono risate e commenti all’orecchio. Stavano tutte stravaccate sulle sdraio.&lt;br /&gt;“Ha detto che deve parlarti”.&lt;br /&gt;“Allora che venga qui”.&lt;br /&gt;“Non entra. Vai là tu”.&lt;br /&gt;“Adesso non ne ho voglia” disse rovesciando altra coca nel bicchiere di carta.&lt;br /&gt;Ottavio si girò in direzione dell’amico poggiato al cancello. Perrotti fece cenno con la testa che non si sarebbe mosso, allora disse “Se non vuoi parlargli qui alla festa, ha detto che ti aspetta dentro il letto del fiume in secca”.&lt;br /&gt; “Che aspetti quanto vuole, quello stronzo, io non ci vado” fu la risposta mentre da lontano non smisero mai di fissarsi. Rosalba era una ragazza forte, con il difetto della testardaggine. Avevano litigato quella mattina stessa all’ingresso della scuola. Ottavio era arrivato in ritardo e non aveva seguito il litigio e neppure sapeva la motivazione. Le ragazze sullo sdraio invece parevano conoscere ogni dettaglio e seguivano con lo sguardo bevendo di tanto in tanto Sprite.  &lt;br /&gt;“Ok. Come vuoi” furono le parole di Ottavio prima di avviarsi in direzione delle patatine.&lt;br /&gt;“Tu che fai ti fermi qui?”.&lt;br /&gt;“Pensavo di sì. Cos’è questo? Sembra buono”.&lt;br /&gt;“Crostini con le acciughe”.&lt;br /&gt;“Odio le acciughe” disse riponendo il crostino tra gli altri nel vassoio “andiamo a vedere quali cassette si possono mettere su?”.&lt;br /&gt;“Che fa adesso? Va via?”.&lt;br /&gt;“Te l’ho detto. Va al fiume” rispose dando le spalle all’amica. Si sentiva meglio, Perrotti quel giorno era stato insopportabile. Uno scassa palle senza ragione d’esserlo.&lt;br /&gt;“Io vado a vedere se hanno le Bangles” disse Ottavio posando lo zaino a terra sicuro di non schiacciare le sigarette nella taschino anteriore. Rosalba si stava allontanando dal giardino. Andava in direzione delle bici poggiate al muro di cinta. Rosalba stava lasciando la festa. Ottavio la guardò dal tavolo delle bibite. Avrebbe voluto chiederle qualcosa. Una qualsiasi cosa che potesse suonare come spiegazione al suo agire. Perché ubbidiva a Perrotti? Le Bangles non erano nella pila di cassette a fianco dello stereo. Neppure i Duran. Cazzo. Rosalba pedalò lasciando la festa ai suo compagni. Lasciandosi dietro Ottavio. &lt;br /&gt;“Non ho potuto fare altrimenti” gli avrebbe detto al rientro a scuola tre mesi dopo. Ma quella frase non significò mai nulla per lui. Come non significò nulla il resto di quel pomeriggio, il resto di quella festa. Ottavio sedeva su una sdraio. Le ragazze ballavano tra loro. Stranamente terminò prima la Fanta della Coca. Il gioco della bottiglia fu bocciato a pieni voti. Mellini fu riaccompagnato a casa dalla madre, non salutò nessuno. Gli Spandau non smisero mai di girare sul mangianastri. Rosalba e Perrotti non si videro in circolazione neppure il giorno seguente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;26 Aprile 1989&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Le è mai capitato di terminare tutti i soldi con cui era uscito per fare spesa?".&lt;br /&gt;"Più di una volta, certo, mi faccio prendere dalle cose. E' più forte di me, ad esempio un giorno ho comprato ventisette tipologie diverse di formaggi. Ero caduto in una specie di adorazione del latticino".&lt;br /&gt;"Adorazione?".&lt;br /&gt;"Sicuro, stavo davanti al bancone formaggi del Mega Planet…".&lt;br /&gt;"Ah, non faccia pubblicità".&lt;br /&gt;"Oh scusi, in ogni modo stavo in questo supermercato e senza comprendere appieno il mio agire comprai formaggi uno dietro l'altro. Ricordo che la commessa diceva - altro? - e io acquistavo del pecorino. Poi ripeteva - altro? - allora io proseguivo con i formaggi svizzeri. E così via sino a collezionarne ventisette".&lt;br /&gt;"Posso chiederle il perché. A noi riesce difficile capirla".&lt;br /&gt;"Per l’odore. Quell'odore così aromatico, unico. E quella grazia che solamente i formaggi possiedono, devono essere state queste le motivazione della mia adorazione. Tornato a casa li avevo riposti tutti nel frigorifero. Tutti impacchettati. Non volevo aprirli. A dire il vero non ricordo neppure se li ho mangiati. Per via della forma, capisce? Mi piaceva guardarli. I formaggi possiedono una eleganza così ben distribuita su tutta la loro superficie, avevo acquistato solamente spicchi, ma tuttavia anche gli spicchi conservavano quella grazia delle forme intere. Sarò stato davanti al frigorifero parecchio tempo. Con lo sportello aperto. Ah che spettacolo mi son goduto…che pace". &lt;br /&gt;Il pubblico si stava divertendo. Si stava contorcendo dalle risate e questo era lo scopo principale dei casi umani. Divertire o commuovere. Ridere o piangere. Altrimenti potevano tornarsene da dove erano venuti. Di casi umani noiosi quel presentatore ne aveva incontrati parecchi. Fortunatamente oramai li sapeva riconoscere a fiuto e raramente ne erano capitati in trasmissione. Erano selezionati con cura, doveva essere adatti al grande pubblico. In fondo questa era la televisione. O si seguono le regole o si affonda senza salvagente.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Mio fratello ogni mercoledì sera segue lo sceneggiato in televisione. Lui e la mamma si piazzano in salotto e non si muovono sino a puntata conclusa. Io ne approfitto per starmene un po’ da solo in camera e ascoltare qualche disco. La sera del 9 dicembre, lo sceneggiato non andò in onda. Mio fratello non ci fu modo di smuoverlo. S’era avvinghiato al divano e la mamma non riuscì a rimuoverlo sino alle undici di sera, quando finalmente capì che ormai erano perse ogni speranze. Quella notte a letto non dormì per la rabbia. Lo sceneggiato non andò in onda per via del notiziario in edizione speciale. Quella sera ci fu una rivolta a Gaza, in Israele, era nata l'Intifada.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;26 Aprile 1989&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’era un libricino stretto tra le mani del presentatore. Il libro era ora inquadrato della telecamera. Ottavio sentiva i palmi delle mani sudati. Cominciarono a parlare di lui. Ottavio avvertì come un senso di agitazione alle gambe. Pensò di alzarsi ed andare via. Rimase immobile in ogni muscolo. &lt;br /&gt;“Sono rimasto molto colpito da questo libro” disse Ribisi rivolto al pubblico “e mi sento di consigliarvelo. Soprattutto se si pensa che l’autore ha solamente dodici anni” e arcuò le sopracciglia in direzione della prima fila e poi rivolto al ragazzo “posso anticipare qualcosa?” domandò poi guardandolo dritto negli occhi, con quegli occhiali sulla punta del naso.&lt;br /&gt;Ottavio fece segno di sì con la testa, come d’accordo con Loredana. &lt;br /&gt;“Presenta la vita” riprese a parlare il presentatore “di un ragazzo paralizzato su sedia a rotelle, di suo fratello affetto dalla sindrome di Down e della madre che li accudisce. E’ una storia molto bella a mio avviso. E c’è una cosa che mi ha colpito maggiormente" continuò a fissarlo "come mai, trattando di personaggi così, diciamo, sfortunati nella vita, nel tuo libro è possibile respirare tanta positività?”.&lt;br /&gt;Ottavio fissò una signora in prima fila, una vecchia raggrinzita, aveva occhiali spessissimi con la catenella che finiva dietro il collo. Sembrava non capire una parola di quel che accadeva sul palco. Calzava scarpe con tacchi a spillo e aveva gambe secche secche. “Non possono fare altrimenti” rispose Ottavio alla domanda "come comprare un tubetto di dentifricio, non puoi farne altrimenti". D’improvviso alla donna le cadde la borsetta per terra e con molta difficoltà si chinò per raccoglierla. Teneva sempre la mandibola semiaperta. Sembrava una mummia.&lt;br /&gt;“Ma l’idea di raccontare storie di personaggi disabili da dove ti è nata?”.&lt;br /&gt;Una ragazza, tre seggiole più a sinistra della mummia, aveva due tette incredibili. Sembrava volessero uscirle dalla scollatura. Mamma che tette. Rosalba se le sognava due tette così, non le aveva e mai le avrebbe avute. Rosalba era stata la solita stronza di sempre. Come era potuto accadere che lui potesse prendersi una cotta per lei? “Anch’io sono un disabile" disse fissando la ragazza in prima fila, il pubblico bisbigliò e Ottavio riprese "cioè, anch’io a volte sono guardato come la gente guarda loro. Gli stessi occhi che gli sono buttati addosso ogni volta che salgono sul treno o in autobus. A me capita a scuola. E’ stato facile identificarsi”. Una come Rosalba, come aveva fatto? Una che fila con quel ritardato di Perrotti, il re degli autoscontri, che viaggia sempre seduto sul bordo della vettura con una mano sul volante e l’altro braccio aggrappato all’asta dietro. Che idiota. Ottavio era felice che l’avessero bocciato alla fine della prima media. Primo anno di scuola e subito bocciato. Quest'anno era già una classe indietro. Che ridere.&lt;br /&gt;“Ma, se non sbaglio, il tuo protagonista non ha un padre, giusto? In questo non hai potuto identificarti. C’è il padre di questo ragazzo tra il pubblico?” chiese Ribisi guardando gli spettatori "Per cortesia può alzarsi?".&lt;br /&gt;Cazzo che voglia aveva di una sigaretta. E pensare che molto probabilmente quella mummia rinsecchita teneva delle Pall Mall nascoste nella borsetta. Suo padre di era alzato dal posto. Perché? Stava ritto e sorridente. Perché? Rispondeva alle domande del presentatore. Suo padre parlava con Ribisi. Ottavio non sentiva più le voci di nessuno. Ecco perché non capiva quel che succedeva. Aveva scordato le risposte accordate in camerino con Loredana. Aveva parlato senza pensare alla scaletta, aveva dato risposte sue, personali. Cascella dietro le quinte si sbracciava cercando di attirare la sua attenzione. Ottavio guardò Necchi il comico seduto in fondo e gli sorrise. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;La segreteria è sempre in funzione. Qualsiasi persona, se trova il numero su qualche giornale, può chiamare quando vuole, anche di notte, tanto teniamo il volume a zero. E’ pressappoco una scatola nera di plastica e si trova proprio fra i nostri due letti sempre con la lucina verde accesa. E’ stata la solita idea strampalata di nostro padre quella di regalarci una segreteria telefonica collegata ad un numero tutto nostro. Nessuno a mai capito dove volesse arrivare facendoci quel regalo. Il suo ultimo regalo, prima di andarsene. Forse credeva che ci avrebbe aiutato a tenere i contatti con i nostri amici, senza pensare che non sono poi così molti gli amici che chiamano a casa d’un ragazzo paralizzato e suo fratello ritardato. E allora sono intervenuto io, qualche tempo fa mi è capitato di usare la testa. Ho messo l'avviso in giro. Per lo più su giornali di annunci economici, dove l'inserzione è gratis. Beh, da allora è una gran divertimento ascoltare i nostri amici che ci chiamano.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;26 Aprile 1989&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La regia cercò Cascella tramite le cuffie per capire cosa stesse succedendo. Cascella cercò Loredana per capire cosa stesse succedendo. Loredana non si trovava. Quel ragazzino non stava attenendosi al testo preparato prima della trasmissione e lui sapeva quanto Ribisi si sarebbe incazzato per quelle risposte assurde, che aveva sparato poco fa. Era questo il rischio di portare ragazzini in trasmissione. Non sai mai cosa possano tirare fuori. Le menti dei preadolescenti sono un campo minato pronto a polverizzarti l'odiens. Ribisi era passato dall'intervistare il ragazzino al fare domande al padre, improvvisando e sperando di non peggiorare la situazione. Ottavio rimaneva immobile. Sempre cercando di apparire composto ma non troppo. Teneva occhi fissi sul pubblico ma non in direzione del padre. Non guardava neppure Ribisi. Sembrava come ignorare quel che accadeva accanto a lui in quel momento, in quel teatro dove ogni sera veniva confezionato il Talk Show più seguito d’Italia. Pensava a Rosalba e quasi gli veniva da piangere. Pensava a tutte quelle ricreazioni in cui la vedeva partire dalla propria classe in direzione della Prima C per incontrarsi con Perrotti. Maledizione a quei due. Maledizione a quel libro che l'aveva portato su quel palco in quella serata dove avrebbe voluto ascoltare i Bauhaus. Maledizione a chi aveva sparso la voce facendolo sapere per tutta la scuola. Maledizione ai suoi compagni di classe davanti la tivù. Ai suoi insegnanti che lo guardavano come un esemplare raro, il genio letterato di turno. Secchione. Secchione. Solo uno stupido secchione. Questo pensava la gente da casa vedendolo. Questo pensava di lui la gente in platea. Senza capire realmente le sue esigenze. Aveva scritto un libro per questo, un urlo che cercava di dare spiegazioni. Aveva buttato tutto dentro quelle pagine ma nessuno aveva compreso. Maledizione a tutti. A suo padre. Al presentatore. Al pubblico. Alla mummia. Alla ragazza tettona. A tutti quelli che ci lavoravano al Eggià Venerdì. Agli assistenti di studio e anche a Loredana che in quell'istante infilava gettoni nel telefono del bar tentando inutilmente di contattare quel deficiente che al mattino le aveva sfasciato il paraurti dell'auto.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Non sappiamo nulla dei nostri interlocutori. Niente di niente. Esattamente come per nostro padre. Una sera è uscito e non è più tornato indietro. Ha lasciato un biglietto alla mamma ma lei non ha voluto che lo leggessimo, credo fosse il suo addio a noi. Non si è più fatto vivo da due anni a questa parte. Neppure una telefonata. Non l’ho detto a nessuno ma spero di trovare un suo messaggio prima o poi sulla segretaria. Per il momento niente. Solamente voci di persone sconosciute che non sappiamo neppure da dove telefonano, in quale città vivono. Nulla. Non sappiamo se chi dice di essere un professore sia realmente tale. O se Clarissa troverà mai il vero amore, quello giusto. Non conosciamo neppure se ci sono stati miglioramenti nelle condizioni di quella donna matta finita in clinica, Raffaella. Non si è più fatta sentire. Forse i ricoverati non possono usare il telefono. Tuttavia lei era stata l'unica a rivolgersi a noi usando il plurale. Ascoltare i suoi "voi" mi rendeva felice. Raffaella è stata la sola a sapere che non ero solo.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(Fine)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7186534298816042404-4243780450002348471?l=loudychronicles.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://loudychronicles.blogspot.com/feeds/4243780450002348471/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7186534298816042404&amp;postID=4243780450002348471' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7186534298816042404/posts/default/4243780450002348471'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7186534298816042404/posts/default/4243780450002348471'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://loudychronicles.blogspot.com/2009/04/non-possono-fare-altrimenti-parte-4-e.html' title='Non possono fare altrimenti - Parte 4 e ultima - (racconto a episodi)'/><author><name>luCa</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07795419362248051782</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/Su7xGHyee3I/AAAAAAAAAPE/-H88T_Gbors/S220/11062009486.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/SdPdB-BzDSI/AAAAAAAAAL0/DcdTcgyRqXU/s72-c/000+Quattro.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7186534298816042404.post-8425678291074448867</id><published>2008-11-01T12:04:00.008+01:00</published><updated>2008-11-01T12:31:01.562+01:00</updated><title type='text'>Non possono fare altrimenti - Parte 3 - (racconto a episodi)</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/SQw9vcpIKTI/AAAAAAAAALg/97ZIfJAUD0s/s1600-h/000+Tre.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 93px; height: 145px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/SQw9vcpIKTI/AAAAAAAAALg/97ZIfJAUD0s/s320/000+Tre.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5263649949841107250" /&gt;&lt;/a&gt;23 Maggio 1988&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In tivù c’era il film più orrido che ricordasse d’aver mai visto. A metà pellicola Ottavio cominciò a pigiare tasti del telecomando senza una meta precisa. Studiare non gliene fregava niente, aveva letto qualche pagina nel pomeriggio e i compiti erano già stati fatti. Poi non voleva mai essere troppo preparato sulle lezioni del giorno dopo. Meglio non alzare ulteriormente la media dei voti se non si vuole correre il rischio di essere evitati dai compagni. Steso sul letto fissava lo schermo balzare da un programma all’altro. Una pila di fogli scritti a mano stavano ammucchiati sul tappeto. Lavoro di una ventina di giorni. Vecchi stralci scritti a scuola, a casa, nel giardino pubblico. Ogni tanto li rileggeva e li univa. Amalgamava pensieri. Costruiva qualcosa che non sapeva cosa sarebbe diventata. Si alzò e andò al giradischi. La gola non gli bruciava più: si stava abituando al tabacco. Quasi ogni giorno si trovava con Perrotti per una sigaretta in tranquillità. La settimana precedente avevano portato con loro anche Rosalba. Era curiosa di vederli fumare. Li aveva seguiti dietro la palestra ed era stata con loro tutto il pomeriggio. Aveva anche dato un tiro alla Merit di Perrotti tossendo rovinosamente per i seguenti dieci minuti. A Ottavio piaceva Rosalba. La trovava interessante. C’era qualcosa in lei che catturava l’attenzione. Quando scriveva capitava che pensasse a lei. Lo aiutava ad esprimersi meglio. Ritornò a stendersi sul letto accompagnato dalle note di True Blue. Prese nuovamente in mano i fogli sparsi sul tappeto. Ricominciò a leggerli. Il televisore fu zittito con un colpo di telecomando.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Ogni domenica nostra madre ci fa la torta farcita. Usa un impasto di pan di Spagna già preparato che compra al supermarket, lo divide in tre strati e lo riempie con cioccolato fuso che lei prepara da certe bustine azzurre. Una volta farcito il pan di Spagna la guarnisce con zucchero a velo sopra e qualche goccia di Alchermes. Ci piace guardare Gran Prix alla tivù mangiando la torta. Mio fratello dice che da grande farà o il tennista o il pilota di rally. Io lo lascio fare, anche se so che la patente non la danno ai ragazzi ritardati e a tennis è una vera schiappa. Così mentre lui parla io continuo a seguire Gran Prix. La domenica non ascolto mai i telegiornali.&lt;/em&gt;   &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;26 Aprile 1989&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Avete provato ad entrare in analisi? Con me ha funzionato” disse l’uomo poggiato con il sedere sul bordo della mensola davanti lo specchio grande due metri per due. Dava le spalle allo specchio ed indossava un maglione di puro cashmere.&lt;br /&gt;“Non credo in quelle cose. Non voglio portare i fatti di me e Laura davanti un estraneo” rispose l’altro uomo seduto sulla sua personalissima sedia girevole in pelle nera. Faccia allo specchio e due vistose occhiaie.&lt;br /&gt;“Avete già preso provvedimenti drastici?”. &lt;br /&gt;“Si è trasferita”.&lt;br /&gt;“Ahia” esclamò Paolo Pietrangeli senza muoversi affatto dal suo appoggio sulla mensola. &lt;br /&gt;“Le ho dato il mio appartamento in Via Della Croce. Per il momento desidera stare sola e anch’io penso sia la scelta giusta”.&lt;br /&gt;“Solitamente sono i colpi più duri i provvedimenti drastici”.&lt;br /&gt;“Dillo a me. Guarda che razza di borse ho sotto gli occhi. Ti pare che debba andare in tivù messo così?”.&lt;br /&gt;“Ti manca?” domandò Pietrangeli mentre finse d’interessarsi al viso sciupato dell’amico. Alle loro spalle, sul fondo del camerino, esistevano da diversi anni due poltrone in pelle nera sulle quali Carlo Ribisi non aveva mai voluto si sedesse nessuno. Pietrangeli le vide riflesse nello specchio e pensò che sarebbero state alla grande nella sua casa a Cortina. &lt;br /&gt;“Si e no. A volte proprio no. E’ stato un comune accordo” rispose l’amico grattandosi la guancia sinistra. Bussarono in quell’istante alla porta. &lt;br /&gt;"Beh, tienimi informato. Ok? Senti un po', ma quelle poltrone sei ancora intenzionato a tenerle a lungo in questo camerino?".&lt;br /&gt;"Per il momento sì. Non vedo un altro posto dove potrebbero stare meglio".&lt;br /&gt;"Ok. Forse hai ragione. Ti stanno chiamando".&lt;br /&gt; Il conduttore doveva affrettarsi in sala trucco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Mio fratello non sopporta il solletico. Il mio più gran divertimento? Stuzzicarlo quando viene a sdraiarsi accanto a me per guardare insieme la tivù. Mi sta sempre appiccicato, fosse per lui andremmo in giro su di una carrozzella a due posti tanto per rimanermi vicino. Così io mi tolgo i miei sfizi facendolo impazzire. Infilandogli le dita tra le costole e sul collo. Un giorno devo aver esagerato perché preso dalla smania di divincolarsi mi a scaraventato per terra. Nostra madre ci fece una gran ramanzina per il pericolo che avevo corso. Gli risposi che al massimo avrei potuto rompermi una gamba e non ci vedevo tutta questa tragedia. Mi beccai uno schiaffo.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(Continua...)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7186534298816042404-8425678291074448867?l=loudychronicles.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://loudychronicles.blogspot.com/feeds/8425678291074448867/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7186534298816042404&amp;postID=8425678291074448867' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7186534298816042404/posts/default/8425678291074448867'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7186534298816042404/posts/default/8425678291074448867'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://loudychronicles.blogspot.com/2008/11/susana-degarcia-in-dr-gumminar-2.html' title='Non possono fare altrimenti - Parte 3 - (racconto a episodi)'/><author><name>luCa</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07795419362248051782</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/Su7xGHyee3I/AAAAAAAAAPE/-H88T_Gbors/S220/11062009486.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/SQw9vcpIKTI/AAAAAAAAALg/97ZIfJAUD0s/s72-c/000+Tre.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7186534298816042404.post-6688814827662408550</id><published>2008-10-21T21:31:00.006+02:00</published><updated>2008-10-21T21:34:20.556+02:00</updated><title type='text'>Non possono fare altrimenti - Parte 2 - (racconto a episodi)</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/SP4uIjEyNaI/AAAAAAAAALI/xTjsgF1pc0o/s1600-h/000+Due.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://1.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/SP4uIjEyNaI/AAAAAAAAALI/xTjsgF1pc0o/s320/000+Due.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5259692139204457890" /&gt;&lt;/a&gt;25 Aprile 1989&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Erano le quattro del mattino. Cascella aveva la cravatta slegata che gli penzolava dal colletto della camicia. Ubriaco fradicio ballava in pista insieme e due assistenti di studio di Ok il prezzo è giusto. Sudava vistosamente sotto le ascelle e due enormi aloni umidi ne erano la testimonianza. &lt;br /&gt;Valenti era in compagnia di una ragazza rumena. Poggiavano coi gomiti al banco del bar e chiacchierava con lei da oramai quindici minuti. La ragazza stava tentando si entrare nel mondo della spettacolo. Beveva vodka e succo di limone parlando un italiano improvvisato. Era una cosa dura riuscire a sfondare ai giorni nostri. Valenti gli stava spiegando questo. Quella sera non aveva fatto in tempo a cambiarsi e indossava ancora la giacca con toppe sui gomiti che usava per lavoro. Cascella l’aveva preso in giro tutta la serata per quella giacca. Valenti e Cascella erano colleghi di lavoro. Valenti e Cascella passavano in questo locale gran parte delle loro notti libere. &lt;br /&gt;“Senti lo vuoi il mio numero di telefono? Così vedo di sentire in giro se occorre qualche viso nuovo in qualche trasmissione. Ho sentito che tra poco deve esordire un nuovo format pomeridiano”.&lt;br /&gt;“Ohh, davvero lo faresti?”.&lt;br /&gt;“Certo. Fidati, buchi lo schermo di sicuro” disse fissandola negli occhi.&lt;br /&gt;“La gente di Ok è tutta figlia di puttana. Soprattutto quelle due troie” lo interruppe Cascella arrivato sino al bar “che si può bere qua?” chiese spingendo la faccia in avanti verso l’amico. La cravatta penzolava ancora tutta sgualcita. Aveva i capelli appiccicati alla fronte e quarantadue anni.&lt;br /&gt;“Attento che qui la barista vende care le sue tette” rispose Valenti senza togliere gli occhi di dosso alla scollatura della ragazza dietro il banco “ehi, hai ancora un po’ di roba?”.&lt;br /&gt;“Qualcosa” disse Cascella infilandosi la mano nel taschino della camicia ed estraendo un pacchetto di Diana Rosse.&lt;br /&gt;“Magari potremmo tirarcela in macchina, che dici?”.&lt;br /&gt;“Viene anche lei?” domandò Cascella all’amico buttando un’occhiata alla ragazza rumena e accendendosi una sigaretta.       &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Oggi non ho concluso nulla. Era bello fuori. C'era ancora quel sole particolare ma non mi andava di uscire. Sono rimasto tutto il pomeriggio steso sul letto in tuta da ginnastica a fissare il soffitto. Mio fratello se n'è stava seduto sul balcone, vigile nello sguardo, a uccidere le mosche che tentavano di entrare nella nostra camera. Temeva mi avrebbero infastidito. Ad ogni uccisione si girava nella mia direzione e faceva il suo solito sorriso stordito. Uccideva e sorrideva. Uccideva e sorrideva. Ogni tanto si alzava per cambiare il disco nello stereo. Mio fratello adora i Cure. Non mi chiedete il perché.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;26 Aprile 1989&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fausto Necchi camminava per il corridoio cercando di concentrarsi. Teneva nella mano sinistra un bicchiere di carta con caffè. Necchi ci teneva a fare bella figura nella puntata di quella sera. Era la sua occasione. La sua occasione per sfondare dopo tanti anni di gavetta in locali da niente. Qualcuno finalmente si era accorto di lui, del suo talento e aveva deciso di dargli una chance. Quella sera doveva giocarsi il tutto per tutto, per questo beveva caffè. Il caffè gli dava carica, aveva sempre bevuto caffè prima di ogni spettacolo, sentiva quasi un richiamo scaramantico nel compiere il gesto. Indossava il completo migliore, quello che sfoggiava solamente nei migliori spettacoli. Chissà che faccia avrebbero fatto i ragazzi al bar quando lo avrebbero visto in video. Una rete nazionale, cazzo, non il solito passaggio a Domenica in salotto con quel presentatore balbuziente. Finalmente era arrivato il momento in cui tutti avrebbero capito. Una personale rivincita contro il mondo e contro il padre di Maria Adele che continuava a proporgli un posto come tornitore nella sua officina artigianale.  &lt;br /&gt;Seduto sulla terza sedia a partire dal fondo, nel corridoio che collegava i camerini, se ne stava tranquillo un ragazzino. Rimaneva in silenzio a leggere, fregandosene del via vai di gente. Ignorando persino Cascella che inutilmente tentava di convincere Valenti a cambiare la scaletta degli interventi del pubblico. Composto sulla sedia di plastica blu scorreva gli occhi su di un fumetto. Anche lui era un ospite. &lt;br /&gt;“Non sembri un caso umano” lo interruppe Necchi avvicinandosi “Sembri a posto. Sei veramente un caso umano?” domandò infine mettendogli la faccia davanti a pochi centimetri. Il ragazzino distolse gli occhi dal fumetto. Guardò in volto l’uomo che gli stava parlando. Lo individuò come un tipo nervoso che sudava vistosamente dalla fronte e sulla punta del naso. Aveva occhiali spessi con lenti bisognose di una pulita.&lt;br /&gt;“Come?” rispose alla domanda con un filo di voce ma senza imbarazzo.&lt;br /&gt;“In questo show a volte invitano casi umani. Capisci? Gente che ha avuto sfighe particolari e che vengono a raccontarle in tivù. Tu che hai fatto?”.&lt;br /&gt;“Ho scritto un libro” rispose il ragazzino.&lt;br /&gt;“Oh, che è successo poi? Ti hanno rubato i diritti d’autore?”.&lt;br /&gt;“No. Non credo, se ne occupa mio padre di questo”.&lt;br /&gt;“E dov’è tuo padre adesso?”.&lt;br /&gt;“Di sotto. Tra il pubblico”.&lt;br /&gt;“Non è qui con te?”:&lt;br /&gt;“Crede che in cose di questo genere non sia necessaria la sua presenza. Ha fiducia nelle mie capacità e mi lascia fare da solo”.&lt;br /&gt;“Capisco” disse Necchi senza entusiasmo, poi ravvivandosi all’improvviso proseguì “Sai perché sono qui io?".&lt;br /&gt;"Uh uh" rispose il ragazzino negando col capo.&lt;br /&gt;"Sono un comico. Ti piacciono i comici? Faccio ridere sai. Piacere sono Fausto” si presentò porgendogli la mano anch’essa sudata.&lt;br /&gt;“Ci scusi ma dobbiamo provare l’intervista” intervenne una ragazza bionda e grassoccia mettendosi tra loro “lei è il padre?”.&lt;br /&gt;“No. Sono un comico”.&lt;br /&gt;“Allora deve proprio lasciarci lavorare. Parlerete dopo la trasmissione” concluse portando il ragazzino con sé dietro la porta di un camerino. La ragazza si chiamava Loredana ed era una delle quattro assistenti di studio. Proprio quella mattina era stata tamponata in auto mentre si recava dalla madre e ancora non aveva trovato il tempo di andare dall’assicuratore per la denuncia. Il suo compito per quel giorno era pianificare l’intervista con il ragazzo in modo che non si facesse prendere dall’emozione. Valenti ci teneva che le cose fossero fatto a modo. Senza intoppi e a lei avevano dato questa responsabilità. In quei minuti. Dietro la porta del camerino, Loredana si ritrovò con poco tempo per la preparazione prima che cominciasse la registrazione del programma. Desiderava solamente che il ragazzino non se ne uscisse con le classiche trovate da adolescente o non si facesse prendere dal panico. Lei detestava gli adolescenti intelligenti sopra la media.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;In camera nostra abbiamo anche una tivù a colori ed il videoregistratore. Un regalo di nostro padre. A noi piacciono i film. Mio fratello non fa che guardarsi la cassetta di “Animal House". Ogni volta che tocca a lui scegliere cosa mettere nel video so già che mi attendono almeno quattro replay della scena in cui muore il cavallo stroncato da un infarto nell'ufficio del rettore. Oppure l'interpretazione eseguita con maestria da mio fratello, che calato nei panni di Belushi che discende le scale, frantuma la chitarra dell'hippy romantico. Io personalmente preferisco “Un mercoledì da leoni”. E’ stata nostra madre a regalarci quel film. Lo adoro. Oramai conosco tutti i dialoghi. Ci sono momenti in cui chiudendo gli occhi quasi mi vedo sulle onde insieme a Leroy e Matt. Chiudo gli occhi e tutto diventa così facile, cavalcare le onde con una tavola diviene un gioco da ragazzi. Il sole, la spiaggia, la California, le ragazze…tutto tremendamente naturale, poi ritorno a fissare la tivù e comprendo quanto sia impossibile fare surf per un ragazzo senza gambe.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(Continua...)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7186534298816042404-6688814827662408550?l=loudychronicles.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://loudychronicles.blogspot.com/feeds/6688814827662408550/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7186534298816042404&amp;postID=6688814827662408550' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7186534298816042404/posts/default/6688814827662408550'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7186534298816042404/posts/default/6688814827662408550'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://loudychronicles.blogspot.com/2008/10/non-possono-fare-altrimenti-parte-2.html' title='Non possono fare altrimenti - Parte 2 - (racconto a episodi)'/><author><name>luCa</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07795419362248051782</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/Su7xGHyee3I/AAAAAAAAAPE/-H88T_Gbors/S220/11062009486.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/SP4uIjEyNaI/AAAAAAAAALI/xTjsgF1pc0o/s72-c/000+Due.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7186534298816042404.post-8969430465570875792</id><published>2008-10-15T19:40:00.005+02:00</published><updated>2008-10-15T19:45:21.202+02:00</updated><title type='text'>Non possono fare altrimenti - Parte 1 - (racconto a episodi)</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/SPYrMaPuD0I/AAAAAAAAALA/vxbF26OR7tA/s1600-h/000+Uno.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://4.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/SPYrMaPuD0I/AAAAAAAAALA/vxbF26OR7tA/s320/000+Uno.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5257437107205312322" /&gt;&lt;/a&gt;27 Maggio 1977&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella sala d’aspetto del reparto maternità c’era un nuovo televisore bianco e nero. Alle venti e quarantacinque minuti, un uomo guardava Enzo Tortora presentare la puntata inaugurale della sua nuova trasmissione, cercando di non pensare a niente. Quella giornata era stata uno schifo. Sindrome del QT Lungo avevano detto i medici. Sua moglie, ancora convalescente, stava in camera a parlare con il primario del reparto. Era più di mezz’ora che si erano chiusi dentro la stanza. Lei, Angela, aveva appena partorito un figlio tre giorni prima. Era il loro secondo figlio. Daniele lo avevano chiamato. Nome impresso nei suoi gesti solamente per due giorni. Due giorni e due notti. Era deceduto quella mattina stessa per un attacco di fibrillazione ventricolare. Sindrome del QT Lungo, era stata questa la causa della morte. &lt;br /&gt;“E ora passiamo alla rubrica Fiori D’Arancio” la voce del presentatore alla tivù come sottofondo al silenzio di quella serata. L’orario delle visite era finito. Gli era stato concesso di rimanere se voleva, per accudire la moglie. Non aveva mai pernottato all’ospedale. Non era mai stato ricoverato in vita sua, sempre forte e sano come un pesce. Ancora non si spiegava perché il suo secondogenito non fosse nato con la sua salute di ferro. In corridoio le infermiere raccoglievano stoviglie sporche dalle camere. La cena per le degenti era finita. In quel luogo c’erano passi continui, ad ogni minuto. L’uomo in quella sala d'aspetto si domandò quanti bambini potevano esserci di sotto nelle culle. Si domandò come potesse sentirsi Ottavio a casa con la nonna. L’indomani avrebbero fatto altri esami alla moglie, in forma precauzionale, per non correre rischi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Oggi c’è il sole e l’aria è sorprendentemente limpida. Mi piace quando si può vedere il sole. Anche se in queste prime settimane di settembre quel disco giallo appare un po’ più malconcio del solito. Ho aperto la portafinestra del balcone, così posso godermi l’aria fresca sul viso e osservare mio fratello giù in cortile, giocare. Si sta esercitando a tennis contro il muro. Ha una vecchia racchetta di legno che un amico di papà gli ha regalato quando è passato alle fibre di carbonio. Da qui potrei immaginare avvincenti Wimbledon in cui, mio fratello, giunto alla finale se la vede con il numero uno della classifica. Ma non lo faccio, mi limito a fissare i movimenti sgraziati di lui mentre colpisce la pallina e la sua faccia impegnata su un improvvisato gioco di gambe. Ascolto La Isla Bonita trasmessa alla radio e comodo, accanto la portafinestra, mi godo l’aria fresca. Mi piace. Quasi meglio della pasta asciutta. Io adoro la pasta asciutta. Ne mangio tutti i giorni a pranzo e non saprei fare altrimenti. Grandi forchettate di pasta al pomodoro. Senza sosta finché non scopro il piatto vuoto sotto il mio naso. La mamma dice che somiglio tutto al babbo quando sono a tavola. Io non ci ho mai fatto caso. Comunque quando nostra madre dovette andare all’ospedale un anno fa, ad accudire il nonno per quattro giorni, venne la nostra vicina di casa a cuocerci il pranzo. Non la faceva mai al dente, io e mio fratello da sempre mangiamo pasta al dente, ci piace solo così e lei serviva sempre pasta scotta. Io non protestavo, per educazione, ma mio fratello spesso si lamentava e lasciava il piatto ancora pieno sul tavolo. Così quando nostra madre tornò dall’ospedale mi offrii io d’imparare a cuocere la pasta. Lei non volle, disse che la cosa era assurda, troppo pericolosa. Ci avrebbe pensato lei a cucinare per noi, per sempre. Pasta al pomodoro, da mangiare a grandi forchettate con gli occhi rivolti al televisore e mio fratello di fianco. Seguo sempre il telegiornale quando sono a tavola. Mi piace sapere che succede nel mondo. A volte i servizi sono proprio ben fatti…a volte sono solo merda.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4 maggio 1988&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il caldo era insistente e penetrava sotto forma di luce, dalle grandi finestre, dritto sulle teste degli alunni. I ragazzi, seduti scomposti sbuffavano, poggiando gomiti ai banchi e fissando svogliati la lavagna mentre il professore svolgeva un’espressione di primo grado. Ottavio, nascosto dietro l’astuccio delle penne, scriveva su di un taccuino alcune frasi. Aveva cominciato la sera precedente trovando la cosa estremamente divertente. Avvertiva la pelle degli avambracci appiccicarsi sudaticcia alla superficie del banco ma non voleva fermarsi. Ottavio conosceva già la soluzione dell’espressione, per lui era facile l’algebra, quindi passava il tempo scrivendo di getto parole che gli balzano al cervello su quei fogli quadrettati del taccuino. L’insegnante pareva non accorgersi di nulla. Eseguiva i passaggi dell’esercizio indolente ai ragazzi alle sue spalle. Avrebbe desiderato solamente essere in sala professori a bersi un caffè. Stringeva il gesso tra le dita e cercava di non pensarci, si sforzava di ritrovare la concentrazione necessaria per proseguire. Ottavio strappò alcuni fogli del taccuino e se l’infilò nella tasca posteriore dei jeans, voleva appiccicarli alla porta del bagno durante la quinta ora. Quando nessun studente avrebbe potuto vederli. Solo le bidelle durante le pulizie. Magari con la bottiglia del disinfettante in mano, avrebbero buttato una breve occhiata. Prima di pensare alle solite scemenze scritte dai ragazzi e quindi gettarli nel pattume. In quello stesso istante, Ottavio, si sarebbe trovato nascosto con Perrotti e Giustini dietro la palestra per fumarsi la settima sigaretta della sua vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(Continua...)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7186534298816042404-8969430465570875792?l=loudychronicles.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://loudychronicles.blogspot.com/feeds/8969430465570875792/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7186534298816042404&amp;postID=8969430465570875792' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7186534298816042404/posts/default/8969430465570875792'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7186534298816042404/posts/default/8969430465570875792'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://loudychronicles.blogspot.com/2008/10/non-possono-fare-altrimenti-parte-1.html' title='Non possono fare altrimenti - Parte 1 - (racconto a episodi)'/><author><name>luCa</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07795419362248051782</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/Su7xGHyee3I/AAAAAAAAAPE/-H88T_Gbors/S220/11062009486.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/SPYrMaPuD0I/AAAAAAAAALA/vxbF26OR7tA/s72-c/000+Uno.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7186534298816042404.post-1001939853914878182</id><published>2008-07-23T20:05:00.003+02:00</published><updated>2008-07-23T20:17:43.875+02:00</updated><title type='text'>L'inizio quante volte?</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp0.blogger.com/_byWs_dvRz0s/SId1wzxkd8I/AAAAAAAAAHY/P_YSBfrQ7r4/s1600-h/Foto(785)+Effetto%C3%B9.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://bp0.blogger.com/_byWs_dvRz0s/SId1wzxkd8I/AAAAAAAAAHY/P_YSBfrQ7r4/s320/Foto(785)+Effetto%C3%B9.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5226275373979039682" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;"Fai questo per mantenerti da vivere?".&lt;br /&gt;"Più o meno sì".&lt;br /&gt;"Non deve essere male".&lt;br /&gt;"A volte no".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Ci sono attimi nella vita che coltivi per sempre nella memoria. Istanti vitali che lasceranno un segno indelebile, come un marchio a fuoco di cui non potrai liberarti. Un marchio che ti seguirà preciso preciso in ogni tuo giorno, mese o anno. In ogni gesto, azione o parola. Quel marchio sarà in tutto questo e ancora, perché così è e non è facile da spiegare. Ottavio capì che quel pomeriggio dietro la palestra della scuola media, intento a fumare la sua settima sigaretta, non era un gesto qualunque. Il sole era sempre lo stesso, i jeans stretti erano sempre quelli, anche l'odore della mensa che arrivava sin lì non profumava diversamente dai giorni precedenti. Ma quel giorno aveva una storia tutta sua da raccontare. Un racconto da lasciarti senza respiro. Un botto nei polmoni che non c'entrava nulla con la nicotina. Quel pomeriggio del 4 maggio 1988 addosso ad Ottavio avrebbe lasciato il segno. Una saetta senza preavviso. Uno sguardo, una risata e tutto come un inizio non annunciato. Rosalba che tossisce. Rosalba che arrossisce di vergogna. Rosalba e quell'attimo indimenticabile. Il marchio a fuoco inciso nella propria vita, quella di Ottavio.  Che sarebbe cambiata per sempre. Uno sguardo, una risata e tutto come un inizio non annunciato, il principio veloce dei prossimi quattordici anni. Mica uno scherzo. Un'intera esistenza guidata dal segno indelebile di lei, fumatrice non esperta. Una vita condotta e gestita seguendo il marchio inciso nella propria anima. Un segno che l'avrebbe portato sino ad una camera d'albergo non ancora pagata. Nudo e felice. Con quelle parole nelle orecchie…&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Fai questo per mantenerti da vivere?".&lt;br /&gt;"Più o meno sì".&lt;br /&gt;"Non deve essere male".&lt;br /&gt;"A volte no".&lt;br /&gt;"Proprio solo questo?".&lt;br /&gt;"Già".&lt;br /&gt;"E guadagni bene".&lt;br /&gt;"Abbastanza".&lt;br /&gt;"E poi?".&lt;br /&gt;"Poi alla fine sono tornato in Italia. Parigi è bella ma non è mia. Preferisco stare dove ho sempre vissuto. Gli odori mi fanno sentire a casa".&lt;br /&gt;"Io ricordo ancora tutto. Sono trascorsi sei anni ma ancora ricordo tutto il paese".&lt;br /&gt;"E' un bel paese".&lt;br /&gt;"Non è bello. Dai! Non dire stronzate. Io proprio non so come tu faccia a viverci ancora”.&lt;br /&gt;"Non abito più laggiù. Mi sono trasferito".&lt;br /&gt;"Ah sì? Dove?".&lt;br /&gt;"In una città più grande. Comunque ogni tanto ci torno. Non spesso. Ogni tanto".&lt;br /&gt;"…".&lt;br /&gt;"Passeggio per la piazza centrale e guardo i negozi che hanno aperto da poco. Anche i vigili urbani sono tutti cambiati. Nessuno di quelli che ci rompeva le palle quando andavamo in due sul Ciao con la Simonini".&lt;br /&gt;"…".&lt;br /&gt;"Tu non ci tornerai mai vero?".&lt;br /&gt;"No".&lt;br /&gt;"Poi altre volte scendo sino alla scuola. Da fuori osservo il parco, il deposito delle bici. Molte cose sono cambiate in questi anni. Purtroppo non si vede dietro la palestra dalla strada".&lt;br /&gt;"Ho sempre odiato educazione fisica".&lt;br /&gt;"Anch'io. Ma era il massimo stare dietro la palestra al pomeriggio".&lt;br /&gt;"Già … le sigarette".&lt;br /&gt;"…".&lt;br /&gt;"Fumi ancora?".&lt;br /&gt;"Si. Non ho mai smesso. Quando torno al paese fumo sempre più del solito. Non so il perché ma mi succede. Cammino per il centro e ne accendo una dietro l'altra. A volte mi capita d'incontrare qualcuno della vecchia compagnia. Finiamo sempre per parlare di allora. Ogni tanto salta fuori il tuo nome. Ci manchi".&lt;br /&gt;"Non manco a nessuno laggiù".&lt;br /&gt;"Ci manchi".&lt;br /&gt;"Forse manco a te. Questo posso crederlo. Ma niente di più".&lt;br /&gt;"…".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Ci sono attimi nella vita che proprio non credi potresti mai vivere o incontrare o semplicemente sfiorare ed invece questi ti si presentano davanti. D'improvviso, urtando tutto il possibile, quasi a voler dimostrare la propria veridicità, quasi nel brutale gesto di  vincere l'incredulità che ti si legge negli occhi quanto caschi proprio davanti uno di essi. Quando ti sbatte in faccia il fatto nudo e crudo e tu non puoi far altro che viverlo. Perché così hai sempre sperato fosse e non puoi permetterti di buttare tutto all'aria per una paura momentanea. Per il timore della sorpresa. Proprio non si può ed allora ti getti a capofitto in quell'attimo che ti si è parato davanti. D'improvviso. E così fece Ottavio, quando quel giorno in  libreria, finì per imbattersi negli occhi di lei, Rosalba. Ottavio e Rosalba. Ottavio il ragazzo innamorato alla sua settima sigaretta. Rosalba la fumatrice non esperta. Occasione da non perdere. Attimo che non credevi potessi vivere, incontrare o semplicemente sfiorare e che invece eccolo lì davanti la tua faccia da ebete. Quattordici anni esatti dal pomeriggio dietro la palestra e Ottavio capì che nulla era cambiato.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Non ho mai sfondato come modella. Credevo di potercela fare ma non ha funzionato. Troppa concorrenza e ormai l'età mi gioca contro".&lt;br /&gt;"Sei bella".&lt;br /&gt;"…".&lt;br /&gt;"Dico sul serio".&lt;br /&gt;"Se sapessi cosa mi sono ridotta a fare non diresti così".&lt;br /&gt;"So cosa fai".&lt;br /&gt;"…".&lt;br /&gt;"…".&lt;br /&gt;"Dici sul serio?".&lt;br /&gt;"Uhm, uhm".&lt;br /&gt;"Chi te l'ha detto?".&lt;br /&gt;"Nessuno. Ho trovato un film dove c'eri anche tu".&lt;br /&gt;"Compri quella roba?".&lt;br /&gt;"A volte sì".&lt;br /&gt;"Non ci credo".&lt;br /&gt;"E perché non dovrei?".&lt;br /&gt;"Non sembri il tipo. Tutto qui".&lt;br /&gt;"Invece sono quel tipo".&lt;br /&gt;"Dio che vergogna. Quante volte l'hai visto?".&lt;br /&gt;"L'inizio ogni giorno. Il resto solo una volta, ma non mi è piaciuto".&lt;br /&gt;"L'inizio quante volte?".&lt;br /&gt;"Tutti i giorni".&lt;br /&gt;"…".&lt;br /&gt;"I primi due minuti e quarantasette secondi, quando sei vestita. Quelli li guardo ogni giorno".&lt;br /&gt;"Ma lì recito da cane!".&lt;br /&gt;"Non ascolto mai quello che dici. Hai la voce doppiata in tedesco. Non ho trovato l'edizione italiana".&lt;br /&gt;"Mi viene da ridere. Non mi sono mai sentita parlare in tedesco".&lt;br /&gt;"La voce che ti hanno dato non è un granché. Preferisco accendere lo stereo. Spingo sul fermo immagine e accendo lo stereo. Oggi eri su Lucy in the sky with diamonds".&lt;br /&gt;"…".&lt;br /&gt;"Conosci quella canzone?".&lt;br /&gt;"No".&lt;br /&gt;"Posso registrartela".&lt;br /&gt;"Ok".&lt;br /&gt;"Già, oggi quella canzone ti si cuciva addosso".&lt;br /&gt;"Cosa dicono le parole?".&lt;br /&gt;"Non lo so. Ma la melodia è bella".&lt;br /&gt;"Cosa dice la melodia?".&lt;br /&gt;"Parla di un sorriso sconfinato e di una bambina che gioca correndo".&lt;br /&gt;"Mi piace".&lt;br /&gt;"…".&lt;br /&gt;"Nessuno mi aveva mai abbinata ad una canzone".&lt;br /&gt;"Io lo faccio sempre".&lt;br /&gt;"Si ma tu sei Ottavio".&lt;br /&gt;"…".&lt;br /&gt;"…".&lt;br /&gt;"Ieri eri Black Star dei Radiohead. Il giorno prima Who by Fire di Leonard Coen. E quello prima ancora Draw to the deep end dei Gene".&lt;br /&gt;"Ti è sempre piaciuta la musica".&lt;br /&gt;"Nick Horby dice che è come carburante".&lt;br /&gt;"Chi è Nick Horby?".&lt;br /&gt;"Un amico".&lt;br /&gt;"E Ottavio cosa dice?".&lt;br /&gt;"…".&lt;br /&gt;"…".&lt;br /&gt;"…".&lt;br /&gt;"Sai che hai proprio un cazzo grosso? Decisamente sopra la media".&lt;br /&gt;"Ne hai visti tanti?".&lt;br /&gt;"Abbastanza".&lt;br /&gt;"…".&lt;br /&gt;"Dai non imbarazzarti".&lt;br /&gt;"Non è facile per me".&lt;br /&gt;"Cosa?".&lt;br /&gt;"Non imbarazzarmi".&lt;br /&gt;"Ti metto soggezione?".&lt;br /&gt;"Non è proprio questo".&lt;br /&gt;"A me è piaciuto fare l'amore con te".&lt;br /&gt;"Anche a me Rosalba, credimi".&lt;br /&gt;"E allora?".&lt;br /&gt;"E' più una sensazione di incredulità. Tutto questo tempo".&lt;br /&gt;"…".&lt;br /&gt;"…".&lt;br /&gt;"Se solo potessi tornare indietro".&lt;br /&gt;"…".&lt;br /&gt;"Se solo potessi tornare indietro in quei giorni di scuola. A volte ci penso sai? Ed è straziante. Già: straziante. Non i ricordi. Quelli sono belli, ma la consapevolezza che siano solo ricordi mi straccia in mille pezzi. Vorrei che le cose fossero andate in modo diverso. Vorrei veramente cambiare le cose Ottavio".&lt;br /&gt;"Hai solamente ventisette anni. Puoi ancora tutto, se solo vuoi".&lt;br /&gt;"…".&lt;br /&gt;"Forse sarebbe meglio che vada Ottavio".&lt;br /&gt;"Devi proprio?".&lt;br /&gt;"Forse sì".&lt;br /&gt;"…".&lt;br /&gt;"Mi ha fatto piacere vederti…beh…insomma fare quel che abbiamo fatto mi ha fatta star bene. Non so il perché ma sto bene".&lt;br /&gt;"Ok".&lt;br /&gt;"Credo sia la tua vicinanza. Tu hai qualcosa che gli altri non hanno. Credimi".&lt;br /&gt;"…".&lt;br /&gt;"Non fare quella faccia".&lt;br /&gt;"…".&lt;br /&gt;"Smettila! Sii serio. Io sto parlando seriamente come puoi vedere".&lt;br /&gt;"…".&lt;br /&gt;"Così va meglio. Tu hai qualcosa che gli altri non hanno. Credimi. Forse la vedo solo io quella cosa ma c'è, so che c'è. Esiste, ed è la tua vera forza per metterlo in culo a questo mondo".&lt;br /&gt;"Grazie Rosalba".&lt;br /&gt;"Di niente. Grazie a te".&lt;br /&gt;"Per cosa?".&lt;br /&gt;"Per non avermi chiesto di restare. O di cambiare. Per non aver detto che con te tutto potrebbe diventare più bello. Migliore. Grazie per non aver detto niente".&lt;br /&gt;"Figurati".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Ci sono attimi nella vita che paiono interminabili. Possono durare secondi ma sembrano settimane. Frammenti di eternità messi lì per fregarti. Per non farti accorgere che tutto sta per finire, concludersi, cessare. Te ne stai fermo a fissare quell'immagine immobile nella retina e dopo un istante lungo un'eternità ti accorgi che è finita. Cessata per sempre. Quel momento, quell'istante di vita aspettato per quattordici anni è passato. Ormai finito. Sul corpo di Ottavio ancora Rosalba ma non più Rosalba carnale bensì Rosalba ricordo e profumo. Rosalba ormai uscita dalla stanza per inseguire nuovamente la sua vita. Frammento spezzato troppo presto. Ma è impossibile fare durare la gioia di un sorriso. E' un istante e poi cessa, se persisti andrebbe a rovinarsi tutto. Si guasterebbe la magia dell'attimo. Quell'attimo come un marchio a fuoco di cui non potrai liberarti. Quell'attimo che non credevi poter vivere, incontrare o semplicemente sfiorare e che adesso è finito. Quel giorno Rosalba vestiva le note di Somebody to Love dei Jefferson Airplane. Ottavio prese le lenzuola e se le tirò addosso. Ora sentiva freddo in quella camera d'albergo. L'orologio continuava a segnare i minuti. Uno dopo l'altro. Minuti di quel mattino che presto sarebbe giunto. Quattordici anni dopo. In una camera d'albergo ancora da pagare.&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7186534298816042404-1001939853914878182?l=loudychronicles.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://loudychronicles.blogspot.com/feeds/1001939853914878182/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7186534298816042404&amp;postID=1001939853914878182' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7186534298816042404/posts/default/1001939853914878182'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7186534298816042404/posts/default/1001939853914878182'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://loudychronicles.blogspot.com/2008/07/linizio-quante-volte.html' title='L&apos;inizio quante volte?'/><author><name>luCa</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07795419362248051782</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/Su7xGHyee3I/AAAAAAAAAPE/-H88T_Gbors/S220/11062009486.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp0.blogger.com/_byWs_dvRz0s/SId1wzxkd8I/AAAAAAAAAHY/P_YSBfrQ7r4/s72-c/Foto(785)+Effetto%C3%B9.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7186534298816042404.post-7824708286032278296</id><published>2008-05-15T20:19:00.003+02:00</published><updated>2008-05-15T20:28:41.209+02:00</updated><title type='text'>"Edward" - capitoli 16.17.18.19.20</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp1.blogger.com/_byWs_dvRz0s/SCyAwv81-sI/AAAAAAAAAHI/TbatqMPlBgc/s1600-h/Roby+Maison+02.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://bp1.blogger.com/_byWs_dvRz0s/SCyAwv81-sI/AAAAAAAAAHI/TbatqMPlBgc/s320/Roby+Maison+02.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5200673244699818690" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;em&gt;16.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;"Sai chi era il monello?".&lt;br /&gt;"Cosa?".&lt;br /&gt;"Sai chi era il monello? E’ zio Fester".&lt;br /&gt;"Quale monello?".&lt;br /&gt;"Il monello di Charlie Chaplin sai chi lo faceva?".&lt;br /&gt;"No".&lt;br /&gt;"Zio Fester, quello che poi da grande ha fatto zio Fester".&lt;br /&gt;"Christofer Lloyd".&lt;br /&gt;"Christofer Lloyd non era zio Fester".&lt;br /&gt;"Certo che lo era".&lt;br /&gt;"Christofer Lloyd era lo scienziato di Ritorno al futuro".&lt;br /&gt;"Era anche zio Fester".&lt;br /&gt;"Che io sappia no, per me sbagli non si chiamava Lloyd ne sono certo, comunque tu chi saresti?".&lt;br /&gt;"Devo fare Chaplin".&lt;br /&gt;"Come sarebbe".&lt;br /&gt;"Sono un attore. Devo fare il ruolo che era di Chaplin nel monello".&lt;br /&gt;"Ma prima hai detto che non conoscevi il monello".&lt;br /&gt;"Infatti, devo ancora leggere il copione".&lt;br /&gt;"Ah, ora capisco".&lt;br /&gt;"Tu che fai invece".&lt;br /&gt;"Scrivo, sono lo sceneggiatore del monello".&lt;br /&gt;"Sceneggiatore? Ma questo film è già stato scritto molto tempo fa".&lt;br /&gt;"Devo rifarlo".&lt;br /&gt;"Uhm?".&lt;br /&gt;"Riscriverlo, renderlo più moderno, capisci? Però non ho ancora finito di scriverlo. Per questo non hai ancora letto il copione".&lt;br /&gt;"Noi attori siamo già qui sul set ed il copione non è pronto? Siamo in anticipo allora".&lt;br /&gt;"No, sono io ad essere in ritardo".&lt;br /&gt;Click. Edward stanco spense il televisore. L'unico suo desiderio era andare a letto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;17.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Finestra aperta. La finestra di Edward. L'aria che andava facendosi notte fonda. Le parole dei grilli. Due persone che discutevano giù in cortile. Il respiro immaginato di Claudine. Le auto sfreccianti lontano, sulla statale. L'inquilino del piano superiore che sguazzava nella vasca da bagno. Le carezze immaginate di Claudine. Il fruscio delle foglie. L’aria calda. Gli alberi fuori. L'estate di loro due. Questo era il silenzio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;18.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Dormire. Dormire sembrava una cosa impossibile. La paura di non sognare era troppo forte. La paura di perdere il ricordo di Claudine nella distrazione del sonno lo terrorizzava. Edward stava con occhi sbarrati tra le lenzuola calde e fastidiose. Si può perdere la memoria nel sonno? Ad una sua compagnia di classe era successo. Ma forse s’era inventata tutto. La tivù nell’altra stanza era svenuta. Faceva caldo e il sudore era un tormento. Aspettare sino all’alba una condanna. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;19.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Edward assopito, questa era l’immagine che si poteva scorgere sbirciando dalla finestra. Edward aveva perso la scommessa chiudendo gli occhi. Il sonno aveva vinto. Mancavano poche ore al mattino e lui aveva ceduto alla stanchezza. Il giorno seguente sua nonna sarebbe ritornata. Come sempre per preparargli la colazione. Lui lo sapeva, se l’era ripetuto più volte prima di chiudere le palpebre come per convincersi che quella era l’unica e sola verità. La nonna in quella casa non poteva non esistere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;20.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Il mattino ha l'oro in bocca, in un film questa frase era stata scritta un sacco di volte dal protagonista. Edward invece si sentiva un topo morto tra i denti. Appena sveglio si lavò con lo spazzolino per cacciare l’alito del sonno. Dal bagno sentiva la nonna in cucina manovrare ai fornelli. Tutto era tornato normale. Tutto era tornato quel tutto che lui conosceva. Che lui viveva di continuo. Mangiò biscotti zuppati nel latte con la tivù nuovamente viva a fare da compagna. Edward non aveva dimenticato, aspettava sorridente. Aspettava l'ora del programma in cui era apparsa Claudine. Si fece forza, mancavano solamente nove ore di nulla.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Fine&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7186534298816042404-7824708286032278296?l=loudychronicles.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://loudychronicles.blogspot.com/feeds/7824708286032278296/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7186534298816042404&amp;postID=7824708286032278296' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7186534298816042404/posts/default/7824708286032278296'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7186534298816042404/posts/default/7824708286032278296'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://loudychronicles.blogspot.com/2008/05/edward-capitoli-1617181920.html' title='&quot;Edward&quot; - capitoli 16.17.18.19.20'/><author><name>luCa</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07795419362248051782</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/Su7xGHyee3I/AAAAAAAAAPE/-H88T_Gbors/S220/11062009486.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp1.blogger.com/_byWs_dvRz0s/SCyAwv81-sI/AAAAAAAAAHI/TbatqMPlBgc/s72-c/Roby+Maison+02.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7186534298816042404.post-3904857124570568978</id><published>2008-05-06T21:01:00.005+02:00</published><updated>2008-05-06T21:12:55.886+02:00</updated><title type='text'>"Edward" - capitoli 11.12.13.14.15</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp0.blogger.com/_byWs_dvRz0s/SCCsY_YT1II/AAAAAAAAAHA/FDqsjOJ4I3A/s1600-h/CLAUDINE.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://bp0.blogger.com/_byWs_dvRz0s/SCCsY_YT1II/AAAAAAAAAHA/FDqsjOJ4I3A/s320/CLAUDINE.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5197343515315786882" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;em&gt;11.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Il soffitto. Il soffitto era sempre stato lì. Non aveva storia pensava Edward. Non come gli altri oggetti della casa, ad esempio i mobili. I mobili sì, ognuno di loro aveva un passato, ottenuto attraverso il contatto di chi li tocca, di chi li maneggia. Nessuno tocca il soffitto, è lì e basta, vuoto come la tivù senza antenna.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;12.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Forse gli sarebbe piaciuto uscire. Tivù accesa senza audio. Edward pensava che gli sarebbe piaciuto uscire. Tanto per fare due passi in auto. Certo…strano però…fare due passi in auto. Fare due passi in auto…non è strano? Forse no, non poi molto se pensi che ne occorre uno per salirci ed uno per scenderci. In effetti sono due, o meglio quattro dato che ci sarebbe salito insieme ad una persona. Un'altra persona. E così sarebbero stati quattro passi. Quattro passi in auto. E magari una buona conversazione. Aveva smesso di piovere. Non sulla città ma nella tivù. Le conversazioni riescono meglio quando non piove. Quando migliaia di gocce fuori dal finestrino non ti distraggono dai tuoi pensieri o dalle parole dell'altra persona. Quella che magari ha condiviso la serata con te. Quella per cui hai deciso che valeva la pena uscire di casa. Uscire di casa per fare quattro passi in auto. L'auto che Claudine non possedeva.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;13.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Si era addormentato. Lo capì al suo risveglio. Avevo dormito davanti la tivù per ritrovarsi dopo l’ora di cena ancora seduto nella vecchia poltrona. Notò calzini sporchi vestirgli i piedi. Indossava maglietta e pantaloncini corti. Forse c’era bisogno d’un bagno. Più tardi si sarebbe lavato ma non ora. Il ventilatore nella stanza vibrava ancora e le pagine della rivista della nonna ondeggiavano nel fresco ronzio. Claudine era definitivamente svanita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;14.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Edward ha tra le mani un libro. In copertina c'è scritto "Aprire solo in caso di emergenza". Oramai sono le dieci di sera. La nonna non è più tornata. Non ancora. Il film della prima serata sta per terminare. Edward apre le pagine che ha in mano. C'è scritto "Questa non era una vera emergenza”. Edward da volume alla tivù. Così forte da far vibrare lo stomaco. Sono urla. Le sue urla doppiate da voci famose nello schermo. I vicini incazzati battono qualcosa contro il muro, forse una scarpa, forse la testa del barboncino. Volume nuovamente a zero. Ribellione soppressa dalla buona educazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://bp3.blogger.com/_byWs_dvRz0s/SCCsSvYT1HI/AAAAAAAAAG4/7CD2s_CRHU0/s1600-h/ape+car.bmp"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://bp3.blogger.com/_byWs_dvRz0s/SCCsSvYT1HI/AAAAAAAAAG4/7CD2s_CRHU0/s320/ape+car.bmp" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5197343407941604466" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;em&gt;15.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Edward fissava il calendario fermo sul mese d'agosto. La tivù momentaneamente ignorata s'inseguiva in silenziose conversazioni labiali. Era un bel calendario arancione con le domeniche cerchiate in nero. Appeso alla parete proprio dietro l'acquario senz'acqua. "Chissà che giorno è oggi" si domandava. Di sicuro sentiva la lontananza di Claudine. Ora capiva cosa provava la nonna ogni qual volta si menzionava quel giro d'Italia in Ape Car senza ritorno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Continua...&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7186534298816042404-3904857124570568978?l=loudychronicles.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://loudychronicles.blogspot.com/feeds/3904857124570568978/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7186534298816042404&amp;postID=3904857124570568978' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7186534298816042404/posts/default/3904857124570568978'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7186534298816042404/posts/default/3904857124570568978'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://loudychronicles.blogspot.com/2008/05/edward-capitoli-1112131415.html' title='&quot;Edward&quot; - capitoli 11.12.13.14.15'/><author><name>luCa</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07795419362248051782</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/Su7xGHyee3I/AAAAAAAAAPE/-H88T_Gbors/S220/11062009486.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp0.blogger.com/_byWs_dvRz0s/SCCsY_YT1II/AAAAAAAAAHA/FDqsjOJ4I3A/s72-c/CLAUDINE.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7186534298816042404.post-1466305005630513474</id><published>2008-04-28T21:11:00.005+02:00</published><updated>2008-04-29T22:37:27.828+02:00</updated><title type='text'>"Edward"  -  capitoli 6.7.8.9.10</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp1.blogger.com/_byWs_dvRz0s/SBYivvYT1GI/AAAAAAAAAGw/o8m5IUP_tm8/s1600-h/no_tv__by_gnato.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://bp1.blogger.com/_byWs_dvRz0s/SBYivvYT1GI/AAAAAAAAAGw/o8m5IUP_tm8/s320/no_tv__by_gnato.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5194377423786071138" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;em&gt;6.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;L'aranciata era finita. Il bicchiere vuoto. Il frigorifero troppo lontano, di là, in cucina dalla nonna indaffarata. Rinunciò subito all'idea. Pigliò il telecomando ma non cambiò canale. Posò le dita sui tasti senza premere, con leggerezza, sottile sicurezza di poter cambiare tutto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;7.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Claudine aveva un sorriso bellissimo. Da togliere il fiato. Edward la guardava e già l’amava. L’amava di quell’amore senza respiro, come la pallonata alla bocca dello stomaco ricevuta a dodici anni quando già nel campetto del prete si sentiva il portiere dell’Inter. Non si sa come ma Claudine era stata ritrovata nel colorato schermo pochi minuti prima della fine di un telefilm. Edward la guardava e non pensava agli istanti dell’orologio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;8.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;"Perché?" chiese Edward. &lt;br /&gt;"Perché no" rispose Marco uscito dalla pubblicità del collutorio. &lt;br /&gt;"Non so, non ne sono convinto". &lt;br /&gt;"Avanti fallo" lo incitò l'amico. &lt;br /&gt;"Uhmm". &lt;br /&gt;"Usa il telecomando su, cambia canale" insistette posando la bottiglia colma di liquido blu. &lt;br /&gt;"E se poi lei sparisce?" Edward insicuro nella voce. &lt;br /&gt;"Lei non può sparire, avanti pigia il tasto". &lt;br /&gt;"Aspetta, non sono sicuro". &lt;br /&gt;"Forza!" grido l'amico televisivo. &lt;br /&gt;"Ok...".&lt;br /&gt;Marco bevve un sorso dalla bottiglia, si schiarì la gola, deglutì.&lt;br /&gt;"Ehi avevi ragione" Edward euforico nella voce "non è andata via, è sempre sullo schermo". &lt;br /&gt;"Te l'avevo detto… Claudine non può sparire dalla tivù alle sette del pomeriggio".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;9.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Edward beveva acqua dal frigorifero, convinto dalla sete a raggiungere la cucina. Nel soggiorno la non-voce di Claudine era ancora nello schermo. Sua nonna era lì con i suoi capelli grigi raccolti dietro al nuca ed il vestito di tutti i giorni. Non era mai stata una bella donna. Pensava questo Edward. Aveva visto delle vecchie foto di una giovinezza in bianco e nero e non le era per nulla piaciuta quella figura magra sorridente in sella ad una bici. Le ragazze in tivù sono molto più carine. Le ragazze in tivù non indossano mai il vestito di tutti i giorni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;10.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;C'era un ventilatore che non la finiva di ronzare. Chissà come c'era arrivato in quel posto. Chissà dove voleva andare soffiando tutta quell'aria. Edward era nuovamente in soggiorno fissando le pagine di una rivista di giardinaggio che si agitavano. Una rivista per un giardino che non esisteva in quel micro appartamento. Marco era svanito, tornato magari a sciacquarsi la gola con del collutorio blu in altri spot, su altre emittenti. La nonna spuntò dalla cucina e attraversò la stanza. Indossava le scarpe, forse usciva per andare all’alimentari. Forse usciva perché spinta dal ventilatore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Continua...&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7186534298816042404-1466305005630513474?l=loudychronicles.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://loudychronicles.blogspot.com/feeds/1466305005630513474/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7186534298816042404&amp;postID=1466305005630513474' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7186534298816042404/posts/default/1466305005630513474'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7186534298816042404/posts/default/1466305005630513474'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://loudychronicles.blogspot.com/2008/04/edward-capitoli-678910.html' title='&quot;Edward&quot;  -  capitoli 6.7.8.9.10'/><author><name>luCa</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07795419362248051782</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/Su7xGHyee3I/AAAAAAAAAPE/-H88T_Gbors/S220/11062009486.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp1.blogger.com/_byWs_dvRz0s/SBYivvYT1GI/AAAAAAAAAGw/o8m5IUP_tm8/s72-c/no_tv__by_gnato.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7186534298816042404.post-542100322018930698</id><published>2008-04-22T19:40:00.005+02:00</published><updated>2008-04-22T19:45:48.986+02:00</updated><title type='text'>"Edward" - capitoli 1.2.3.4.5</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp2.blogger.com/_byWs_dvRz0s/SA4jJ_YT1FI/AAAAAAAAAGo/pp_CRuhwlAk/s1600-h/Notturno+di+luglio.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://bp2.blogger.com/_byWs_dvRz0s/SA4jJ_YT1FI/AAAAAAAAAGo/pp_CRuhwlAk/s320/Notturno+di+luglio.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5192126074943951954" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;1.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Così Edward disse a sua nonna in continuo passeggio davanti la tivù: &lt;br /&gt;"Nona, od quà od là ca voi avdè" (nonna o di qua o di là che voglio vedere).&lt;br /&gt;Era la fine di un pomeriggio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;2.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;"Non si è mai soli in casa" credeva Edward "la tivù mi fa compagnia e mi aiuta a non pensare. Sì…mi aiuta a non pensare…peccato ci sia la nonna che mi distrae mantenendo vive le riflessioni".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;3.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;"Avete visto Claudine?" domandava Isabella "Avete visto Claudine?". Era la voce di lei alla tivù che non faceva che ripetere queste semplici tre parole. Edward l'aveva vista...sì...ma non era sicuro...non era certo...ma credeva d'averla vista...sì...forse...nello schermo della propria televisione circa alle sette del pomeriggio...quando non accade proprio nulla.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;4.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Edward voleva essere nella televisione. &lt;br /&gt;Fare parte di essa. &lt;br /&gt;Sì...c'era...ma quando essa era spenta. Viveva nel suo riflesso. Il riflesso d'uno schermo nero. Questo non gli bastava.&lt;br /&gt;Edward voleva esistere nella televisione piena di colori e da lì scrutare il mondo che l'ammirava.&lt;br /&gt;Mandò giù un sorso della sua aranciata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;5.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;L’acquario era vuoto da anni ormai. Un tempo a Edward piaceva guardare i pesci nuotare in quello stretto mondo chiuso da pareti di vetro. L’aveva comprato il nonno, prima di partire per il giro d’Italia in Ape Car, e ci aveva messo un sacco di pesci, forse troppi all’inizio. Con il tempo questi erano diminuiti ed ora non ce n’era più nessuno. Neppure l’acqua, svuotato dalla nonna perché cominciava a puzzare. Edward aveva deviato le sue attenzioni dall’acquario alla tivù e poco alla volta se n’era abituato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Continua...&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7186534298816042404-542100322018930698?l=loudychronicles.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://loudychronicles.blogspot.com/feeds/542100322018930698/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7186534298816042404&amp;postID=542100322018930698' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7186534298816042404/posts/default/542100322018930698'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7186534298816042404/posts/default/542100322018930698'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://loudychronicles.blogspot.com/2008/04/edward-capitoli-1-2-3-4-5.html' title='&quot;Edward&quot; - capitoli 1.2.3.4.5'/><author><name>luCa</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07795419362248051782</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/Su7xGHyee3I/AAAAAAAAAPE/-H88T_Gbors/S220/11062009486.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp2.blogger.com/_byWs_dvRz0s/SA4jJ_YT1FI/AAAAAAAAAGo/pp_CRuhwlAk/s72-c/Notturno+di+luglio.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7186534298816042404.post-8857990600196663865</id><published>2008-04-18T22:50:00.004+02:00</published><updated>2008-04-18T22:57:00.319+02:00</updated><title type='text'>Sexy Beast</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp2.blogger.com/_byWs_dvRz0s/SAkKh1qEetI/AAAAAAAAAGg/C2tPSx-MOoo/s1600-h/Sexy-Beast-Posters.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://bp2.blogger.com/_byWs_dvRz0s/SAkKh1qEetI/AAAAAAAAAGg/C2tPSx-MOoo/s320/Sexy-Beast-Posters.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5190691621976701650" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;em&gt;"Ahh si. Come picchia. Sto sudando. Mi abbrustolisco. Cuocio. Bollo. Soffoco. E’ come una sauna. Un forno. Ci si può cuocere un uovo sulla mia pancia. Chi non se la godrebbe. E’ forte. Da sballo. Fantastico!"&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Comincia con queste parole il particolare noir diretto da Jonathan Glazer, regista affermato nel mondo degli spot pubblicitari che, con questo titolo, si avvicinò per la prima volta nel 2001 al mondo del cinema. Sceneggiatura strutturata principalmente in tre parti ci mostra come un’atmosfera da commedia possa assumere presto sembianze da thriller per poi divenire un noir con annesso colpo gobbo ai preziosi. Ciò che più colpisce la visione del film sono le prime scene dove gli splendidi colori della Costa del Sol spagnola irrompono nelle inquadrature trasmettendo allo spettatore il senso di caldo, estate, relax e pace che tanto piacciono a Gal (Ray Winstone), il protagonista. Un personaggio che pare aver raggiunto il suo personale paradiso ritirandosi in una villa con piscina, in compagnia della moglie e dei suoi più cari amici. Anche se presto una visita inattesa complicherà la situazione, riportando alla luce i “vecchi tempi” e trasformando così questa idilliaca eterna vacanza in qualcosa di angosciante.&lt;a href="http://bp0.blogger.com/_byWs_dvRz0s/SAkJ2VqEerI/AAAAAAAAAGQ/CPkcN5NGnSs/s1600-h/sexy+beast+001.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://bp0.blogger.com/_byWs_dvRz0s/SAkJ2VqEerI/AAAAAAAAAGQ/CPkcN5NGnSs/s200/sexy+beast+001.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5190690874652392114" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;A mio avviso non si tratta di un noir che entrerà nella storia del cinema ma vale la pena vederlo. Se non altro per tre o quattro validi motivi. Il primo è Ben Kingsley, che interpreta in modo superbo il vecchio “socio in affari” che torna  a proporre a Gal un lavoro. Il secondo è Gal stesso, un personaggio ben scritto e ben interpretato. Terzo: quel clima caldo che pare trasudare dalla tivù mentre il film scorre sullo schermo. Quarto: la stupefacente Peaches degli Stranglers che apre la pellicola e accompagna il “rolling stone” giù per la collina.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7186534298816042404-8857990600196663865?l=loudychronicles.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://loudychronicles.blogspot.com/feeds/8857990600196663865/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7186534298816042404&amp;postID=8857990600196663865' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7186534298816042404/posts/default/8857990600196663865'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7186534298816042404/posts/default/8857990600196663865'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://loudychronicles.blogspot.com/2008/04/sexy-beast.html' title='Sexy Beast'/><author><name>luCa</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07795419362248051782</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/Su7xGHyee3I/AAAAAAAAAPE/-H88T_Gbors/S220/11062009486.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp2.blogger.com/_byWs_dvRz0s/SAkKh1qEetI/AAAAAAAAAGg/C2tPSx-MOoo/s72-c/Sexy-Beast-Posters.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7186534298816042404.post-1112965328019828717</id><published>2008-04-17T20:01:00.005+02:00</published><updated>2008-04-17T20:45:50.709+02:00</updated><title type='text'>Chasing Amy</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp2.blogger.com/_byWs_dvRz0s/SAeWGVqEeqI/AAAAAAAAAGI/GDLnqYUuAOU/s1600-h/in+cerca+di+amy.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://bp2.blogger.com/_byWs_dvRz0s/SAeWGVqEeqI/AAAAAAAAAGI/GDLnqYUuAOU/s200/in+cerca+di+amy.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5190282131204766370" /&gt;&lt;/a&gt;Diego è un tipo riflessivo e come spesso accade i tipi riflessivi fanno insorgere riflessioni nelle persone intorno. E così quando stasera mi sono ritrovato una certa (vecchia) VHS per le mani la domanda è sorta spontanea...questo film rietrerà nel genere di commedie che Diego detesta oppure no?&lt;br /&gt;Il film in questione è &lt;em&gt;In Cerca di Amy&lt;/em&gt; per la regia di Kevin Smith. Quello Smith che ha diretto Clerks, Mallrats, Jay and Silent Bob Strike Again, Dogma, Clerks 2. Dando così vita ad una sorta di filone cinematografico con una continuity che si trascina di pellicola in pellicola.&lt;br /&gt;Questo &lt;em&gt;In Cerca di Amy&lt;/em&gt; in particolare mi è sempre stato caro. Sarà che l'ho visto in un periodo della mia vita che attraversavo una fase analoga. Sarà che l'ho sempre giudicato uno dei lavori più maturi del regista sebbene sia in ordine cronologico il suo terzo lungometraggio.&lt;a href="http://bp3.blogger.com/_byWs_dvRz0s/SAeV-lqEepI/AAAAAAAAAGA/xBlGISe50AQ/s1600-h/in+cerca+di+amy.gif"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://bp3.blogger.com/_byWs_dvRz0s/SAeV-lqEepI/AAAAAAAAAGA/xBlGISe50AQ/s200/in+cerca+di+amy.gif" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5190281998060780178" /&gt;&lt;/a&gt; Smith, sempre facendo uso di un'ironia dai toni decisi e sboccati in questo film si cimenta in una sceneggiatura più robusta, che va dai simpatici riferimenti ai suoi precedenti lavori (Silent Bob e Jay) a toni più seri come l'inconsueta storia d'amore fortemente vissuta dai protagonisti. Capace così di far ridere ma anche far emozionare il proprio pubblico con storie d’amore sincere, combattute, a volte tragiche, che lasciano l'amaro in bocca ma arricchiscono dentro. Questo è ciò che penso e così è sorta in me la curiosità di sapere se Diego approva o meno questo mio giudizio. Ma non volendo fare torto a nessuno lascio a tutti voi la possibilità di dire la vostra sul film.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7186534298816042404-1112965328019828717?l=loudychronicles.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://loudychronicles.blogspot.com/feeds/1112965328019828717/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7186534298816042404&amp;postID=1112965328019828717' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7186534298816042404/posts/default/1112965328019828717'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7186534298816042404/posts/default/1112965328019828717'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://loudychronicles.blogspot.com/2008/04/free-counter.html' title='Chasing Amy'/><author><name>luCa</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07795419362248051782</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/Su7xGHyee3I/AAAAAAAAAPE/-H88T_Gbors/S220/11062009486.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp2.blogger.com/_byWs_dvRz0s/SAeWGVqEeqI/AAAAAAAAAGI/GDLnqYUuAOU/s72-c/in+cerca+di+amy.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7186534298816042404.post-7662726296982383347</id><published>2008-04-04T01:13:00.001+02:00</published><updated>2008-04-04T01:15:40.728+02:00</updated><title type='text'>Juno MacGuff</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp1.blogger.com/_byWs_dvRz0s/R_VkyCDyb2I/AAAAAAAAAF0/VKB6-lMEDpc/s1600-h/7394_big.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://bp1.blogger.com/_byWs_dvRz0s/R_VkyCDyb2I/AAAAAAAAAF0/VKB6-lMEDpc/s320/7394_big.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5185161356695990114" /&gt;&lt;/a&gt;Ho appena terminato di vedere il film di cui tutti parlano. Il film che per molti diverrà un piccolo cult. Spesso in questi casi accade che l’aspettativa superi il risultato e alla fine se ne rimane delusi o per lo meno  lievemente insoddisfatti.  Non credo sia il caso di Juno, la pellicola diretta da Jason Reitman e scritta dall’esordiente Diablo Cody. Un fragile gioiello che riesce nella non facile impresa di equilibrarsi tra tematiche difficili e la leggerezza quasi surreale con cui la sedicenne protagonista (splendidamente interpretato da Ellen Page) cerca di porre rimedio agli imprevisti della vita. Cinica e dolce al tempo stesso, brillante, raffinata a modo suo, arrogante quando vuole, Juno sa conquistarci col suo modo di porsi davanti a scelte non facili, risultando così non solo uno strepitoso personaggio adolescente, ma un vero a proprio modo  di affrontare la vita, un modo di portare avanti le proprie idee, in barba al conformismo. Juno è una ragazza, un film e forse qualcosa di più.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7186534298816042404-7662726296982383347?l=loudychronicles.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://loudychronicles.blogspot.com/feeds/7662726296982383347/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7186534298816042404&amp;postID=7662726296982383347' title='9 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7186534298816042404/posts/default/7662726296982383347'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7186534298816042404/posts/default/7662726296982383347'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://loudychronicles.blogspot.com/2008/04/juno-macguff.html' title='Juno MacGuff'/><author><name>luCa</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07795419362248051782</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/Su7xGHyee3I/AAAAAAAAAPE/-H88T_Gbors/S220/11062009486.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp1.blogger.com/_byWs_dvRz0s/R_VkyCDyb2I/AAAAAAAAAF0/VKB6-lMEDpc/s72-c/7394_big.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>9</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7186534298816042404.post-2985786566475606106</id><published>2008-04-01T19:58:00.003+02:00</published><updated>2008-04-16T17:30:15.354+02:00</updated><title type='text'>Favole a Domicilio</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp1.blogger.com/_byWs_dvRz0s/R_J7KyDyb1I/AAAAAAAAAFs/vR25XEHoe_I/s1600-h/pizza+b.gif"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://bp1.blogger.com/_byWs_dvRz0s/R_J7KyDyb1I/AAAAAAAAAFs/vR25XEHoe_I/s200/pizza+b.gif" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5184341546223431506" /&gt;&lt;/a&gt;Nelle cuffie ascolto una favola per bambini quando metto in moto l’auto ed esco dal parcheggio. I lampioni del viale sono già accesi, la loro luce arancio filtra dentro i finestrini ed io do un’ultima occhiata all’indirizzo scritto sul biglietto da Katia. Il biglietto che Katia mi ha passato. La sua calligrafia è sempre chiara e corretta. Lettere grandi e tonde. Scrive sempre in stampatello proprio come me. La favola è in inglese e non capisco una parola di quel che si dicono. Le voci dei protagonisti sono voci di  adulti camuffate per sembrare voci di bimbi, non è difficile accorgersene. Nel marsupio ho sessantadue euro circa in pezzi da cinque, dieci e monete da uno e due. Ho attaccato il turno meno di venti minuti fa ed è già la mia seconda consegna. La prima in via Mazzini è stata veloce. Katia è contenta quando le cose filano lisce. Lo ripete in continuazione “Amo quando le cose filano lisce”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Bird : Lady? &lt;br /&gt;Lady : Yes Bird? &lt;br /&gt;Bird : It's cold &lt;br /&gt;Lady : I know.  Bird..I cannot see a thing &lt;br /&gt;Bird : It's all in your mind&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Guido una Ford Sierra dell’ottantotto grigio scuro ed hai semafori devo stare attento. Occhio ai pedoni. Occhio ai ciclisti. Occhio agli scooter. Vuoi mai che metto sotto qualcuno. Le auto grigie scuro si vedono poco la sera. Se spegnessi i fanali scomparirei. &lt;br /&gt;Nel sedile accanto ho il cellulare acceso ma nessuno sta chiamando, questo significa niente intoppi, niente imprevisti. Tengo il finestrino  abbassato di un paio di centimetri per poter respirare l’aria di aprile. Mi piace. Mi piace e fa fresco, quasi freddo. La sera è sempre così. Tiro su la zip della felpa fino sotto il collo e svolto a destra senza freccia. La via in cui devo andare è dall’altra parte del centro. Le insegne luminose dei negozi cambiano spesso. Io le uso come punti di riferimento per ricordarmi le traverse delle strade principali. Poi però quando cambiano negozi e insegne, finisce che mi perdo e devo tornare indietro. Tra dieci minuti dovrei essere di ritorno. Giusto il tempo di sentire come va a finire la favola in inglese con voci di adulti camuffate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Lady : I'm worried &lt;br /&gt;Bird : No one will come to see us &lt;br /&gt;Lady : Maybe they come but we just don't see them, What do you see? &lt;br /&gt;Bird : I see what's outside &lt;br /&gt;Lady : And what exactly is outside? &lt;br /&gt;Bird : It's grown-ups &lt;br /&gt;Lady : Well maybe if we scream they can hear us &lt;br /&gt;Bird : Yeah, maybe we should try to scream &lt;br /&gt;Lady : Ok, Bird&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non mi domando mai cosa ci sia dentro la sacca termica gialla. Quali siano i gusti di quelli che parlano al telefono. Cosa mangia una voce al telefono? Katia con la cornetta in mano scrive tutto su dei foglietti in stampatello con lettere grandi e tonde, poi li passa a Luca. Luca quando lavora è sempre sporco di bianco. E’ difficile sporcarsi di bianco ma lui ci riesce. Sarebbe stato il figlio ideale di mia mamma, io mi sporcavo sempre ma mai di bianco, i miei colori erano il verde erba sulle ginocchia, fango secco nei risvolti dei pantaloni, terra sotto le unghie. Mia mamma sarebbe stata felice di Luca. Il bimbo che non si sporca se non di bianco. Forse mia mamma avrebbe lasciato Luca giocare tranquillo, non tenendolo sempre d’occhio dalla finestra. Non voleva mi allontanassi e si arrabbiava quando gli altri ragazzini mi trattavano male.&lt;br /&gt;Luca è in gamba. Porta sempre un cappellino da baseball in testa e a me piace il suo cappello. Luca dice che per il mio compleanno me ne regalerà uno identico. Rosso.&lt;br /&gt;Cerco di inserire la seconda nella Ford Sierra grigio scuro ma niente da fare. Dovrei saperlo bene ormai. Katia dice “Parti in prima, dai gas e poi passa direttamente alla terza”. Non usare la seconda. Non funziona. Ai semafori devo sempre stare attento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Lady &amp; Bird : Heeeelp, Heeeelp. Can you hear us now ? Hello! Help! Hello it's me. Hey! Can you see? Can you see me? I'm here. Nana come and take us. Hello. Are you there. Hello&lt;br /&gt;Lady : I don't think they can hear us &lt;br /&gt;Bird : I can hear you lady &lt;br /&gt;Bird : Do you want to come with me lady &lt;br /&gt;Lady : Will you be nice to me Bird&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ormai sono arrivato, niente problemi con le insegne luminose, tutte al loro posto come me le ricordavo io. Ora cerco di distinguere i numeri attaccati ai muri delle case. La luce dei lampioni non ci arriva e non si vede quasi niente. Rallento e riguardo l’indirizzo scritto da Katia sul foglietto. La via è questa. Mi piace quando le cose filano lisce, devo solo capire se andare avanti o tornare indietro. Katia mi dice sempre di trovare le case da solo, di non fermarmi a chiedere alla gente, che non si sa mai chi posso incontrare. Allora io faccio come dice Katia.&lt;br /&gt;Tengo la macchina in prima e passo lentamente davanti a tutte le case cercando di vedere il numero. Piano. Piano. Piano. Meglio metterci due minuti in più che sbagliare il campanello. Anche questa è una frase di Katia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Lady : You're always be nice to me because you're my friend &lt;br /&gt;Bird : I try but sometimes I make mistakes &lt;br /&gt;Lady : Nana says we all make mistakes &lt;br /&gt;Bird : Maybe we should scream more &lt;br /&gt;Lady : Yes, Bird let's scream more &lt;br /&gt;Lady &amp; Bird : Help! Help us! Come on! Help! Hello! Help. Hello! We're lost &lt;br /&gt;Lady : I don't think they cannot see us &lt;br /&gt;Bird : Nobody likes us&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il numero che cerco rimane nascosto dietro il ramo di un albero con le foglie larghe. Per questo non l’avevo visto la prima volta che sono passato qui davanti. Il nome del tipo di albero non lo conosco, ma ricordo che ce n’è uno identico disegnato in un libro che ho a casa. Un libro regalato da mamma. Ci sono le illustrazioni e delle bellissime storie. Tutte che finiscono bene. Adoro le storie che finisco con un sorriso. &lt;br /&gt;Spengo il motore della Sierra. Eccomi pronto. &lt;br /&gt;Suono il campanello con i cartoni ancora caldi nelle mani. E’ importante che siano calde. “Non indispensabile ma importante” ha detto Katia. Viene ad aprirmi un ragazzo vestito elegante, tutto pettinato con il gel e come sempre ha fretta di portare dentro le pizze e chiudere la porta. Mi da pure una mancia grande e io gli sorrido gentile mentre lui ha già richiuso la porta. Torno sulla mia Ford e alzo il riscaldamento. La felpa non basta più. Fa fresco, quasi freddo. La sera è sempre così.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Lady : But they all seem so big &lt;br /&gt;Bird : Maybe we should just jump &lt;br /&gt;Lady : What if we fall from the bridge and then nobody can catch us &lt;br /&gt;Bird : I don't know let's just see what happens &lt;br /&gt;Lady : Okay&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Katia mi aspetta ed io sono in perfetto orario. Dieci minuti esatti come avevo detto io. Ormai conosco il mio lavoro. Lo faccio da parecchio tempo. Quelli che avevano cominciato con me hanno smesso tutti. Ho insegnato i nomi delle strade ad un ragazzo che adesso, mi hanno detto, progetta dove piazzare svincoli e rotatorie. Un altro invece si è licenziato tre anni fa per laurearsi, ora lavora in tribunale. Tutti fanno altre cose. &lt;br /&gt;I ragazzi di adesso sono tutti più giovani di me. Ragazzi che facevano le medie quando io ho preso la patente. Ora si pagano la scuola lavorando la sera. Esattamente come gli altri ed esattamente come gli altri un giorno se ne andranno. &lt;br /&gt;Io sono qui da sette anni e Katia e Luca sono contenti di me. Le consegne speciali le fanno portare sempre e solo a me. Non si fidano di quelli nuovi. Alla faccia di mia mamma. Alla faccia di Carlo, l’assistente sociale. Tutti che dicevano che non ero tagliato per fare un lavoro a contatto con la gente. Invece ce l’ho fatta.&lt;br /&gt;Sono bravo nelle consegne.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Bird : Come with me &lt;br /&gt;Lady : Shall we do it together &lt;br /&gt;Bird : Yeah &lt;br /&gt;Lady &amp; Bird : 1 2 3....Aaaaaaah &lt;br /&gt;Bird : Lady? &lt;br /&gt;Lady : Yes Bird &lt;br /&gt;Bird : It's cold &lt;br /&gt;Lady : I know &lt;br /&gt;Lady : Bird...I cannot see a thing &lt;br /&gt;Bird : It's all in your mind&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al mio ritorno c’è sempre un sorriso ad aspettarmi, il sorriso di Katia. Mi chiede sempre se è andato tutto bene e mi fa l’occhiolino. Luca mi osserva mentre stende l’impasto per le pizze e anche lui sorride. A volte gli altri si beccano delle sgridate. A me non dicono mai parolacce. Quando sono io a fare una consegna Luca e Katia sono sempre soddisfatti. &lt;br /&gt;In questo momento in pizzeria non c’è nessuno. Nessun cliente e anche gli altri ragazzi sono fuori in scooter con i loro biglietti scritti in stampatello grande e tondo. Katia mi chiede se il ragazzo col gel mi ha pagato ed io faccio cenno di sì con la testa. Mi ha dato anche la mancia. Poi dal marsupio tolgo centottanta euro e lei li mette nella cassa. “Bisogna stare attenti coi soldi” dice sempre Katia “quando sono così tanti”. E Katia ha ragione, io lo so bene. Per questo sceglie sempre me per le consegne speciali. Sono pizze che costano un sacco di soldi quelle delle consegne speciali. E quando le porto il ragazzo che viene ad aprire ha sempre fretta di chiudere la porta. A me non interessa. Non voglio essere amico di quei ragazzi. Hanno sempre occhi strani. Occhi grandi e bui.  Meglio i sorrisi di Katia, sorrisi felici come quelli che trovo alla fine delle storie illustrate nei miei libri a casa. Storie dove tutto si risolve bene. Katia mi fa una carezza sulla guancia ed io divento rosso. Al momento non c’è nessun altra consegna da fare e preferisco restare vicino al telefono dove Katia aspetta le chiamate. Preferisco tenere le cuffie in testa ed ascoltare la favola in inglese che finisce ed io non capito la storia. Ma riesco ad immaginarmela.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7186534298816042404-2985786566475606106?l=loudychronicles.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://loudychronicles.blogspot.com/feeds/2985786566475606106/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7186534298816042404&amp;postID=2985786566475606106' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7186534298816042404/posts/default/2985786566475606106'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7186534298816042404/posts/default/2985786566475606106'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://loudychronicles.blogspot.com/2008/04/favole-domicilio.html' title='Favole a Domicilio'/><author><name>luCa</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07795419362248051782</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/Su7xGHyee3I/AAAAAAAAAPE/-H88T_Gbors/S220/11062009486.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp1.blogger.com/_byWs_dvRz0s/R_J7KyDyb1I/AAAAAAAAAFs/vR25XEHoe_I/s72-c/pizza+b.gif' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7186534298816042404.post-3665224231137374927</id><published>2008-03-21T18:35:00.004+01:00</published><updated>2008-03-21T18:42:33.660+01:00</updated><title type='text'>La polvere di Fante</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp1.blogger.com/_byWs_dvRz0s/R-PyLiDybzI/AAAAAAAAAFc/D0nmAXDjZKE/s1600-h/fante0436.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://bp1.blogger.com/_byWs_dvRz0s/R-PyLiDybzI/AAAAAAAAAFc/D0nmAXDjZKE/s200/fante0436.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5180250276341378866" /&gt;&lt;/a&gt;L’altro giorni, sistemando alcuni libri in bilico tra mensole troppo cariche, mi è ricapitato in mano il volume di &lt;em&gt;Chiedi alla Polvere&lt;/em&gt;. Un romanzo letto una decina d’anni fa e che forse meriterebbe una rispolverata, per lo meno cercare quei passaggi che tempo indietro mi avevo tanto affascinato. Momenti di tranquilla e disperata letteratura anni ’30. Come il periodo che apre l’intero romanzo: &lt;em&gt;Una sera me ne stavo a sedere sul letto della mia stanza d'albergo, a Bunker Hill, nel cuore di Los Angeles. Era un momento importante della mia vita; dovevo prendere una decisione nei confronti dell'albergo. O pagavo o me ne andavo: così diceva in biglietto che la padrona mi aveva infilato sotto la porta. Era un bel problema, degno della massima attenzione. Lo risolsi spegnando la luce e andandomene a letto&lt;/em&gt;, il personaggio che agisce a quel modo altri non è che Arturo Bandini, orgoglioso scrittore senza un soldo (e alter-ego di Fante in molti suoi lavori), con all'attivo un solo successo: il racconto &lt;em&gt;Il cagnolino rise&lt;/em&gt; pubblicato dall'editore Hackmuth. Certo di un futuro brillante questo astro nascente della letteratura mondiale, si muove in una Los Angeles avvolta dalla polvere del deserto (il paziente deserto in attesa che gli uomini muoiano e le civiltà vacillino), con un solo pensiero nella propria testa: Camilla Lopez, cameriera messicana dallo splendido corpo. Una donna magnetica che finirà per amare, per esserne travolto in avventure erotiche davanti l'oceano, ed infine scaricato.&lt;a href="http://bp2.blogger.com/_byWs_dvRz0s/R-PyQyDyb0I/AAAAAAAAAFk/is4Hjd4gR_c/s1600-h/john_fante_001.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://bp2.blogger.com/_byWs_dvRz0s/R-PyQyDyb0I/AAAAAAAAAFk/is4Hjd4gR_c/s200/john_fante_001.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5180250366535692098" /&gt;&lt;/a&gt; Una personale tragedia, una catastrofe che porterà il giovane scrittore ad intraprendere nuove strade, per fuggire il dolore, come quella di Vera: una ninfomane deforme nella quale cercherà consolazione, oppure l'inizio del proprio primo romanzo. Tutte cose che lo terranno occupato sino a ché la voglia di rivedere Camilla non lo farà ripartire alla volta di una baracca dove lei è stata vista l'ultima volta. Una baracca situata ad un passo dal deserto, sotto il sole cocente, dove tutto prima o poi si trasforma in polvere.   &lt;br /&gt;Tutto questo è Fante, un narratore riscoperto forse troppo tardi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7186534298816042404-3665224231137374927?l=loudychronicles.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://loudychronicles.blogspot.com/feeds/3665224231137374927/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7186534298816042404&amp;postID=3665224231137374927' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7186534298816042404/posts/default/3665224231137374927'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7186534298816042404/posts/default/3665224231137374927'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://loudychronicles.blogspot.com/2008/03/la-polvere-di-fante.html' title='La polvere di Fante'/><author><name>luCa</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07795419362248051782</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/Su7xGHyee3I/AAAAAAAAAPE/-H88T_Gbors/S220/11062009486.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp1.blogger.com/_byWs_dvRz0s/R-PyLiDybzI/AAAAAAAAAFc/D0nmAXDjZKE/s72-c/fante0436.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7186534298816042404.post-8284940655232827516</id><published>2008-03-19T19:29:00.003+01:00</published><updated>2008-03-19T19:32:35.309+01:00</updated><title type='text'>La merce in offerta sopporta in silenzio</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp1.blogger.com/_byWs_dvRz0s/R-FbrWWRYAI/AAAAAAAAAFM/fBBswsyyEv8/s1600-h/handsblack6.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://bp1.blogger.com/_byWs_dvRz0s/R-FbrWWRYAI/AAAAAAAAAFM/fBBswsyyEv8/s200/handsblack6.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5179521846744276994" /&gt;&lt;/a&gt;Ho comprato un orologio da muro, non è bellissimo ma era in offerta al centro commerciale per dodici euro. La cornice intorno è tutta in plastica, del colore del legno. Se lo guardi sembra in legno, legno finto. Sono di ritorno a casa mentre il sole di questa giornata va giù, guido la stationwagon in mezzo al traffico, sono parte del serpentone che si muove piano sulla statale. Parto e mi fermo, lentamente. Riparto e mi rifermo, lentissimamente. Alla radio fanno solo schifezze e così la spengo. Alzo la frizione, mi muovo di poco e mi viene in mente un film visto la sera precedente. Era un film leggero. Non nella trama ma nei sentimenti. Sospeso in quella profonda leggerezza delle cose pure. Trattava dell’amore. Una storia come ne accadono poche oramai. Per tutta la lunghezza della pellicola nessuno ha mai detto – ti amo -. La fila di auto si ferma d’improvviso. Pigio il pedale del freno e mi blocco d’un colpo. La borsa di nylon che contiene l’orologio vola sul tappetino. Prima sbatte contro il cruscotto e poi vola di sotto, sul tappetino. L’auto che ha frenato dietro di me s’è fermata ad un soffio. E’ occupata da un uomo al volante e una donna al suo fianco, avranno cinquant’anni. Visti nello specchietto retrovisore sembrano abbastanza ciccioni. Guardo giù e vedo l’orologio da muro che spunta fuori per metà dalla borsa di nylon. Spunta quanto basta per notare che il vetro s’è scheggiato. Il vetro, racchiuso in quella cornice di plastica color legno, s’è crepato. Cazzo. Un accidente a questo traffico di merda. Fregato. La merce in offerta non può essere cambiata. Lo diceva un cartello appeso sopra, in alto. Non posso neppure tornare indietro e fingere di averlo trovato così. Penso, magari è solo polvere. Cerco di pulire con i polpastrelli ma non succede niente. La crepa nel vetro se ne resta lì dov’è. Fregato. La colonna di auto si muove ed io le vado dietro. Riparto e mi rifermo, lentissimamente. Il ciccione nello specchietto retrovisore parla concitato, rivolto alla donna alla sua destra. Sbatte le mani sul volante e ha la faccia tutta rossa. Forse è il tramonto. Forse sta per beccarsi un infarto. Estraggo dalla borsa l’intero l’orologio per osservarlo meglio. Ci do ancora un po’ con i polpastrelli ma non c’è niente da fare. Se non si fosse schiantato contro il cruscotto sarebbe stato perfetto. Se non ci fosse quella crepa sarebbe stato un affarone. Ora è da buttare senza poterlo neppure appendere alla parete. Mancavano solo pochi chilometri per arrivare a casa e mi son fregato. L’uomo nello specchietto è imbestialito, diventa scalmanato e molla una sberla alla donna. Lei accusa il colpo ma non ribatte, non parla. Immobile non apre bocca. Lui continua a blaterare qualcosa e poi ancora giù, altra sberla sulla testa. Riprendiamo la marcia e dopo poche decine di metri siamo nuovamente fermi. Ancora fissi in questo epilogo di pomeriggio con il caldo dell’estate. Io nella mia stationwagon con l’aria condizionata accesa e loro dietro persi tra le sue urla e le sue sberle. La donna guarda dritto avanti a sé. L’uomo è sempre più rosso.&lt;a href="http://bp2.blogger.com/_byWs_dvRz0s/R-Fb2mWRYBI/AAAAAAAAAFU/5G318L85Hs4/s1600-h/01_phixr1.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://bp2.blogger.com/_byWs_dvRz0s/R-Fb2mWRYBI/AAAAAAAAAFU/5G318L85Hs4/s200/01_phixr1.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5179522040017805330" /&gt;&lt;/a&gt; La merce in offerta non si cambia. Tutti ripartono e si rifermano, all’infinito. Nessuno può accelerare come vorrebbe. L’orologio è sul sedile con la sua crepa bella in vista, sono stato io a rovinarlo. Sono stato io a romperlo. L’orologio e la donna nell’auto dietro stanno nella medesima posizione. Senza lamentarsi. Entrambi sopportano in silenzio, sperando di essere presto dimenticati.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7186534298816042404-8284940655232827516?l=loudychronicles.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://loudychronicles.blogspot.com/feeds/8284940655232827516/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7186534298816042404&amp;postID=8284940655232827516' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7186534298816042404/posts/default/8284940655232827516'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7186534298816042404/posts/default/8284940655232827516'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://loudychronicles.blogspot.com/2008/03/la-merce-in-offerta-sopporta-in.html' title='La merce in offerta sopporta in silenzio'/><author><name>luCa</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07795419362248051782</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/Su7xGHyee3I/AAAAAAAAAPE/-H88T_Gbors/S220/11062009486.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp1.blogger.com/_byWs_dvRz0s/R-FbrWWRYAI/AAAAAAAAAFM/fBBswsyyEv8/s72-c/handsblack6.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7186534298816042404.post-2079610055568717284</id><published>2008-02-04T21:34:00.000+01:00</published><updated>2008-02-04T23:19:11.253+01:00</updated><title type='text'>Into the Wild</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp3.blogger.com/_byWs_dvRz0s/R6d3Ja71wMI/AAAAAAAAAFE/ddEjAPwV4i8/s1600-h/Into+the+Wild+-+manifesto.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://bp3.blogger.com/_byWs_dvRz0s/R6d3Ja71wMI/AAAAAAAAAFE/ddEjAPwV4i8/s200/Into+the+Wild+-+manifesto.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5163226501536399554" /&gt;&lt;/a&gt;Un viaggio nelle terre selvagge dell’Alaska, un viaggio nelle terre selvagge dentro noi. Un film profondo, toccante. Un film che non scende a compromessi, esattamente come il protagonista, quel Christopher McCandless che nei primissimi anni ’90 decise di affrontare la vita in modo differente. Fuori dalla civiltà, fuori dalle convenzioni, fuori da sogni preconfezionati come carriera, affermazione sociale, denaro, consumismo. Testardo e cocciuto si spingerà sempre più a nord, alla ricerca di una verità interiore, di un luogo non ancora contaminato per poter vivere di poco a contatto con la natura. A contatto con i suoi pensieri, potersi misurare con se stesso per poi rinascere forte e ricco di conoscenza. Poter finalmente ricevere quelle risposte che in 23 anni di vita mai aveva trovato. &lt;br /&gt;Jon Krakauer, colui che attraverso un libro ha raccolto le informazioni del viaggio di Christopher, commenta così: &lt;em&gt;“Uno dei motivi per cui ho deciso di scrivere il libro è che mi sono identificato con Chris e mi sono sforzato di capirlo, anche se non pretendo di esserci riuscito fino in fondo. Chris non era un ragazzo come gli altri. Era molto egocentrico. Era ostinato. Era impetuoso. Ma era anche un puro di cuore. E la cosa straordinaria, di lui, è che non accettava compromessi. Aveva grandi ideali, un forte senso di rettitudine morale. Credeva che la sua missione nella vita fosse quella di abbandonare la via più facile. Molti lo hanno giudicato semplicemente un pazzo incompetente e irresponsabile, perché, si sono chiesti, non si è portato un’accetta e una radio, andando in Alaska? Ma a loro, Chris avrebbe risposto: non sarebbe più stata un’avventura. In un mondo come quello di oggi, dove su una mappa non ci sono più spazi vuoti, Chris ha lasciato a casa tutte le mappe.”&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7186534298816042404-2079610055568717284?l=loudychronicles.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://loudychronicles.blogspot.com/feeds/2079610055568717284/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7186534298816042404&amp;postID=2079610055568717284' title='10 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7186534298816042404/posts/default/2079610055568717284'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7186534298816042404/posts/default/2079610055568717284'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://loudychronicles.blogspot.com/2008/02/un-viaggio-nelle-terre-selvagge.html' title='Into the Wild'/><author><name>luCa</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07795419362248051782</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/Su7xGHyee3I/AAAAAAAAAPE/-H88T_Gbors/S220/11062009486.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp3.blogger.com/_byWs_dvRz0s/R6d3Ja71wMI/AAAAAAAAAFE/ddEjAPwV4i8/s72-c/Into+the+Wild+-+manifesto.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>10</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7186534298816042404.post-1963642737501545382</id><published>2008-01-23T20:44:00.000+01:00</published><updated>2008-01-23T20:56:34.280+01:00</updated><title type='text'>Aspettando, lontano ma non troppo</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp0.blogger.com/_byWs_dvRz0s/R5ebdq71wLI/AAAAAAAAAE8/9QkDV0eP7f4/s1600-h/Ragazze+001+piccola.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://bp0.blogger.com/_byWs_dvRz0s/R5ebdq71wLI/AAAAAAAAAE8/9QkDV0eP7f4/s200/Ragazze+001+piccola.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5158762832219979954" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;“Dopo un mese di latitanza eccomi di ritorno. Non ho fatto nessun viaggio in capo al mondo (purtroppo),né imprese avventurose,  a tenermi lontano da Loudy Chronicles sono stati semplicemente i troppi impegni (nuovi e vecchi) e i pochi momenti liberi.&lt;br /&gt;Spero di non lasciare mai più incustodite queste pagine così a lungo.&lt;br /&gt;Per festeggiare il ritrovato tempo libero vi lascio ad un racconto scritto ormai parecchi anni fa.&lt;br /&gt;Buona lettura.”&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Aspettando, lontano ma non troppo&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Da quasi un anno abito l'appartamento che un tempo, all'età di diciannove anni, fu occupato da Gerard Segretin. Vivo respirando queste quattro mura in rue Bréguet senza riuscire a togliere un ragno dal buco. Senza quella sola idea capace di scuotermi da un respirare ritmato. L'appartamento di Gerard Segretin e non una sola idea. Non un solo spostamento. Non una sola mutazione. Non voglio interferire con l'ordine individuale che Segretin mise in quest'alloggio nella sua giovane età. Lo abitò nei suoi anni migliori e credo che per doveroso rispetto, non debba mutare nulla di ciò che trovai quando per la prima volta varcai la soglia. Non un solo spostamento. Non un solo soprammobile. Non una sola idea. Neppure il pianoforte a muro che intralcia l'ingresso in bagno. Quello stesso pianoforte che lui era solito suonare per intrattenere gli ospiti o qualche ragazza appena conosciuta nei bar. Un pianoforte divenuto leggenda nei suoi racconti di vita. Un pianoforte che urto immancabilmente con il fianco sinistro ogni notte quando vado a svuotare la vescica in bagno. Naturalmente ho inserito anche oggetti miei nell'appartamento, come lo stereo, un forno microonde ed il frigorifero ancora da pagare, mantenendo però un'attenzione verso l'armonia di fondo per non deturpare lo scenario generale. Bene attendo che tutto ciò non interferisse con gli oggetti già esistenti. Oggetti che oramai considero come compagnia abituale, come quel calendario del sessantasei in cui Segretin aveva cerchiato di rosso il ventitré di ogni mese. E così la sera siedo per circa quaranta minuti davanti la macchina per scrivere. Siedo e osservo la macchina, i suoi tasti, la barra spaziatrice, i nastri d'inchiostro. Osservo e non butto su carta una sola lettera. Parola. Una sola idea. Anima svuotata dallo scrivere, niente più da raccontare, che benedizione! Ogni sera, dopo quei quaranta minuti di contemplazione infilo il cappotto e scendo al bar a bere qualcosa. Non una sola idea ed un solo spostamento di circa centocinquanta metri in direzione di rue Saint Sabin. Stretto nel cappotto proseguo dritto senza fermarmi fino dentro al bar. Scelgo il tavolo che più mi aggrada. Uno diverso ogni giorno e ordino giusto un bicchiere che mi scaldi la memoria prima di tornare sui miei passi e dormire. Solitamente finisco con l'ordinare un amaro ma anche questa non è regola ma semplice casualità di gusti personali. Nessuna donna è mai stata capace di farmi smettere con il fumo. Una specie di sconosciuta forza di volontà che in tutti questi anni mi hanno permesso di andare avanti, sebbene incontrassi minacce di ogni tipo o più ordinariamente altre fumatrici incallite quanto me. Quindi, da esperto fumatore, dopo l'amaro e un paio di tiri ad una Camel e qualche faccia stanca che scorre senza primi piani sul fondo del locale, non mi rimane altro da fare che alzarmi il bavero del cappotto ed incamminarmi. Pago sempre alla consegna del bicchiere sul tavolo, tanto per evitarmi lo sforzo di fermarmi alla cassa quando mi sono già avviato all'uscita. Una volta ritto non devo fare altro che procedere sino in strada e nulla più. Quattro passi fatti sul selciato umido di una città autunnale che mi ha permesso d'alloggiare nell'appartamento che un tempo fu di Gerard Segretin, scegliendo di non modificarne niente, non una sola idea, non un solo spostamento. Questo come filosofia, in parte volontaria ed in parte involontaria, del mio esistere a contatto col suo genio emigrato all'estero troppo presto, se non per raccogliere qualche spicciolo dell'immenso successo che l'attendeva. Qualche spicciolo, come quelli che lascio alla donna accampata con coperte e cartoni sotto il portone della palazzina dove abito. Il mio appartamento visto alle ventitré e quaranta di un normale martedì sera non dice molto, forse proprio nulla. Tra poco varcherò la soglia e sarò pronto al sonno. Lasciando la macchina da scrivere, ancora banchetto immacolato, sul tavolo con fogli bianchi alla griglia come contorno e niente dolce. Troppi pasti e poche idee e nessun spostamento. &lt;br /&gt;Non una sola sorpresa a concedermi il brivido dell'entrata in scena giunto in soggiorno. Ogni cosa così come l'avevo lasciata, anche il dizionario dei sinonimi e contrari abbandonato apposta in bilico accanto il termosifone. Non è caduto. Nulla è mutato. Mi dirigo verso la macchina da scrivere. Devo riporre il foglio. Devo ordinare gli oggetti prima di concedermi al sonno ma ecco che mi fermo e rifletto. Concedo altri minuti al mio diletto. Alla mia passione. Alle mie parole mai scritte. Siedo ed aspetto. Attendo qualche attimo. Solamente qualche minuto che dopo poco mi accorgo essere divenuti trenta. Trenta minuti in cui sto scrivendo cose che non sento né penso. La mia anima m'ha fregato. Non una sola idea ma nel frattempo scrivo e non mi fermo. Scrivo e non penso ad altro che pigiare tasti ricordando un lontano pomeriggio di settembre in cui feci entrare un piccolo gatto nero nella casa della mia vicina allergica. Ricordo quell'aquilone che costruito in troppa fretta non riuscì mai a decollare, neppure nelle mani esperte di mio nonno. Ricordo una ragazza incontrata in estate, mentre attendevo cosa non so, bella a tal punto da trascorrerci un intero mese in giro per la Riviera, albergo dopo albergo, un sacco di cose da fare insieme e poi gli addii. Ricordo il primo suono di campanella dei miei sei anni elementari oppure quel disco mai trovato e tanto cercato di cui conoscevo il titolo ma non l'autore. Ricordo il sapore dello zabaione a merenda sbattuto forte e velocemente nella ciotola. I marines intorno la pasta sfoglia. Il vecchio che annacquava le piante e la sua amica di sotto che lo amava. Ricordo la mia ragazza, quella di sempre, la sola. Per lei non ho mai suonato il pianoforte, non ho mai posseduto la stoffa di Segretin. Ricordo e scrivo e non una sola idea. Come quelle storie che non hanno un vero inizio ed è impossibile trovarne una fine decente. Storie tramandate di bocca in bocca. Narrate prima che qualcuno si possa svegliare e perderle così, per sempre, nella memoria vigile che non accompagna i sognatori di parole. Ritto con la schiena sulla sedia scomoda non c'è intenzione di fermarsi nelle mani, nelle dita ed allora non posso che proseguire in quella giornata dove decisi di scegliere questo luogo per vivere. Lontano dalla mia vita precedente ma non troppo, dalla ragazza di sempre ma non troppo, perduta anni fa ormai, perché le distanze anche se prese con amore sono dure. Il passato non si può accartocciare e gettare nel cestino e come questo foglio di carta su cui batto i tasti non sarà mai cancellato, perché adesso è il momento di creare qualcosa che prima non aveva abitato in questa casa. Forse si tratta di un'idea oppure di altro, che finalmente fuoriesce dagli oggetti che mi hanno accompagnato nelle giornate. Questo tavolo, questa macchina per scrivere, quel frigorifero, gli occhiali che non ho mai posato sul naso, un solo bicchiere nel lavello. Le pagine una di seguito all'altra. Senza interruzione. Parole e parole e parole. Giorni cerchiati sul calendario. Ogni cosa nel suo luogo adatto. Dove dovrebbero sempre essere stati. Forse un'idea. Non un solo spostamento. Onore a Gerard Segretin!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7186534298816042404-1963642737501545382?l=loudychronicles.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://loudychronicles.blogspot.com/feeds/1963642737501545382/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7186534298816042404&amp;postID=1963642737501545382' title='9 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7186534298816042404/posts/default/1963642737501545382'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7186534298816042404/posts/default/1963642737501545382'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://loudychronicles.blogspot.com/2008/01/aspettando-lontano-ma-non-troppo.html' title='Aspettando, lontano ma non troppo'/><author><name>luCa</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07795419362248051782</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/Su7xGHyee3I/AAAAAAAAAPE/-H88T_Gbors/S220/11062009486.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp0.blogger.com/_byWs_dvRz0s/R5ebdq71wLI/AAAAAAAAAE8/9QkDV0eP7f4/s72-c/Ragazze+001+piccola.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>9</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7186534298816042404.post-5725212990693019122</id><published>2007-12-20T18:41:00.000+01:00</published><updated>2007-12-20T18:47:47.985+01:00</updated><title type='text'>Una serie Tv da non perdere</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp2.blogger.com/_byWs_dvRz0s/R2qpf-APrxI/AAAAAAAAAE0/j6Mg5MXGiOw/s1600-h/12.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://bp2.blogger.com/_byWs_dvRz0s/R2qpf-APrxI/AAAAAAAAAE0/j6Mg5MXGiOw/s200/12.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5146111890909277970" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;em&gt;Non molto tempo fa sognavo che le persone mi vedessero per quello che sono, e per un breve attimo il mondo ha davvero visto il mio lavoro e qualcuno si è persino rallegrato, ma pare che nessuno pianga il cattivo. &lt;br /&gt;Scusa James. &lt;br /&gt;Penso che Harry lo sapesse dall'inizio, per questo mi diede un codice che gli costò la vita ma mi ha tenuto vivo all'interno di prove incredibili. &lt;br /&gt;Il codice ora è mio, e mio soltanto. Così come le relazioni che coltivo, relazioni che non sono più solo travestimenti, ho bisogno di loro, anche se mi rendono vulnerabile. &lt;br /&gt;Mio padre potrebbe non approvare, ma non sono più il suo discepolo. Sono il maestro ora. Un'idea trascesa in vita. &lt;br /&gt;Perciò questa è la mia nuova strada, che è molto più simile alla vecchia solo che è mia. Per continuare su questa strada devo lavorare sodo, esplorare nuovi rituali, evolvere. &lt;br /&gt;Sono Cattivo? Sono Buono? &lt;br /&gt;Ho smesso di farmi queste domande poiché non ho risposte. &lt;br /&gt;Qualcuno le ha?&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Dexter Morgan&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7186534298816042404-5725212990693019122?l=loudychronicles.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://loudychronicles.blogspot.com/feeds/5725212990693019122/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7186534298816042404&amp;postID=5725212990693019122' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7186534298816042404/posts/default/5725212990693019122'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7186534298816042404/posts/default/5725212990693019122'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://loudychronicles.blogspot.com/2007/12/una-serie-tv-da-non-perdere.html' title='Una serie Tv da non perdere'/><author><name>luCa</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07795419362248051782</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/Su7xGHyee3I/AAAAAAAAAPE/-H88T_Gbors/S220/11062009486.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp2.blogger.com/_byWs_dvRz0s/R2qpf-APrxI/AAAAAAAAAE0/j6Mg5MXGiOw/s72-c/12.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7186534298816042404.post-5138170180088455071</id><published>2007-12-19T19:17:00.000+01:00</published><updated>2007-12-19T19:23:16.361+01:00</updated><title type='text'>Amanda</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp3.blogger.com/_byWs_dvRz0s/R2lhOeAPrwI/AAAAAAAAAEs/U3tWDUHHXRs/s1600-h/IMG_1644-2-774315.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://bp3.blogger.com/_byWs_dvRz0s/R2lhOeAPrwI/AAAAAAAAAEs/U3tWDUHHXRs/s320/IMG_1644-2-774315.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5145750950447656706" /&gt;&lt;/a&gt;Vai a me che sospiro e timbro il cartellino alle 8.17 del mattino. Vai all'ambulanza che corre a sirene spiegate sull'altro lato della tangenziale. Vai ad Alice di quattro anni che tutte le mattine incontro nell'ascensore, quando i genitori la portano dai nonni prima di andare al lavoro. Vai ad un ritmo sudamericano, caldo e accogliente. Vai ad una manciata di popcorn caduti sui gradini del cinema. Vai a me che sospiro e timbro il cartellino alle 18.00 del pomeriggio. Vai al cane che fugge sempre dal serraglio. Vai alla birra bevuta prima del concerto. Vai ai notiziari ascoltati alla radio e alla voce fasulla degli speaker. Vai ai terni all'otto. Vai alla corde di chitarra. Vai a me a disagio nella sala d'aspetto… qualsiasi sala d'aspetto. Vai alle 23.23 di ogni maledetta sera, quando niente può accadere. Vai alle urla dell'inquilina del terzo piano che litiga col marito e Carlo Conti sorride nel video. Vai a tutti quelli che corrono pigiando il piede sull'acceleratore. Vai al pane caldo e fumante. Vai ai sorrisi improvvisi sul volto di chi vuoi bene. Vai ai varietà del sabato sera, lustrini e smorfie. Vai alle parabole zen. Vai a quelli che non accettano le carte di credito. Vai alle signorine che si offrono per poco, offrono tutto a poco. Vai al tuo film preferito ma che non vuoi rivedere. Vai a me che leggo un numero di telefono in un cesso pubblico. Vai a tutte le finestre socchiuse. Vai a tutte le sigarette interrotte. Vai a chi fa il turno di notte. Vai a chi aspetta la neve. Vai a chi vive un solo giorno all'anno. Vai a chi si addormenta col sorriso. Vai alla tua band preferita che non pubblica più album. Vai alla voglia colpevole di cioccolato. Vai alle gomme che scoppiano in tangenziale e l'auto davanti ti viene incontro. Torna a quelle sirene d'ambulanza che ascoltavi prima,  qualcuno non farà in tempo a sentirle avvicinare. Vai a te che timbri il cartellino alle 8.17 e quelle sirene non erano affar tuo. Vai a te che puoi ancora amare e odiare tutte le sensazioni del mondo. Vai a te che ringrazi chissà chi per trovarti in una sala d’attesa completamente deserta, poi lentamente rilassi le gambe, incroci le braccia sul petto e dici buonanotte.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7186534298816042404-5138170180088455071?l=loudychronicles.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://loudychronicles.blogspot.com/feeds/5138170180088455071/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7186534298816042404&amp;postID=5138170180088455071' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7186534298816042404/posts/default/5138170180088455071'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7186534298816042404/posts/default/5138170180088455071'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://loudychronicles.blogspot.com/2007/12/amanda.html' title='Amanda'/><author><name>luCa</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07795419362248051782</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/Su7xGHyee3I/AAAAAAAAAPE/-H88T_Gbors/S220/11062009486.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp3.blogger.com/_byWs_dvRz0s/R2lhOeAPrwI/AAAAAAAAAEs/U3tWDUHHXRs/s72-c/IMG_1644-2-774315.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7186534298816042404.post-3348382841582837251</id><published>2007-12-01T15:35:00.001+01:00</published><updated>2007-12-01T15:51:39.052+01:00</updated><title type='text'>Dimenticavo...mi chiamo Ottavio</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp3.blogger.com/_byWs_dvRz0s/R1FzLTn3iBI/AAAAAAAAAEU/JNBRb45FcPw/s1600-R/balcone_250.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://bp3.blogger.com/_byWs_dvRz0s/R1FzLTn3iBI/AAAAAAAAAEU/YdlZUFcJTVU/s200/balcone_250.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5139015287889692690" /&gt;&lt;/a&gt;Quando avevo sette anni, ai tempi della seconda elementare, trascorrevo gran parte dei miei pomeriggi in cucina. Lì facevo i compiti, posteggiavo le automobiline davanti i quaderni o giocavo con i soldatini. A volte aspettavo che la nonna lasciasse libera la sua metà del tavolo, dal tagliere e dalla sfoglia fatta in casa, per poterla invadere con i corpi speciali dei marines. Nei pomeriggi di primavera, nei pomeriggi d'estate ed anche nella prima fetta d'autunno, la porta finestra che conduceva al balcone restava aperta ed io potevo osservare fuori. Gran passione osservare fuori il palazzo che s'ergeva al di là del cortile. Rimanevo seduto al mio posto con i gomiti sul tavolo ed invece di leggere il sussidiario mi perdevo con gli occhi in quella vita varia e colorata, tutta a disposizione, tutta a poche decine di metri. Vita composta da famiglie incasellate una sopra l'altra, su sino al cielo. &lt;br /&gt;Al terzo piano, esattamente davanti la mia cucina, abitava un vecchio che avrà avuto si e no sessantacinque anni, anche se ai miei occhi appariva tremendamente decrepito. Vestiva sempre con la giacca, anche in casa, anche in estate. Osservandolo notai che ogni giorno il suo compito primario del pomeriggio era uscire sul proprio balcone per innaffiare ed inumidire con uno spruzzino la sua edera rampicante coltivata dentro un vaso di cemento. Non sgarrava d'un minuto. Al secondo piano invece, spostata più verso sinistra, abitava una signora sui sessanta un po' cicciona. Più che cicciona teneva un sedere bello grosso ed un'acconciatura tutta cotonata rosso fuoco. Ogni giorno il compito primario del pomeriggio era uscire sul proprio balcone e lamentarsi di quel dannato spruzzino che bagnava le sue camicette appese ad asciugare. Lo beccava sempre sul fatto quel poveretto. Il vecchio insisteva nel sostenere l'impossibilità che l'acqua raggiungesse le camicette della vicina e lei di tutta risposta alzava la voce e non la finiva con i piagnistei. Io me ne restavo anche decine di minuti a fissarli dalla mia sedia. I miei genitori erano al lavoro. La nonna, quando non faceva la sfoglia, se ne stava a ricamare qualcosa in camera da letto ed io potevo godermi quella scena in pace. Potevo osservare la palazzina davanti vivere e crescere e cambiare e ripetersi. Come le stagioni. &lt;br /&gt;Durante l'estate ci furono i mondiali di calcio in Spagna, quelli famosi. E spesso venne a farci visita un nostro vicino di pianerottolo, signore anziano (età sempre fornita dalla mia ottica di allora) che tutti chiamavano il Professore. Sembrava che conoscesse bene tutto il vicinato, anzi tutto il quartiere, per via dei numerosi anni che aveva abitato quel luogo. Tuttavia rimase sorpreso quando mio padre gli raccontò di quei battibecchi che avvenivano di fronte a noi. Commentavano tutti insieme gli adulti della casa ed insieme se la ridevano come se la cosa fosse uno scherzo. Dicevano "Ormai non son più buoni di farsi la corte nei modi normali" oppure "A furia di farfugliare insulti si saranno innamorati". Non ci capivo niente. Pensavo che il troppo calcio e il troppo caldo di quei giorni dell'ottantadue, a quei grandi, gli avesse cotto le testa. Intanto persistevo nel farcire le mie giornate di automobiline, soldatini e sbirciate nella facciata che mi fronteggiava. I compiti non c'erano in estate e la nonna non faceva che sonnecchiare tutto il giorno. Di fratelli non ne avevo, o quasi, insomma per farla breve non avevo fatto in tempo a conoscerlo, quindi disponevo del tempo che volevo, prima che si facessero le cinque per poter andare giù in cortile e prendere la bici. Osservavo. Grande passione per me osservare. Un pomeriggio salirono da me le figlie di Massimo il pugile per giocare insieme. Abitavano due piano sotto, al piano terra. Erano due gemelle e si chiamavano Giada e Bruna anche se quand'erano insieme ognuna voleva essere chiamata col nome dell'altra, oppure entrambe Rebecca. I condomini ci uscivano di testa quando le incontravano nell'ingresso e toccava salutarle con i nomi giusti, oppure i nomi che le piccole desideravano sentirsi rivolgere. Per quanto mi riguarda me la cavavo bene in questo, facevo "Ohh!" e loro si voltavano. Quel giorno che vennero a giocare in cucina dissero subito di non volerne sapere di soldati o automobiline. Da parte mia detestavo le bambole, quindi ce ne restammo tutto il tempo a guardare le finestre di fronte. Naturalmente l'ometto vecchio uscì come sua abitudine per innaffiare ed inumidire la sua edera e dall'altra parte la signora cotonata di rosso fuoco scattò come un orologio per fulminarlo sul fatto. Assistemmo a tutta la scena. La solita per la verità ai miei occhi, ma tremendamente nuova e affascinante per le sorelle Rebecca. Tutta una novità non potendo vedere niente dal loro appartamento. Rimanemmo fermi e in silenzio. Assorti coi gomiti poggiati sopra la tovaglia di plastica sino a quando non tornò l'immobilità che di norma contorna le facciate dei palazzi in estate. Quindi Giada (o almeno così avevo dedotto dovesse chiamarsi) disse "E' il loro modo di fare all'amore".&lt;br /&gt;Sua sorella acconsentì con la testa ed io, come al solito, non capii cosa intendessero. &lt;br /&gt;Arrivò l'autunno, ricominciò la scuola, poi l'inverno, le giornate divennero brevi. I vetri sempre appannati dall'umidità e dalla nebbia. Un sacco di notte anche di giorno. Non vidi mai cosa accadde in quei mesi. &lt;br /&gt;Arrivò la primavera e nuovamente la finestra aperta a far entrare vite altrui. Scoprii che qualcosa era mutato. Una pace inadatta al palcoscenico che era stato sino ad allora per me quel cortile. Non mi tornavano i conti. Non capivo. Per giorni mi posi domande pensando a mille risposte diverse che avrebbero dato una ragione all'assenza ingiustificata dei due vecchi dai loro balconi. Ci pensò mia nonna, stendendo la sfoglia in un pomeriggio di maggio, a fare luce sul mistero. Mi disse che Ornella (solo allora seppi il nome della signora cotonata rosso fuoco) era in ospedale ed era malata. Me lo disse marcando con la voce ogni passata del matterello sulla pasta all'uovo. Forse per la fatica di stendere bene la sfoglia, forse con l'intenzione di farmi capire che dovevo abituarmi a non vederla più sul balcone. Un ricordo trapassato con sensazioni di perdita senza possibilità di rimedio. Ed in effetti non la vidi mai più. Morì due mesi dopo al policlinico senza rimettere piede in casa. &lt;br /&gt;Da allora mi sembrò che avessero tolto qualcosa dai miei giorni. Nascosto il gioco cui tenevo di più. Forse non nascosto ma rubato per sempre. Lontano dal tavolo in cucina e dalla mia fantasia. Mio padre e la nonna andarono al funerale. Bella commemorazione, così dissero. &lt;br /&gt;Tuttavia non mi diedi per vinto e continuai a trascorrere le mie giornate davanti la finestra. Facevo un po' di compiti e guardavo l'edera muoversi nel vento della primavera. Leggevo qualche riga dal sussidiario e fissavo sempre quell'edera restare immobile nella calura estiva. Poi divenire gialla in agosto, seccarsi in settembre e ridursi a rami spogli e nudi nelle prime giornate d'ottobre. Il vecchio aveva smesso di buttarle addosso tutta quell'acqua e alla fine s'era inesorabilmente seccata. L'ometto sempre in giacca, anche d'estate, non si fece quasi più vedere sul balcone. Solamente di rado lo colsi, intorno alle quattro, concedersi un po' d'aria.&lt;a href="http://bp1.blogger.com/_byWs_dvRz0s/R1F0pzn3iCI/AAAAAAAAAEc/X3RrQnskizY/s1600-R/balcone_fiorito.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://bp1.blogger.com/_byWs_dvRz0s/R1F0pzn3iCI/AAAAAAAAAEc/b1-6DrJNm1s/s200/balcone_fiorito.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5139016911387330594" /&gt;&lt;/a&gt; Abbandonavo momentaneamente i miei soldati al fronte e osservavo il vecchio poggiare i gomiti al parapetto e guardare in direzione del mio palazzo. Dritto nella mia cucina. Non capii mai se potesse vedermi mentre me ne stavo seduto con le gambe corte a penzolare sotto la sedia. Anzi, se ben ricordo qualcuno mi aveva detto che di certo quel vecchio non riusciva a vedere un bel niente senza occhiali. Fissava il vuoto…forse. Oppure pensava ai fatti suoi, chissà. Io me ne restavo lì, seduto a fargli compagnia, senza dirci una parola. E questo era tutto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7186534298816042404-3348382841582837251?l=loudychronicles.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://loudychronicles.blogspot.com/feeds/3348382841582837251/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7186534298816042404&amp;postID=3348382841582837251' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7186534298816042404/posts/default/3348382841582837251'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7186534298816042404/posts/default/3348382841582837251'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://loudychronicles.blogspot.com/2007/12/dimenticavomi-chiamo-ottavio.html' title='Dimenticavo...mi chiamo Ottavio'/><author><name>luCa</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07795419362248051782</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/Su7xGHyee3I/AAAAAAAAAPE/-H88T_Gbors/S220/11062009486.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp3.blogger.com/_byWs_dvRz0s/R1FzLTn3iBI/AAAAAAAAAEU/YdlZUFcJTVU/s72-c/balcone_250.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7186534298816042404.post-425728802551143580</id><published>2007-11-26T14:37:00.000+01:00</published><updated>2007-11-26T14:42:15.124+01:00</updated><title type='text'>Milano Calibro 9</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp1.blogger.com/_byWs_dvRz0s/R0rMZRLs2KI/AAAAAAAAAD8/gnRvydBrZuo/s1600-h/milano+calibro+9.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://bp1.blogger.com/_byWs_dvRz0s/R0rMZRLs2KI/AAAAAAAAAD8/gnRvydBrZuo/s320/milano+calibro+9.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5137143059450747042" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;di Fernando di Leo&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Era il 1971 quando Fernando Di Leo attingeva da diversi scritti di Scerbanenco amalgamandoli insieme (Milano Calibro 9 - Stazione centrale ammazzare subito - Vietato essere felici), fondendo diverse storie per dare vita ad uno, a detta di molti, dei migliori noir del cinema italiano. Una pellicola che prese proprio il titolo di Milano Calibro 9, primo capitolo della “trilogia del milieu”. &lt;br /&gt;Film d'azione violenta, a tratti drammatico, di una drammaticità brutale. Film crudo, realistico e morale erroneamente battezzato come l’apripista del genere “poliziottesco” (genere creato da lì a poco nell’immaginario cinematografico italiano). Questa pellicola si differenzia raccontando personaggi  di malavita lontano dagli stereotipi del bandito spietato e sadico, narrando di commissari di polizia che lavorano dietro la scrivania e non compiono arresti dopo pericolosi inseguimenti e sparatorie. Fernando Di Leo muove i suoi personaggi in un città dagli ambienti freddi e cinici. Ambienti di una Milano pericolosa dove ognuno pensa per se. Una Milano grigia e armata dove gente come l’astuto e glaciale Ugo Piazza (Gastone Moschin) cerca di sopravvivere. Dove boss della mala come l’Americano (Lionel Stander) dettano legge e muovono le pedine del gioco. Ambienti dove far sparire una grossa cifra di dollari può voler dire staccare il biglietto per poter lasciare tutto e tutti e andarsene lontano, ma può anche significare morte certa. Questo film narra di malavita vista dall’interno. La pellicola si immerge nella analisi di uno scontro tra due modi differenti di intendere la malavita: da una parte la apparente “bontà” di Ugo Piazza, dall’altra la spietata e boriosa ferocia di Rocco (Mario Adorf) e dell’Americano. Una storia tesa che proietta lo spettatore come un proiettile dritto ad un finale a sorpresa. Un finale dove in pochi istanti tutto si può rimettere in gioco e tutto può finire inesorabilmente corrotto e consumato, come la sigaretta lasciata a bruciare sul bordo del tavolo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7186534298816042404-425728802551143580?l=loudychronicles.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://loudychronicles.blogspot.com/feeds/425728802551143580/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7186534298816042404&amp;postID=425728802551143580' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7186534298816042404/posts/default/425728802551143580'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7186534298816042404/posts/default/425728802551143580'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://loudychronicles.blogspot.com/2007/11/milano-calibro-9.html' title='Milano Calibro 9'/><author><name>luCa</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07795419362248051782</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/Su7xGHyee3I/AAAAAAAAAPE/-H88T_Gbors/S220/11062009486.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp1.blogger.com/_byWs_dvRz0s/R0rMZRLs2KI/AAAAAAAAAD8/gnRvydBrZuo/s72-c/milano+calibro+9.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7186534298816042404.post-524310496391118820</id><published>2007-11-22T13:00:00.000+01:00</published><updated>2007-11-22T13:19:24.103+01:00</updated><title type='text'>Angeli Perduti</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp1.blogger.com/_byWs_dvRz0s/R0VvrhLs2GI/AAAAAAAAADc/A-9EHpE29M0/s1600-h/rendercmsfield.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://bp1.blogger.com/_byWs_dvRz0s/R0VvrhLs2GI/AAAAAAAAADc/A-9EHpE29M0/s320/rendercmsfield.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5135633743518423138" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;di Wong Kar-Wai&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Killer è un killer, ma che per pigrizia non prende mai decisioni, lascia agli altri il difficile compito di prendere decisioni. Per questo lavora in coppia con Agent, una ragazza che gli commissiona i delitti, fornendogli i minimi dettagli per come muoversi. L'anomalia è che non s'incontrano quasi mai, comunicano a distanza tramite fax o messaggi telefonici. Solamente in rare occasioni s'intravedono in un bar, un tranquillo locale sempre vuoto, riflesso spietato delle loro vuote esistenze. &lt;br /&gt;Così scorrono le loro giornate, da un assassinio a quello successivo, sopravvivendo e soffrendo in una Hong Kong notturna, apocalittica, dipinta di neon fluorescenti.&lt;br /&gt;Un giorno però Killer comincia a nutrire dubbi sulla propria professione, riflette e decide di mollare tutto, cambiare vita, prendere le distanze da Agent e lo fa in modo del tutto singolare, lasciando alla ragazza un gettone per il juke box di quel bar in cui raramente s'incontravano con l'obbligo di ascoltare la canzone 18-18, ovvero "Dimenticami", un pezzo che presto trascinerà l'ambiente in un disperato bianco e nero.&lt;a href="http://bp1.blogger.com/_byWs_dvRz0s/R0VwShLs2HI/AAAAAAAAADk/kTILopLPQTg/s1600-h/angelsgal09.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://bp1.blogger.com/_byWs_dvRz0s/R0VwShLs2HI/AAAAAAAAADk/kTILopLPQTg/s320/angelsgal09.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5135634413533321330" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Ed è proprio qui, alle soglie di decisioni importanti per i due, che sopraggiungeranno altre figure ad intrecciarsi con le loro esistenze. Come Ho, un giovane che ha perso la voce da bambino per aver mangiato un ananas in scatola avariato, che vive intrufolandosi nei negozi altrui spacciandosi per il proprietario. Oppure Charlie, perennemente innamorata d'un fantomatico Johnny e rivale accanita della bionda Blondie. Infine Punkie, ragazza che adora la pioggia con la mania di tingersi i capelli per non farsi dimenticare dai propri amanti.&lt;br /&gt;Tutti abbandonati, soli, unici compagni i propri pensieri, che sotto forma di voci fuori campo, ci aiutano a comprendere qualcosa di più sui loro sogni, ambizioni, speranze, per quelle vite altroché inspiegabili. Membri involontari di quella alienata tribù giovanile, che il regista ci tiene a sottolineare, popola le grandi metropoli dell'Asia sviluppata, come questa Hong Kong, a tratti sovraffollata (in luoghi ristretti come ristoranti alla mano), a tratti deserta (come nei grandi spazi aperti di stazioni della metropolitana o all'interno dei Mac Donald's).&lt;a href="http://bp0.blogger.com/_byWs_dvRz0s/R0VxTRLs2JI/AAAAAAAAAD0/5NVUOUFuKXA/s1600-h/angelsgal08.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://bp0.blogger.com/_byWs_dvRz0s/R0VxTRLs2JI/AAAAAAAAAD0/5NVUOUFuKXA/s320/angelsgal08.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5135635525929851026" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Quel che tuttavia salta all'attenzione è che questo film non fa della trama il proprio punto di forza, anzi si può affermare che essa conta veramente poco in un'opera che da subito impone la ritmicità narrativa come chiave di lettura. Un'ipotetica intersezione tra riflessione e azione, tra movimento e staticità. Inquadrature rapide alternate ad immagini rallentate, quasi immobili. Attimi d'assoluto poetico romanticismo accostati a scene di violenza alla Kitano di "Violent Cop". Tutto arricchito da una miscela di colori intensi in contrasto con bianchi e neri a volte spietati a volte incredibilmente morbidi, risultato dell'assoluta padronanza della fotografia da parte di Christopher Doyle che dona alla pellicola il difficile risultato d'uno straordinario equilibrio.&lt;a href="http://bp3.blogger.com/_byWs_dvRz0s/R0Vw2BLs2II/AAAAAAAAADs/jpMTB8F1t3E/s1600-h/angelsgal07.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://bp3.blogger.com/_byWs_dvRz0s/R0Vw2BLs2II/AAAAAAAAADs/jpMTB8F1t3E/s320/angelsgal07.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5135635023418677378" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Insomma quel va detto di questo film è che merita d'esser visto, opera ben riuscita sotto molti aspetti, dalla regia alla splendida prova di recitazione degli attori, dalla fotografia alla scenografia, regalando allo spettatore un finale dal sapore dolce-amaro frutto d'una apparente gioia momentanea, indispensabile dopo la totale disillusione dei propri sogni.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7186534298816042404-524310496391118820?l=loudychronicles.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://loudychronicles.blogspot.com/feeds/524310496391118820/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7186534298816042404&amp;postID=524310496391118820' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7186534298816042404/posts/default/524310496391118820'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7186534298816042404/posts/default/524310496391118820'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://loudychronicles.blogspot.com/2007/11/angeli-perduti.html' title='Angeli Perduti'/><author><name>luCa</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07795419362248051782</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/Su7xGHyee3I/AAAAAAAAAPE/-H88T_Gbors/S220/11062009486.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp1.blogger.com/_byWs_dvRz0s/R0VvrhLs2GI/AAAAAAAAADc/A-9EHpE29M0/s72-c/rendercmsfield.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7186534298816042404.post-4242674177995685290</id><published>2007-11-19T19:42:00.000+01:00</published><updated>2007-11-19T19:44:50.787+01:00</updated><title type='text'>L'attimo in cui smetterò di pensare</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp1.blogger.com/_byWs_dvRz0s/R0HZhhLs2FI/AAAAAAAAADU/EBRcZ_b5Jq8/s1600-h/800px-Narooma_beach_by_night.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://bp1.blogger.com/_byWs_dvRz0s/R0HZhhLs2FI/AAAAAAAAADU/EBRcZ_b5Jq8/s400/800px-Narooma_beach_by_night.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5134624220045432914" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;"Blue Moon" dei Mavericks. Dio mio ma che stiamo ascoltando. La tua auto è piccola, un'utilitaria, ci stiamo stretti. L'aria è calda. Non più afosa ma comunque calda in queste sere d'estate. Tutt'intorno è così buio, tutto così immobile. E la spiaggia finisce lì, a venti metri da noi. Circondata da stabilimenti balneari per il momento deserti. La luce verde della tua autoradio c'illumina artificialmente. La luna non ci tocca. Non riesce a filtrare dentro questa scatoletta così piccola. Così insignificante. A venti metri dal bagnasciuga. Sembriamo completamente fuori dal tempo. Immersi in un'atmosfera probabilmente appartenuta ai nostri genitori. &lt;br /&gt;Poco fa mi hai chiesto di oltrepassare quella rete metallica. Di attraversare la piccola intricata pineta ed entrare abusivamente in quell'edificio abbandonato alla nostra destra. Quello pericolante. Lo stesso in cui io un giorno dissi di volerci scattare delle foto. Ho risposto - più tardi -. Ma so già che non ci metterò piede. Non ora. Forse paura del buio, forse paura di noi due soli in quel luogo. Ho il terrore di quel che potremmo pensare una volta addentrati tra quei muri così alti e così sovrastanti. Indifesi. Terrore d'incrociare i nostri sguardi e le nostre parole. Dove ogni sillaba galleggerebbe nell'aria, ferma, prima di soffocare. Tutto sommato meglio evitare. Preferisco gli spazi stretti dell'auto. E quell'alberello verde al pino che infesta l'ossigeno intorno al cruscotto. Ho il finestrino abbassato. Annuso il profumo che ci circonda. Vedo le onde. Si nascondono nell'oscurità ma avanzano ugualmente nella nostra direzione. Gli ombrelloni chiusi sono immobili. Pare che tu adori startene qui di notte. Fissare lontano. Rimanere distante dalla vita veloce di questi posti. Lasciare agli altri le classiche nottate da Riviera. Ascoltare i Mavericks mentre parli sottilmente. Non comprendo se tutto questo abbia un suo fascino o sia solamente una stronzata. Ma non me ne andrò. Vorrei una birra. Questo si. Ma non me ne andrò. Una buona birra gelata. Come quella che poco fa ci siamo scolati, e che desidererei sentire nuovamente scorrermi sotto il palato e sopra la lingua. Tuttavia non ti lascerò adesso. Qualcosa mi tiene qui, accanto a te. Anche se mi convinco che da ubriaca ogni cosa apparirebbe sotto luce diversa. Sotto la luce di una luna inventata.&lt;br /&gt;Escono parole dalla tua bocca. Affermi che sarà la nostra ultima estate. L'ultima che ci vedrà insieme. Io non so perché dici questo ma non trovo nulla da aggiungere alle tue parole. Le tue dita sono tra i miei capelli senza passione. Io non ti tocco anche se mi afferri la mano. Lascio al gelo dei nostri gesti le frasi che non trovo da dire. Cerco una sigaretta dentro la borsetta sperando che tu me ne offra una. Non lo fai e così mi accendo una Pall Mall. Presto questo pezzo finirà. Mi domando se riavvolgerai il nastro per non interrompere l'atmosfera, come la definisci tu. Mi chiedo se il nostro vederci qui, sulla spiaggia, non sia un nastro che si riavvolge all'infinito. Ho tolto i sandali. Mi piacciono i miei piedi. Tutti affermano che ho dei piedi meravigliosi. Tento di guardarmeli ma giù in basso è troppo buio e così scosto il parasole e fisso gli occhi nello specchio. Normalissimi. Tu avresti degli occhi speciali se solo ti decidessi a valorizzarli. Ma fai sempre certi sguardi da ebete. Cosa penserai in quegli attimi? Cosa riempie la tua testa i quegli istanti? Spesso me lo sono domandato. Forse io, te, l'appartamento che ti paghi con i soldi dei tuoi, il tempo che scorre stagione dopo stagione, il tuo cane che questa primavera un Frontera ha investito, se mai ti taglierai via il pizzo, o a quelle frasi che sveli mentre parli sempre sottilmente sempre sopra "Blue Moon". &lt;br /&gt;Tra qualche giorno compirai ventotto anni. Probabilmente hai ragione. Sarà questa la tua ultima estate. La nostra ultima estate insieme. Cosa farai dopo? Non ne hai idea, vero? Io non te lo domanderò mai, né tu mai entrerai in argomento. Sono convinta che non ti poni neanche il problema. Rivoluzionerai la tua vita? Oppure sceglierai semplicemente un'altra ragazza da portare qua sulla sabbia dentro un'auto microscopica. E se opterai per la seconda ipotesi, cercherai qualcuna tra le mie amiche o cambierai giro? A caccia di novità. Sfuggirai nuovamente le tue responsabilità? Sei un prigioniero della tua immagine. Ecco di cosa mi convinco in questi secondi. Vorrei scendere e camminare a piedi nudi sprofondando nella sabbia fresca. Lasciarti qui in macchina a fissarmi.  &lt;br /&gt;Mi dici che sei stanco. Rispondo "anch'io" e specifico "non di te però". Non so perché l'ho detto. Mi è sfuggito. Tu mi guardi. Forse per la prima volta da quando siamo qui. Qualcosa è mutato nel nostro stare immobili. Hai smesso di carezzarmi la testa. Hai smesso di giocare con le mie dita nella tua mano. Sento il peso dei tuo occhi dentro i miei. Ecco cosa sarebbe accaduto se ci fossimo addentrati in quel palazzo pericolante. Ogni cosa ora va decisa. Non per sempre, solamente per l'istante che rappresenta. Sei più vicino. Ti penso. Ricordo il giorno in cui ci siamo conosciuti. Ti avvicini. Il pezzo finisce. "Blue Moon" si spegne nelle sue ultime note. Tu lasci scorrere. Non riavvolgi. Ci baciamo. Illuminati dal verde dell'autoradio con il pezzo seguente che comincia. Avvolti, nella luce di una luna inventata.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7186534298816042404-4242674177995685290?l=loudychronicles.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://loudychronicles.blogspot.com/feeds/4242674177995685290/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7186534298816042404&amp;postID=4242674177995685290' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7186534298816042404/posts/default/4242674177995685290'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7186534298816042404/posts/default/4242674177995685290'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://loudychronicles.blogspot.com/2007/11/lattimo-in-cui-smetter-di-pensare.html' title='L&apos;attimo in cui smetterò di pensare'/><author><name>luCa</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07795419362248051782</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/Su7xGHyee3I/AAAAAAAAAPE/-H88T_Gbors/S220/11062009486.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp1.blogger.com/_byWs_dvRz0s/R0HZhhLs2FI/AAAAAAAAADU/EBRcZ_b5Jq8/s72-c/800px-Narooma_beach_by_night.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7186534298816042404.post-6516860192058585636</id><published>2007-11-15T17:43:00.000+01:00</published><updated>2007-11-15T17:47:02.600+01:00</updated><title type='text'>Meno di Zero</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp3.blogger.com/_byWs_dvRz0s/Rzx3cRLs2DI/AAAAAAAAADE/ypZNho6jPag/s1600-h/menodizero.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://bp3.blogger.com/_byWs_dvRz0s/Rzx3cRLs2DI/AAAAAAAAADE/ypZNho6jPag/s200/menodizero.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5133109002828044338" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;di Bret Easton Ellis&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Clay, Blair, Julian sono diciottenni. Clay, Blair, Julian ed i loro amici vivono la noia. Hanno già provato di tutto, droga, sesso facile, auto sportive, abiti firmati, villa con piscina e per questo non desiderano più niente. Disorientati hanno smarrito il valore delle cose. Abituati a frequentare l'ambiente della Los Angeles "bene", degli studios di Hollywood, passano da un party ad una notte in discoteca, dal far compere nei centri commerciali di Beverly Hills al Beach Club ad abbronzarsi perdendosi in una ripetitività d'eventi già visti e già vissuti di cui s'è persa ogni emozione.&lt;br /&gt;Scritta con voluta e studiata semplicità, quasi ci trovassimo di fronte ad una sorta di video clip, questa prima opera dell'allora ventenne Ellis ci porta ad esplorare la generazione perduta di MTV. &lt;br /&gt;Narrata dagli occhi del protagonista Clay, la vicenda si riassume in quattro settimane, in cui questo studente universitario del New Hampshire torna a Los Angeles per le vacanze natalizie. Clay ci pone come spettatori di un mondo di forte crisi interiore, crisi che colpisce qualsiasi personaggio si muova tra le pagine di un libro dove essere se stessi non rende profitto e la noia prende consistenza nel vivere esattamente quella vita che molti sognano. Una vita californiana che denudata di tutta la sua platinata apparenza diviene "Meno di zero".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7186534298816042404-6516860192058585636?l=loudychronicles.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://loudychronicles.blogspot.com/feeds/6516860192058585636/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7186534298816042404&amp;postID=6516860192058585636' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7186534298816042404/posts/default/6516860192058585636'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7186534298816042404/posts/default/6516860192058585636'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://loudychronicles.blogspot.com/2007/11/meno-di-zero.html' title='Meno di Zero'/><author><name>luCa</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07795419362248051782</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/Su7xGHyee3I/AAAAAAAAAPE/-H88T_Gbors/S220/11062009486.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp3.blogger.com/_byWs_dvRz0s/Rzx3cRLs2DI/AAAAAAAAADE/ypZNho6jPag/s72-c/menodizero.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7186534298816042404.post-8683718910871275432</id><published>2007-11-02T13:22:00.000+01:00</published><updated>2007-11-02T13:29:56.336+01:00</updated><title type='text'>Appuntamento Mancato</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp1.blogger.com/_byWs_dvRz0s/RysW1xNBdaI/AAAAAAAAAC8/3AsjGNG9zUM/s1600-h/parcheggio+vuoto+02.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://bp1.blogger.com/_byWs_dvRz0s/RysW1xNBdaI/AAAAAAAAAC8/3AsjGNG9zUM/s320/parcheggio+vuoto+02.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5128217713688278434" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Pulsare palpitare battito cardiaco battito sul levare ritmo metrica melodia di questo disco che ora ascolto, fremere per cominciare ma non prima d'aver trovato un cavolo di matita con cui annotare parole, spero di ricordare tutto mentre infilo cuffie stereo per non disturbare la mia musica potrebbe infastidire la gente normale ora desidera dormire il sonno dei giusti il sonno degli sbagliati il sonno di chi non vuole tenere gli occhi aperti e vivere sino in fondo, toccare il lato buio dentro noi e riemergere stringendo brandelli di se stessi pezzi di altri massacrati da noi stessi dimenticati in pozzanghere di giornate soleggiate sfuggiti per semplice fortuna alla mia matita finalmente agguantata tra pollice-indice-medio tutti rigorosamente in ordine sparso come clienti di un supermarket aperto ventiquattro ore su ventiquattro trascorse ad acquistare cazzate inutili da due soldi, uscendo poi con molta più inutilità nascosta sotto il giubbotto di pelle nera che ogni giorno va disfacendosi sempre più, disgregandosi, un universo di molecole che si liberano dalla loro esistenza cupa fuggendo da finestre sempre aperte senza fiori al davanzale senza prati insignificanti ficcati a forza tra chilometri di cemento ed auto che viaggiano veloci, il traffico mi piace il traffico a volte mi spaventa ma non bisogna farci caso, immergersi in esso perdersi nel cesso di un locale dove non hai pagato all'ingresso dove l'unico essere umano che ti è famigliare è quel tale riflesso nello specchio umido d'illuminazione al neon con nuove rughe sul viso, rughe che prima non c'erano, prima che telefonassi facendo numeri a caso ed ascoltando senza riagganciare, numeri a caso sperando di comporre quello giusto, la sincronia perfetta dell'ordine esatto dei tuoi pensieri su cosa farai domani quando il sole o quel che ne sarà rimasto spiccherà un balzo schiantandosi in quel cielo riempito d'azzurro con forse troppe nuvole per i miei gusti come panna montata striata d'inquinamento da spalmare su di un cono, preferisco cialda oppure una calda ventata di sorrisi senza ragione d'esistere per l'incomparabile quantità di denti che si andrebbero a mostrare troppi per bocca molteplici bocche tutte da sfamare agguantando quel che la vita ha da offrirci o ci lascerà scivolare sotto il giubbotto di pelle nera pressoché sgualcito oramai da buttare dentro armadi privi di ante che crollano su se stessi acquistando la forma armoniosa dell'armonica che s'erge nel disco con un susseguirsi di note inseguitrici ed inseguite nella particolare melodia che nessuno ricorda, suonata troppo presto quando il registratore non era pronto a registrare quando il musicista che la compose se ne dimenticò perdendo così gli applausi per l'eternità di una vita di pochi anni rimasti contando come un bimbo sulla punta delle dita con unghie di gatto ancora piccole ma capaci di ferire se stuzzicate senza ragione di restarsene nella prigione eretta da altri su nostra richiesta su nostra misurata misura di stile di vita che non rientra nel sistema metrico decimale ma forse nel sistema di fasci di nervi esausti dal pilotarci come splendide marionette guidate da loro stesse tutte dalle forme spesse consistenti e grosse come colpi di tosse prima d'ammalarsi poco prima d'annoiarsi della noia nostra giudice e boia di quel che facciamo di quel che ascoltiamo parlando le consumate parole fuggite da tempo sotto il mento per non uscire dalle bocche molto sporche dalle bocche spesso unite per gioco per amore per sentimenti che a volte inventi per non rimanere solo con un foglio bianco e molto inchiostro chilometri e chilometri di pensieri inchiodati a carta non più vergine riflessioni mai regalate perché inutilmente sciupate dalla ragione che tutti vogliono e nessuno stringe tutti vogliono e nessuno stringe tutti vogliono e nessuno piange lacrime sincere uscite di getto magari dinanzi un quadro che giuri di aver dipinto tu in un pomeriggio di marzo perso nel calendario tra altri trenta giorni numerati e schedati per non dimenticarli per far sì di non scordarsi di loro come invece farai per la persona che ti siede accanto esattamente ora e che non vedrai mai più nella tua vita per il riciclo continuo di persone che ti siedono vicino cambiando continuamente mischiando tra loro il volto di mille lineamenti dimenticati in un continuo senza stop ricambi infiniti come acqua nel vaso del pesce rosso che andiamo a riempire sperando di farlo affogare tra spasmi incoscienti che mai avverranno illuminati da riflettori come un presentatore in tivù che non trova più nulla da dire e fermandosi disorienta il pubblico tacendo lascia spazio a silenzi che non hanno bisogno di consigli per gli acquisti creando un qualcosa di nuovo che lentamente potrebbe crescere divenire perché no un eroe con tanto di monumento a chi ancora non è morto a chi ancora potrebbe commettere errori rimettersi in discussione magari in aula di liceo dinanzi a studenti assenti per motivi famigliari con grandi libri immacolati di appunti mai scritti per la gioia di scordare lezioni all'ultima ora di un sabato che presto diverrà notte arricchita di stelle rotte appese in quel nero ingoia alcol alle prime sbornie tra vodka e conati che lacerano lo stomaco ancora giovane ancora innocente non certo il mio rovinato oramai da troppi bicchieri abbandonati vuoti come pubblicità progresso trasmesse senza successo per chi ha testa per ragionare magari piegato in due con acido che sgorga dalla bocca ed occhi spenti occhi che presto si risveglieranno di lunedì mattina&lt;a href="http://bp0.blogger.com/_byWs_dvRz0s/RysWuhNBdZI/AAAAAAAAAC0/gKR-TNjY6Ms/s1600-h/parcheggio+vuoto+04.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://bp0.blogger.com/_byWs_dvRz0s/RysWuhNBdZI/AAAAAAAAAC0/gKR-TNjY6Ms/s320/parcheggio+vuoto+04.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5128217589134226834" /&gt;&lt;/a&gt;quando ogni cosa deve cominciare senza più l'odore di un mare spesso dimenticato d'inverno privo di animatori corsi ai tropici ad inquinarlo e così riuscire ad immaginarlo freddo ed avvolgente padre madre e possibile fratello per noi altri scordati quaggiù otto mesi l'anno con nebbia impietosa e compagna d'esistenze felici sparse in pochi locali rimasti aperti dove trovarsi diviene più facile magari riuscire ad incontrare lei e sentirsi rapiti senza ragione alcuna non pensarla ma scoprirla per la profondità che cela dentro un mondo di frasi interrotte a cui dovrò dare una fine ed un possibile inizio per storie completamente nuove che fanno tremare al solo citarle al solo immaginarle come questa appena scritta che non ha inizio che avverte la necessità di proseguire anche lentamente passo dopo passo dove i sentimenti si scontreranno si fonderanno in un luogo ancora non rivelato che ci ospiterà felicemente storditi, incoscienti e confusi amanti del riscoprirci del ritrovarsi anche dopo un appuntamento mancato che oramai appartiene al passato&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7186534298816042404-8683718910871275432?l=loudychronicles.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://loudychronicles.blogspot.com/feeds/8683718910871275432/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7186534298816042404&amp;postID=8683718910871275432' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7186534298816042404/posts/default/8683718910871275432'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7186534298816042404/posts/default/8683718910871275432'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://loudychronicles.blogspot.com/2007/11/pulsare-palpitare-battito-cardiaco.html' title='Appuntamento Mancato'/><author><name>luCa</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07795419362248051782</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/Su7xGHyee3I/AAAAAAAAAPE/-H88T_Gbors/S220/11062009486.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp1.blogger.com/_byWs_dvRz0s/RysW1xNBdaI/AAAAAAAAAC8/3AsjGNG9zUM/s72-c/parcheggio+vuoto+02.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7186534298816042404.post-6623304198546238530</id><published>2007-10-28T19:17:00.000+01:00</published><updated>2007-10-28T19:19:14.874+01:00</updated><title type='text'>Quelle mezz'ore</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp1.blogger.com/_byWs_dvRz0s/RyTSfhNBdYI/AAAAAAAAACs/NuCUwfm75Uc/s1600-h/hey_jude+testo.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://bp1.blogger.com/_byWs_dvRz0s/RyTSfhNBdYI/AAAAAAAAACs/NuCUwfm75Uc/s320/hey_jude+testo.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5126453714785236354" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Era una delle sue cose preferite, ascoltare Hey Jude, e così spesso finiva per chiedermi di poter mettere il Cd nello stereo. Io acconsentivo senza dispiacere, era bello lasciarci trasportare dalle note. A volte il disco girava anche intere mezz'ore per casa. Si diffondeva dalla sua camera sino in cucina. Dalla sua camera sino al balcone. S'espandeva e prendeva significato mentre lei, immobile, se ne stava lì. Stesa sul letto, sdraiata sul fianco a lisciarsi i capelli e le gambe nude raccolte dietro la schiena. Intere mezz'ore. Fissava il muro. Guardava i miei occhi, mi sorrideva. Non parlavamo mai molto. &lt;br /&gt;In seguito cominciammo anche ad andare per negozi e mercatini dell'usato. Iniziammo a collezionare versioni differenti,&lt;br /&gt;alcune riarrangiate, altre cantate da artisti diversi. Una marea di vinili e Cd. Lo stereo non faceva che suonare che la stessa cosa detta in mille modi diversi. Mi chiedeva il permesso, io accendevo lo stereo ed ascoltavamo ogni secondo insieme, mentre lei se ne stava lì con i capelli lunghi e lisci, occhi socchiusi e gambe raccolte. Anche intere mezz'ore. Un giorno di giugno, accadde che sulla versione strumentale della Mutato Musika Orchestra si alzò di scatto a sedere sul letto. Mi guardò dal profondo dei suoi occhi verdi, come avrebbe osservato un fatto incredibile e mi disse "Papà, mi sono un po' stancata" e corse di sotto in cortile a giocare. Rimasi sino alla fine del pezzo nella sua camera ad ascoltare, nella sua camera a guardare accanto lo stereo tutti quei vinili, tutti quei Cd riposti in ordine. Pensai "Non esiste una canzone talmente bella per poter calzare le scarpe di una bambina".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7186534298816042404-6623304198546238530?l=loudychronicles.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://loudychronicles.blogspot.com/feeds/6623304198546238530/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7186534298816042404&amp;postID=6623304198546238530' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7186534298816042404/posts/default/6623304198546238530'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7186534298816042404/posts/default/6623304198546238530'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://loudychronicles.blogspot.com/2007/10/quelle-mezzore.html' title='Quelle mezz&apos;ore'/><author><name>luCa</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07795419362248051782</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/Su7xGHyee3I/AAAAAAAAAPE/-H88T_Gbors/S220/11062009486.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp1.blogger.com/_byWs_dvRz0s/RyTSfhNBdYI/AAAAAAAAACs/NuCUwfm75Uc/s72-c/hey_jude+testo.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7186534298816042404.post-8956304110957032501</id><published>2007-10-22T21:07:00.000+02:00</published><updated>2007-10-22T21:19:52.634+02:00</updated><title type='text'>Invincibili</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp3.blogger.com/_byWs_dvRz0s/Rxz1sGq9iqI/AAAAAAAAACc/y5ZRD1w1Ft0/s1600-h/_cantiere_edile%2520ok.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://bp3.blogger.com/_byWs_dvRz0s/Rxz1sGq9iqI/AAAAAAAAACc/y5ZRD1w1Ft0/s200/_cantiere_edile%2520ok.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5124240614094637730" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Era una fabbrica che lavorava la gomma. Produceva guarnizioni per vetri d’auto. Io stavo ad un macchinario che tranciava e sagomava strisce di gomma scura che sarebbero finite nelle portiere. Per non far entrare la pioggia. Così ho resistito per tre anni e cinque mesi della mia vita. Nove ore al giorno. Sei giorni la settimana. Un’ora e mezza di pausa per il pranzo. Al suono di una specie di sirena tutti gli operai staccavano dalle macchine e s’incamminavano in direzione della mensa che stava all’inizio della strada. Io con loro. Un sacco di manovalanza chinata su piatti di pasta scotta. Gente intenta a far tintinnare posate, bere birra mezza calda, ingozzarsi gli stomaci, parlare di calcio. Quando faceva bel tempo mi spicciavo a mangiare e trascorrevo il resto della pausa in cortile a fumare sigarette. Non perché fossi un asociale, semplicemente preferivo stare all’aria aperta. Il cortile era meglio per me, un grande spiazzo di terra e ghiaia. A vederlo la prima volta potevi dire che era piatto. Perché in effetti era quella la prima parola che ti usciva di bocca nel guardarlo. Piatto. Solo ghiaia e pochi steli d’erba cresciuti qua e là senza ordine preciso. L’ordine in cui dispone le cose il vento. Al di là del cortile costruivano nuovi palazzi. Una gran quantità di condomini che si ergevano tutt’intorno per far fronte all’esodo delle campagne. Pareva che tutti desiderassero arrivare in città per trovare lavoro. Nel frattempo gli unici a lavorare erano le imprese edili della zona, un sacco di muratori che posizionavano mattoni e travi d’acciaio all’inseguimento di spazio verso l’alto. Il maggior numero possibile di metri quadrati da usufruire prima di arrivare a toccare il cielo. Solamente dietro l’edificio della mensa era sopravvissuto un po’ di terreno libero. Un campo di erbacce incolte circondato da una rete metallica. Il campo e il cortile sembravano le uniche cose rimaste inchiodate a terra mentre tutto il resto aveva spiccato il balzo. Gli scalini dove sedevo a fumare erano proprio ad un passo dalla rete metallica che separava le due proprietà. Fu esattamente lì che lo vidi per la prima volta. Un paio di occhi. Due pupille che stavano a guardarmi. Fumavo e loro mi guardavano. Studiavo il lavoro dei muratori sulle impalcature e loro mi guardavano. Anche quando mi grattavo dentro il naso loro erano lì inchiodati su di me. Occhi di un cane randagio finito in quel luogo per chissà quali ragioni. I primi giorni dal suo arrivo stava messo parecchio male, spelacchiato e magro da impressionare. &lt;br /&gt;“Deve avere nel sangue qualcosa del cane da caccia” disse Antonio, uno dei cuochi della mensa, mentre usciva dal retro e gli tirava un tozzo di pane. Il cane lo mangiò senza masticare. “Tu che dici? Non pare un cane da caccia?”. &lt;br /&gt;Forse lo era. Forse no. Non potevo dirlo con certezza. Di sicuro non era al massimo della sua forma. Neppure camminava. Se ne stava lì a guardarti, movendo solo la testa e questo era tutto. &lt;br /&gt;Giorno dopo giorno cominciai a vedere Antonio gettare di là dalla rete alcuni avanzi, sempre più grandi, quasi si affezionasse a quell’animale. Gli dava da mangiare mentre io me ne stavo a fumare sugli scalini. Il cane mangiava. Eccome se mangiava, poi ogni tanto si fermava, alzava il muso, mi fissava e poi riprendeva a ficcare il naso tra i suoi avanzi. Aveva il pelo sporco, il naso infangato e mangiava di gusto quel che gli passavano al di là della rete. Ad ogni pausa pranzo ci ritrovavamo allo stesso posto. Io seduto sui gradini, sigaretta tra le dita e lui di là. Teneva tutto sotto controllo. Con il passare del tempo cominciò a stare meglio. Presi anch’io a tirargli qualche tozzo di pane, non toccavano neppure terra. Continuava a mangiare. Continuava a fissarti. Ed io di qua dalla rete a fargli compagnia sino all’ora di rientrare. Così avveniva per un’ora e mezza tutti i giorni. Sei giorni la settimana. Poi al suono di una specie di sirena tutti gli operai staccavano i piedi da sotto i tavoli, abbandonavano i piatti e la birra mezza calda e io insieme a loro c’incamminavamo verso la fabbrica. &lt;br /&gt;Passate tre settimane il cane cominciò a stare ritto su quelle gambe storte. La cosa che mi piaceva di lui era che non faceva mai chiasso. Se avevi del cibo in mano, lui non abbaiava mai perché tu glielo gettassi. Aspettava. Sapeva aspettare. Scodinzolava e aspettava. Quando muoveva la coda gli si vedevano le costole e il culo sballottava a destra e a sinistra. Era proprio un bell’animale. Brutto da far paura ma bello. Bello dentro. Senza accorgermene cominciavo a volergli bene. Fumavo una sigaretta e lui accucciato al di là di quella rete mi fissava. Per otto mesi ci siamo guardati in faccia. Muso contro faccia. Stessa cosa. Chissà poi che avevamo di tanto interessante da dirci con gli occhi. A guardarci bene eravamo quanto di più lontano c’era dall’essere invincibili, ma a noi non fregava. Avevamo fatto le nostre scelte di sopravvivenza. &lt;br /&gt;Ad agosto la fabbrica chiuse per una settimana. Ferie forzate. Non avendo soldi per partire in villeggiatura rimasi in città. Non che ci fosse molto da fare ma almeno cercai di riposare un po’. Mi alzavo e prendevo in mano il giornale, quello del giorno prima e leggevo. Leggevo a caso quel che mi capitava sotto gli occhi. Titoli. Trafiletti. Articoli. Cronaca. Calcio mercato anche se di calcio non ci capivo un cazzo. Al pomeriggio magari uscivo e passeggiavo un po’. Passeggiavo e guardavo la gente passeggiare. Per dirla tutta, potevo tornare a casa ed avere sulla punta delle dita delle mani il numero delle persone incontrate. Nessuno in giro per il centro in agosto. Una mattina, credo fosse di mercoledì, mi alzai da letto e guardai fuori dalla finestra. La città bolliva. La calura s’infrangeva tra i tetti dei palazzi abitati e quelli ancora in costruzione. Mi accesi una sigaretta, la prima dal suono della sveglia e telefonai all’associazione per la protezione dei cani abbandonati. Una voce registrata nella segreteria del centralino disse che l’ufficio avrebbe riaperto dopo ferragosto. Niente da fare. Riagganciai e le parabole televisive sopra i tetti non mi erano mai sembrate così tante, dovevano superare il migliaio.&lt;br /&gt;Terminate le ferie, il lunedì seguente ricominciò tutto dal principio. Identico. Ritrovai il macchinario che tranciava e sagomava strisce di gomma scura che sarebbero finite nelle portiere. Per non far entrare la pioggia. Ritrovai i soliti compagni di lavoro. Qualcuno era stato al mare con la famiglia e nessuno era particolarmente abbronzato. A mezzogiorno, al suono di una specie di sirena, tutti gli operai staccarono dalle macchine e s’incamminarono, io con loro, in direzione della mensa che stava all’inizio della strada. Identico. Tranne che al mio arrivo al banco della verdura lessata Antonio mi disse di non trovare più il cane.&lt;br /&gt;Quando arrivai alla mensa, quel giorno, non c’era nessuno al di là della rete metallica, nel campo incolto. Antonio aveva anche preparato un pappone speciale tutto per lui e quel lui non s’era fatto trovare. Non ci aveva aspettato. Sparito. Aspettammo i giorni seguenti per capire che fosse accaduto. Nulla. Volatilizzato. Forse aveva recuperato le forze ed era tornato a casa. Forse l’aveva adottato un muratore che lavorava nei palazzi vicini, mentre noi stavamo a guardare la tivù cocendo nei nostri soggiorni. Forse l’accalappia cani. Forse aveva proseguito per la sua strada. Senza salutare. Nei giorni seguenti pensai qualche volta al suo muso. Il suo muso e la mia faccia che si guardavano. Quanto di più lontano c’era dall’essere invincibili. Pensai alla vita, alle scelte. Pensai a lui e alla sua scelta. Partire senza salutare. Che stronzo. Tre settimane dopo, diciotto mense dopo, mi licenziai dalla fabbrica della gomma per non tornarci mai più.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7186534298816042404-8956304110957032501?l=loudychronicles.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://loudychronicles.blogspot.com/feeds/8956304110957032501/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7186534298816042404&amp;postID=8956304110957032501' title='8 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7186534298816042404/posts/default/8956304110957032501'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7186534298816042404/posts/default/8956304110957032501'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://loudychronicles.blogspot.com/2007/10/era-una-fabbrica-che-lavorava-la-gomma.html' title='Invincibili'/><author><name>luCa</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07795419362248051782</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/Su7xGHyee3I/AAAAAAAAAPE/-H88T_Gbors/S220/11062009486.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp3.blogger.com/_byWs_dvRz0s/Rxz1sGq9iqI/AAAAAAAAACc/y5ZRD1w1Ft0/s72-c/_cantiere_edile%2520ok.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>8</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7186534298816042404.post-6571480189760110873</id><published>2007-10-12T21:23:00.000+02:00</published><updated>2007-10-12T21:34:33.658+02:00</updated><title type='text'>Secondo appuntamento con CineWinter</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp2.blogger.com/_byWs_dvRz0s/Rw_K3Gq9ipI/AAAAAAAAACU/vsPWgRV46wo/s1600-h/locandina.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://bp2.blogger.com/_byWs_dvRz0s/Rw_K3Gq9ipI/AAAAAAAAACU/vsPWgRV46wo/s320/locandina.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5120534349375965842" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;“Mi chiamo Dito Montiel, e in questo film lascerò tutti”&lt;/em&gt; parte così questa folgorante opera prima dello scrittore Dito Montiel, tratto dall’omonimo romanzo autobiografico. &lt;br /&gt;Così Montiel, prima scrittore poi regista, da vita ad una storia intensa e cruda, fatta di ragazzi allo sbando segregati ad Astoria (Queens) nel 1986. Quartiere destinato in quegli anni a fare da ricettacolo a portoricani, italiani, greci.&lt;br /&gt;Dito vive con i suoi genitori e trascorre la giornata a girovagare per il quartiere insieme agli amici, fra noia, risse, droga e microcriminalità. Ben presto il quartiere comincerà ad andare stretto a Dito, troppo stretto, tanto da portarlo lontano, in California, per tornare solamente diciannove anni dopo. Tornare sui propri passi, su quegli stessi marciapiedi e appartamenti a ritrovare tutti coloro che aveva lasciato indietro.&lt;br /&gt;Film che parte da uno spaccato di società di quegli anni per addentrarsi sapientemente nelle relazioni umani, relazioni tra Dito e suo padre, tra Dito e gli amici, tra il padre di Dito e Antonio (migliore amico di Dito) che viene accolto in famiglia come un secondo figlio. &lt;br /&gt;Attraverso un montaggio a tratti particolareggiato, una fotografia temporale, una buona riuscita scenografica nel far rivivere il quartiere anni ’80, questa pellicola spietata diviene maestra nell’esplorare gli infiniti angoli dell’amicizia e dell’amore. Sentimenti che i protagonisti avvertono incondizionatamente nei confronti di coloro che sentono vicini. &lt;br /&gt;Scoperto da Robert Downey, Jr. in un reading californiano delle sue memorie di quartiere, l'ha convinto a portare sul set proprio quei ricordi. Il film, prodotto da Sting e da sua moglie Trudie Styler, è stato premiato per la regia all'ultimo Sundance Film Festival.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Secondo appuntamento con il CineWinter e già ci siamo trovati di fronte ad un'opera che ha diviso i presenti. Tra coloro che ne sono rimasti entusiasti, altri meno, e chi ancora non è riuscito a focalizzare il proprio giudizio. Questa è cosa buona&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7186534298816042404-6571480189760110873?l=loudychronicles.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://loudychronicles.blogspot.com/feeds/6571480189760110873/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7186534298816042404&amp;postID=6571480189760110873' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7186534298816042404/posts/default/6571480189760110873'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7186534298816042404/posts/default/6571480189760110873'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://loudychronicles.blogspot.com/2007/10/secondo-appuntamento-con-cinewinter.html' title='Secondo appuntamento con CineWinter'/><author><name>luCa</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07795419362248051782</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/Su7xGHyee3I/AAAAAAAAAPE/-H88T_Gbors/S220/11062009486.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp2.blogger.com/_byWs_dvRz0s/Rw_K3Gq9ipI/AAAAAAAAACU/vsPWgRV46wo/s72-c/locandina.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7186534298816042404.post-2504540502198891057</id><published>2007-09-28T17:32:00.000+02:00</published><updated>2007-09-28T18:11:25.251+02:00</updated><title type='text'>CineWinter ZeroSetteZeroOtto</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp2.blogger.com/_byWs_dvRz0s/Rv0gSmq9imI/AAAAAAAAAB8/yfvQ-wU4tK4/s1600-h/CineWinter+logo.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://bp2.blogger.com/_byWs_dvRz0s/Rv0gSmq9imI/AAAAAAAAAB8/yfvQ-wU4tK4/s320/CineWinter+logo.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5115280255753226850" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Ormai era divenuta quasi una frase di rito, un’abitudine che sanciva la fine di agosto. Ogni anno sul finire della stagione marittima partiva l’ormai affezionato programma homevideo invernale. Si facevano progetti e si selezionavano Dvd pescando dalla propria cinematografia preferita. Stesi sotto il sole elencavamo quali sarebbero stati i film che ci saremmo goduti in compagnia nell’inverno a venire. Tanti progetti mai realizzati. Acrobazie mentali nel tenere a mente un sacco di titoli che poi svanivano col passare del caldo estivo. Quest’anno le cose andranno diversamente, merito mio e di Kazumakino che tenendoci saldamente strette quell’idee estive non abbiamo permesso che svanissero con l’arrivo della pioggia. Il cinema invernale ci sarà e si chiamerà per l’appunto &lt;em&gt;CineWinter&lt;/em&gt;,  (con tanto di locandina realizzata dalla nostra Kazu).&lt;a href="http://bp0.blogger.com/_byWs_dvRz0s/Rv0gKGq9ilI/AAAAAAAAAB0/r4MBpZtrbsc/s1600-h/harold+e+maude.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://bp0.blogger.com/_byWs_dvRz0s/Rv0gKGq9ilI/AAAAAAAAAB0/r4MBpZtrbsc/s200/harold+e+maude.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5115280109724338770" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Apriremo la stagione con &lt;em&gt;Harold and Maude&lt;/em&gt;, omaggiando così questa dolce pellicola che tanto ci ha emozionato in passato. Se avete ricevuto l’invito via mail vi aspettiamo per la serata della premiere il 4 ottobre, se non l’avete ricevuta… forse non eravate stesi in spiaggia sotto il sole con me e Kazumakino.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7186534298816042404-2504540502198891057?l=loudychronicles.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://loudychronicles.blogspot.com/feeds/2504540502198891057/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7186534298816042404&amp;postID=2504540502198891057' title='7 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7186534298816042404/posts/default/2504540502198891057'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7186534298816042404/posts/default/2504540502198891057'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://loudychronicles.blogspot.com/2007/09/cinewinter-zerosettezerootto.html' title='CineWinter ZeroSetteZeroOtto'/><author><name>luCa</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07795419362248051782</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/Su7xGHyee3I/AAAAAAAAAPE/-H88T_Gbors/S220/11062009486.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp2.blogger.com/_byWs_dvRz0s/Rv0gSmq9imI/AAAAAAAAAB8/yfvQ-wU4tK4/s72-c/CineWinter+logo.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>7</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7186534298816042404.post-3516433909441869376</id><published>2007-09-24T20:43:00.000+02:00</published><updated>2007-09-24T20:50:05.143+02:00</updated><title type='text'>La ragazza con i capelli strani</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp1.blogger.com/_byWs_dvRz0s/RvgFnmq9iiI/AAAAAAAAABc/0tThWhi1b0k/s1600-h/laragazzaconicapellistrani.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://bp1.blogger.com/_byWs_dvRz0s/RvgFnmq9iiI/AAAAAAAAABc/0tThWhi1b0k/s320/laragazzaconicapellistrani.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5113843554832976418" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;di David Foster Wallace.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;In questo volume è presente uno dei più bei racconti che abbia mai letto &lt;em&gt;Piccoli animali senza espressione&lt;/em&gt;. Senza nulla togliere agli altri, nei quali scopriamo ad esempio: un giovane figlio di buona famiglia ad un concerto intrattenersi in assurdi dialoghi con la sua compagnia di tossici punk dai nomi improponibili (per l’appunto &lt;em&gt;La ragazza con i capelli strani&lt;/em&gt; racconto che da il titolo al libro), oppure l'assistente di Lyndon Johnson seguire il presidente degli Usa nella maggior parte della sua vita mostrandolo in tutta la sua intimità sino a scovarlo a letto con un ragazzo di colore (&lt;em&gt;Lyndon&lt;/em&gt;)), o di un volto noto dello spettacolo americano che decide di mettersi in gioco partecipando all'oramai celeberrimo David Letterman Show (&lt;em&gt;La mia apparizione in TV&lt;/em&gt;). In &lt;em&gt;Piccoli animali senza espressione&lt;/em&gt; emerge senza ombra di dubbio tutto la bravura di un autore che già negli anni ’90 veniva considerato uno dei più grandi talenti della nuova scena letteraria americana. Quel Wallace, capace di destreggiarsi in trame surreali rendendo tutto così maledettamente concreto e palpabile, dimostrando di essere un gran conoscitore del proprio Paese, nel bene e nel male, e di avere nei suoi confronti una sorta di disincantata malinconia. &lt;br /&gt;Sette racconti che possono benissimo essere letti per conto proprio perché di vita propria vivono e si esprimono. Raffigurazioni di quella che oramai è l'America dei giorni nostri. Scritti con voluta ironia e sapiente misura del dolore, Wallace qui ci dimostra, come si possano concepire piccoli gioielli di narrativa.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7186534298816042404-3516433909441869376?l=loudychronicles.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://loudychronicles.blogspot.com/feeds/3516433909441869376/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7186534298816042404&amp;postID=3516433909441869376' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7186534298816042404/posts/default/3516433909441869376'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7186534298816042404/posts/default/3516433909441869376'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://loudychronicles.blogspot.com/2007/09/la-ragazza-con-i-capelli-strani.html' title='La ragazza con i capelli strani'/><author><name>luCa</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07795419362248051782</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/Su7xGHyee3I/AAAAAAAAAPE/-H88T_Gbors/S220/11062009486.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp1.blogger.com/_byWs_dvRz0s/RvgFnmq9iiI/AAAAAAAAABc/0tThWhi1b0k/s72-c/laragazzaconicapellistrani.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7186534298816042404.post-2147215355068185779</id><published>2007-09-14T20:41:00.000+02:00</published><updated>2007-09-14T20:44:33.063+02:00</updated><title type='text'>285.8 x 177.8 mm</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp2.blogger.com/_byWs_dvRz0s/RurWVClCsFI/AAAAAAAAABU/4oINZynQJRQ/s1600-h/Robert+Frank+01.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://bp2.blogger.com/_byWs_dvRz0s/RurWVClCsFI/AAAAAAAAABU/4oINZynQJRQ/s400/Robert+Frank+01.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5110132384163082322" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Robert Frank fotografa una ragazzina ferma davanti la vetrina di Income Tax nell’estate del ‘58.  Indossa pantaloni scuri e una camicetta nera, braccia conserte, capelli chiari sciolti sulle spalle. Il capo rivolto a sinistra e lo sguardo privo di stupore di chi osserva qualcosa non molto lontano.  Distaccata. Libera. Sicura di sé nel suo poggiare il fianco sinistro al parapetto che divide il  marciapiede dal seminterrato. Si scorge la scritta Import Ceramic. Alle sue spalle un atrio scuro, un muro scuro e poi…poi quel silenzio. Il silenzio di una città mai ferma. In quello scatto non c’è altro. Robert Frank fotografa persone attraverso il vetro di un bus mentre scende sulla Fifth Avenue. Gente sui marciapiedi, gente che traversa su strisce pedonali, volti sulla soglia di un alimentari. Si concentra su attimi di vita quotidiana e poi scatta. Si concentra e scatta e l’immagine di quella ragazzina la ritroviamo quarantasei anni dopo al Tate Modern nella sala otto, il corridoio in fondo, appena svolti l’angolo. In quella foto non c’è altro: la camicetta nera, i capelli chiari sciolti sulle spalle. Il portamento distaccato, libero. Stando attenti si può percepire ancora quel silenzio fuori posto, stando attenti viene da sorridere davanti alla forza di quello sguardo. Non invecchiato di un solo istante.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7186534298816042404-2147215355068185779?l=loudychronicles.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://loudychronicles.blogspot.com/feeds/2147215355068185779/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7186534298816042404&amp;postID=2147215355068185779' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7186534298816042404/posts/default/2147215355068185779'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7186534298816042404/posts/default/2147215355068185779'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://loudychronicles.blogspot.com/2007/09/2858-x-1778-mm.html' title='285.8 x 177.8 mm'/><author><name>luCa</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07795419362248051782</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/Su7xGHyee3I/AAAAAAAAAPE/-H88T_Gbors/S220/11062009486.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp2.blogger.com/_byWs_dvRz0s/RurWVClCsFI/AAAAAAAAABU/4oINZynQJRQ/s72-c/Robert+Frank+01.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7186534298816042404.post-3611415806597571300</id><published>2007-09-10T20:30:00.001+02:00</published><updated>2007-09-10T20:39:54.108+02:00</updated><title type='text'>Io non sono qui</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp1.blogger.com/_byWs_dvRz0s/RuWPAuAIfDI/AAAAAAAAABM/TDVXMOxv_Qg/s1600-h/Bob+Dylan+-+Io+non+sono+qui.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://bp1.blogger.com/_byWs_dvRz0s/RuWPAuAIfDI/AAAAAAAAABM/TDVXMOxv_Qg/s320/Bob+Dylan+-+Io+non+sono+qui.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5108646594833054770" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Domenica sera sul finire dell’estate. Le feste in spiaggia lanciano gli ultimi segnali. Breve sopraluogo, il tempo di una birra e alcuni saluti. Il tempo di decidere cosa fare ed eccomi catapultato con gli amici nella sala di un cinema. Si spengono le luci e dinnanzi a noi sei persone. O meglio sei personaggi: il ragazzino di colore vagabondo, il poeta, il cantante, il predicatore, la star ed il vecchio stanco fuorilegge. Sei personaggi che nell’insieme cercano di  descriverne uno solo, un uomo e le sue molteplici ombreggiature. Bob Dylan.&lt;br /&gt;Il menestrello di Duluth visto attraverso sei diversi personaggi che costituiscono sei diversi momenti della sua vita. Così il regista Todd Haynes ha creato il film “Io non sono qui”,  trascendendo i consueti canoni dei biopic, modellando una pellicola inconsueta che come filo conduttore ha Arthur, il Dylan poeta, ma anche il Rimbeaud che fu inspiratore di Dylan nel suo periodo folk. Arthur su sfondo bianco narra, si confida, o meglio confessa la sua storia ad un agente che lo interroga. Poi c’è il ragazzino di colore che vagabonda saltando sui treni merci, facendosi chiamare Woodie Guthrie, come l’omonimo cantante folk, un Dylan degli inizi che cerca di trovare la via giusta nel cantare il suo tempo, il suo mondo. Poi è la volta di Jack Rollin interpretato da Christian Bale, cantante folk che attraversa una profonda svolta religiosa (il Dylan tra il ’70 e ’80) diventando predicatore sullo sfondo di una America in piena lotta per i diritti civili. Heath Ledger è la star, un attore di Hollywood che rappresenta il Dylan visto nel privato, il suo rapporto con la moglie Claire, la sua visione della guerra del Vietnam. Poi si torna indietro, agli anni della svolta rock di Dylan, e qui una stupefacente Cate Blanchett da vita al lato androgino del cantante. Contestato, definito traditore, dai fan della prima ora che non gli perdonano d’aver lasciato le radici del folk. Infine l’ultimo Dylan, personaggio visionario partorito dalla fusione di Dylan con Billy the Kid, il pistolero cui Dylan intitolò il disco “Pat Garrett e Billy the Kid”. Forse il lato più difficile da decifrare dell’intera pellicola. Richard Gere, che interpreta questo Billy, vive a cavallo tra una cittadina western d’inizio novecento e il mondo come lo conosciamo noi oggi.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://bp2.blogger.com/_byWs_dvRz0s/RuWOx-AIfCI/AAAAAAAAABE/DBsWVTMO76Y/s1600-h/Bob+Dylan.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://bp2.blogger.com/_byWs_dvRz0s/RuWOx-AIfCI/AAAAAAAAABE/DBsWVTMO76Y/s320/Bob+Dylan.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5108646341429984290" /&gt;&lt;/a&gt;In complesso “Io non sono qui” non è di facile fruizione, privo di una linea narrativa ben definita tende a lasciare spesso lo spettatore smarrito, alla ricerca di un appiglio per riconquistare punti temporali o logici a lui famigliari. Film di pura inspirazione e di non poche difficoltà interpretative. Non la storia di un uomo ma scorci sulle sue svariate facce, labirinto complesso di una personalità che risponde al nome di Bob Dylan.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7186534298816042404-3611415806597571300?l=loudychronicles.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://loudychronicles.blogspot.com/feeds/3611415806597571300/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7186534298816042404&amp;postID=3611415806597571300' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7186534298816042404/posts/default/3611415806597571300'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7186534298816042404/posts/default/3611415806597571300'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://loudychronicles.blogspot.com/2007/09/io-non-sono-qui.html' title='Io non sono qui'/><author><name>luCa</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07795419362248051782</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/Su7xGHyee3I/AAAAAAAAAPE/-H88T_Gbors/S220/11062009486.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp1.blogger.com/_byWs_dvRz0s/RuWPAuAIfDI/AAAAAAAAABM/TDVXMOxv_Qg/s72-c/Bob+Dylan+-+Io+non+sono+qui.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7186534298816042404.post-6971082030593328538</id><published>2007-09-04T11:09:00.000+02:00</published><updated>2007-09-04T11:20:45.646+02:00</updated><title type='text'>Vista da qui</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp0.blogger.com/_byWs_dvRz0s/Rt0jSeAIe_I/AAAAAAAAAAs/-dTUVQ7hIW4/s1600-h/Night+Factory.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://bp0.blogger.com/_byWs_dvRz0s/Rt0jSeAIe_I/AAAAAAAAAAs/-dTUVQ7hIW4/s400/Night+Factory.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5106276352706247666" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Uscivamo insieme da circa nove settimane quando lei una sera mi dice “Seguimi”. &lt;br /&gt;Mi porta oltre la periferia di Ravenna, in quella strada che scorre tra le industrie chimiche, giù sino al mare. Gran fissa la sua per le industrie chimiche e per i gas che rilasciano nell’aria. Guida con il volto in direzione alla strada, pare quasi sorridere. Osservo le sue mani stringere il volante e sinceramente non capisco perché stiamo percorrendo tutto quest’asfalto sbriciolato. Parcheggiamo in prossimità dei magazzini portuali e mi fa cenno di andarle dietro per un sentiero di terra battuta ed erbacce. Di giorno è possibile vedere i grandi numeri rossi capeggiare sulle facciate degli hangar per la raccolta delle merci, ma adesso è buio pesto e non ricordo di essere mai stato qui. Mi fa strada sino ad un ponte di legno che traversa un canale dalla superficie immobile. Ci troviamo vicino alla zona palustre e l’acqua appare densa e nera quanto la notte. &lt;br /&gt;“Eccoci arrivati” mi dice facendo segno alle mie spalle “la vedi?”. &lt;br /&gt;Io guardo. &lt;br /&gt;“Quella è una delle peggiori di tutte” mi spiega “il veleno di Ravenna”. &lt;br /&gt;Io ascolto. &lt;br /&gt;“I gas di scarico che produce ogni giorno sono tra i più nocivi consentiti dalla legge”. &lt;br /&gt;Guardo nuovamente e vedo una fabbrica illuminata a giorno da centinaia di luci e riflettori. Si trova a circa sei-settecento metri di distanza e laggiù sembra non arrivarci la notte. Cazzo, mi viene da pensare osservandola. &lt;br /&gt;“Le schifezze che rilascia nell’aria sono sulla soglia dei livelli consentiti” dice lei poggiando i gomiti sul parapetto del ponte. Anch’io faccio lo stesso e osservo di sotto la superficie liquida del canale. Scopro che tutto ci si riflette sopra. Tutta quella quantità di neon e fari vengono ricopiati per illuminare il buio sotto noi. Uno spettacolo. Sembra essercene due di fabbriche. Una nascosta sotto il livello dell’acqua. Da restare ad ammirarla anche una notte intera. &lt;br /&gt;“Lei e tutte le altre qui intorno sono la causa di tutto” specifica lei.&lt;br /&gt;“Tutto cosa?” chiedo.&lt;br /&gt;“Di tutto” mi ripete “di quella foschia artificiale che spesso vedi sopra la città, degli odori e dell’aria che respiri”.&lt;br /&gt;“Capisco” le rispondo e butto ancora un’occhiata di sotto. Fa caldo anche se siamo in aprile. Ricordo che quando le è venuta l’idea di partire per farmi vedere questa cosa stavamo seduti in un bar, con una birra ghiacciata posata sul tavolo. &lt;br /&gt;“Allora? Che ne pensi?”.&lt;br /&gt;Non rispondo, lascio un po’ di silenzio. Mi viene da ripensare a quelle altre volte in cui mi aveva portato davanti a strutture simili a questa. Era sempre giorno e lei scattava fotografie da mandare ai suoi amici, per - la causa -. Ora mi viene da chiedermi se anche quegli altri complessi industriali, la notte, potessero rilasciare tanto splendore elettrico. Lei torna a domandarmi che ne penso e io posso solo guardare sotto di noi sull’acqua. Vedo la seconda industria riflessa con le sue decine e decine di luci. E pensare che in fondo, non appare tanto pericolosa. Riflessa lì, come un miraggio, sembra essere la sorella buona di quella dinnanzi a noi. Vista da qui, sul liquido calmo e pacifico del canale, pare come desiderosa di essere amata. Coccolata. Non pretende tanto, solo un istante, un momento, un attimo in cui chiedere perdono.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7186534298816042404-6971082030593328538?l=loudychronicles.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://loudychronicles.blogspot.com/feeds/6971082030593328538/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7186534298816042404&amp;postID=6971082030593328538' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7186534298816042404/posts/default/6971082030593328538'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7186534298816042404/posts/default/6971082030593328538'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://loudychronicles.blogspot.com/2007/09/vista-da-qui.html' title='Vista da qui'/><author><name>luCa</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07795419362248051782</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/Su7xGHyee3I/AAAAAAAAAPE/-H88T_Gbors/S220/11062009486.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp0.blogger.com/_byWs_dvRz0s/Rt0jSeAIe_I/AAAAAAAAAAs/-dTUVQ7hIW4/s72-c/Night+Factory.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7186534298816042404.post-8049744307323287828</id><published>2007-09-04T11:03:00.001+02:00</published><updated>2007-09-04T11:06:29.711+02:00</updated><title type='text'>Hollywood, Hollywood!</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp2.blogger.com/_byWs_dvRz0s/Rt0fl-AIe9I/AAAAAAAAAAc/bucFcsMoMlE/s1600-h/Hollywood,+Hollywood!.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://bp2.blogger.com/_byWs_dvRz0s/Rt0fl-AIe9I/AAAAAAAAAAc/bucFcsMoMlE/s320/Hollywood,+Hollywood!.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5106272289667185618" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;di Charles Bukowski&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Chinaski cede alle lusinghe di un regista e decide sotto cospicua cifra anticipata di scrivere una sceneggiatura per un film. Chinaski si ritrova così a possedere parecchi soldi per la mani, più di quanti ne abbia mai avuti in un sol botto. Che fa? Accompagnato dalla sua giovane moglie (Mandata dagli dei ad allungargli la vita di dieci anni) si compra una BMW nera (la macchina dei duri) ed una casa. Tutto sotto consiglio del suo consulente fiscale ingaggiato per l'occasione. (La vita comincia a 65 anni) sono le parole di Chinaski di fronte a questa sua nuova esistenza. E così lo scrittore dissacratore dell'America s'addentra nel mondo di Hollywood con la propria sceneggiatura sotto braccio. O ancora meglio pone di fronte agli occhi del show business una storia di emarginati, una storia a lui famigliare, la vita di un giovane scrittore alcolizzato disposto a fare la fame pur d'aver tempo di battere a macchina le proprie fantasie. La BMW può attenuare la rabbia ma non far dimenticare il passato. &lt;br /&gt;Scritta nel 1989 quest'opera di Bukowski  si distacca dai precedenti lavori per questo ingannevole senso di riappacificazione nei confronti del mondo. Una sorta di tregua nella quale Chinaski/Bukowsky cerca di rientrare nel sistema. Vedere il mondo ed i suoi abitanti da una nuova e scomoda angolazione. Il punto di vista di chi finalmente ha raggiunto una posizione.&lt;br /&gt;Se amate Bukowski questa è un'opera che vi sorprenderà, se non lo conoscete è un buon libro per cominciare ad apprezzarlo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7186534298816042404-8049744307323287828?l=loudychronicles.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://loudychronicles.blogspot.com/feeds/8049744307323287828/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7186534298816042404&amp;postID=8049744307323287828' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7186534298816042404/posts/default/8049744307323287828'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7186534298816042404/posts/default/8049744307323287828'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://loudychronicles.blogspot.com/2007/09/hollywood-hollywood.html' title='Hollywood, Hollywood!'/><author><name>luCa</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07795419362248051782</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/Su7xGHyee3I/AAAAAAAAAPE/-H88T_Gbors/S220/11062009486.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp2.blogger.com/_byWs_dvRz0s/Rt0fl-AIe9I/AAAAAAAAAAc/bucFcsMoMlE/s72-c/Hollywood,+Hollywood!.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7186534298816042404.post-2928198026017076577</id><published>2007-09-03T18:11:00.000+02:00</published><updated>2007-09-03T18:20:40.498+02:00</updated><title type='text'>Ogni cosa è illuminata</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp3.blogger.com/_byWs_dvRz0s/RtwzCeAIe8I/AAAAAAAAAAU/krbY97Oc6tM/s1600-h/everything-is-illuminated-poster-1.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://bp3.blogger.com/_byWs_dvRz0s/RtwzCeAIe8I/AAAAAAAAAAU/krbY97Oc6tM/s320/everything-is-illuminated-poster-1.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5106012195037674434" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Commedia - road movie passata parecchio in sordina (purtroppo) nella scorsa stagione cinematografica, tratta dal romanzo di Jonathan Safran Foer. &lt;br /&gt;Un film costruito con sapienza nei suoi tempi, nel suo montaggio, nella fotografia, nella sceneggiatura e scenografia. Un film che ti pizzica, ti diverte e ti commuove sinceramente. &lt;br /&gt;Ottimi i tre protagonisti della storia: un Elijah Wood impeccabile nell'interpretare questo caratteristico collezionista, Eugene Hutz formidabile nei panni di uno strampalato quanto improvvisato interprete ucraino e Boris Leskin nel dare vita al nonno di Eugene Hutz che si finge cieco ma che guida l'auto per scarrozzare Wood attraverso tutta l'Ucraina. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Ci sono persone che collezionano francobolli, fascette di sigari o tazze da tè. Jonathan tiene da parte i ricordi di famiglia: foto, cartoline, una dentiera e manciate di sporcizia. Il tutto sigillato in singoli sacchetti e appeso a una parete. Adesso Jonathan è alla ricerca di un ricordo più evanescente. Andrà fino in Ucraina a cercare la donna che nel 1942 ha salvato la vita a suo nonno durante la seconda guerra mondiale. Il suo unico indizio è una vecchia foto, la sua guida un ragazzo del posto che parla un buffo inglese e sogna di andare un giorno in America. &lt;br /&gt;Un esordiente nel cinema, Liev Schreiber, mette in schermo un esordiente della letteratura, Jonathan Safran Foer, un ebreo americano che racconta a sua volta di uno studente americano deciso a trovare in Ucraina la donna che salvò suo nonno dalla furia nazista. Jonathan Safran Foer è anche il nome del suo personaggio che compiendo un viaggio nella memoria ricostruisce la vita del villaggio di Trachimbord, uno dei numerosissimi shtetl bruciati e dimenticati durante la Seconda Guerra Mondiale. Un luogo che ha smesso per sempre di essere geografico sopravvivendo soltanto nell'anima di coloro che ne hanno pazientemente raccolto e conservato, fino a collezionarle, le tracce. &lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7186534298816042404-2928198026017076577?l=loudychronicles.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://loudychronicles.blogspot.com/feeds/2928198026017076577/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7186534298816042404&amp;postID=2928198026017076577' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7186534298816042404/posts/default/2928198026017076577'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7186534298816042404/posts/default/2928198026017076577'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://loudychronicles.blogspot.com/2007/09/ogni-cosa-illuminata.html' title='Ogni cosa è illuminata'/><author><name>luCa</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07795419362248051782</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/Su7xGHyee3I/AAAAAAAAAPE/-H88T_Gbors/S220/11062009486.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp3.blogger.com/_byWs_dvRz0s/RtwzCeAIe8I/AAAAAAAAAAU/krbY97Oc6tM/s72-c/everything-is-illuminated-poster-1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7186534298816042404.post-3410482577472522491</id><published>2007-09-03T16:40:00.000+02:00</published><updated>2007-09-03T16:50:09.454+02:00</updated><title type='text'>Le anatre di Holden</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp0.blogger.com/_byWs_dvRz0s/Rtwe5uAIe7I/AAAAAAAAAAM/K5C2kKxGmOk/s1600-h/New+York+downtown+02+blog.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://bp0.blogger.com/_byWs_dvRz0s/Rtwe5uAIe7I/AAAAAAAAAAM/K5C2kKxGmOk/s320/New+York+downtown+02+blog.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5105990054481263538" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Quando Ryan dice di detestare la politica di Bush sono le dieci di sera e sediamo su tre sgabelli neri, al banco di un bar chiamato Karma. Siamo io, Ryan e la ragazza con i capelli rasta. Abbiamo attraversato mezzo East Village per finire sulla First Avenue in un posto dove ai tavoli è possibile fumare dal narghilè. Tutti i tavoli sono occupati. Tutti fumano. Persone nella penombra emanano sottili nuvole grigie. Mi chiedo perché non siamo entrati in un qualsiasi lounge-bar incontrato nell’arrivare qui. Ne ho contati nove solo sul lato destro della strada.&lt;br /&gt;La barista, bionda e minuta e con un tatuaggio sulla schiena, serve a me e alla ragazza con i rasta del vino rosso mentre a Ryan una Stella Artois. Le osservo il tatuaggio quando si gira per prendere la bottiglia di Merlot. Ha un sole azteco sulla spina dorsale all’altezza della quarta vertebra.&lt;br /&gt;“Perché questo accanimento?” domanda la ragazza coi rasta a Ryan. &lt;br /&gt;“Odio chi fa politica per i propri personali interessi” risponde rigirando la bottiglia di birra. Ryan è democratico, californiano e ha praticato surf per un sacco di anni “non è concepibile avere al potere gente che scatena guerre per gestire e incrementare i propri profitti nel mercato petrolifero”. &lt;br /&gt;La ragazza coi rasta fa sì col capo. Anch’io mi trovo d’accordo ma mi sono perso la metà di quello che si sono detti usando un inglese stretto, perciò mi viene facile concentrarmi sull’ingresso di un tipo curioso. Per metà metallaro, per metà con un piede nella fossa. Avrà una cinquantina d’anni e braccia sottilissime. Capelli lunghi e grigi e l’aria sbronza. L’aria di chi è sbronzo spesso. Parla con la barista che gli versa qualcosa che potrebbe essere un amaro o forse uno scotch. Poi la ragazza prende i soldi dalle mani del vecchio con la maglietta dei Motorhead e tornando in direzione della cassa guarda verso me. In quell’attimo capisco di essere trasparente. Mi vede attraverso. Alle mie spalle una lampada in metallo emana luce soffusa. La ragazza vede la lampada, non me. La ragazza vede quella lampada chiunque sia la persona che ogni sera se ne sta seduta qua.&lt;br /&gt;“Ti manca la California?” chiede la ragazza coi rasta.&lt;br /&gt;“Sto pensando di ritornarci. Non adesso. In futuro. Non so quando ma non resterò per sempre qui. Non fa per me fermarmi a lungo nei posti”.&lt;br /&gt;Ryan ha girato tutta Europa, ha lavorato in Spagna, racconta di aver visitato gran parte del sud-est asiatico. Laos, Birmania, Cambogia, Vietnam, dice di amare quei luoghi e di averli girati in lungo e in largo. Il perché mi sfugge. Forse ci saranno delle belle onde laggiù.&lt;br /&gt;“Io sono tornata da poco da Cuba” dice la tizia coi rasta sollevando il bicchiere.&lt;br /&gt;“Io non posso andare a Cuba” risponde Ryan “non esistono voli da qui verso Cuba”.&lt;br /&gt;“Già, dimenticavo” ribatte lei.&lt;br /&gt;“Sempre le solite politiche sballate che facciamo qua. Dovrei andare in Canada per potermi imbarcare per Cuba” spiega lui poggiando la birra sul banco, poi aggiunge che anche partendo dal Canada ci sarebbe comunque una piccola operazione da compiere una volta arrivati a terra, qualcosa come una specie di mazzetta che i turisti statunitensi sono tenuti a sborsare per poter entrare nel mondo di Fidel o per non farsi marchiare il passaporto con il timbro di Cuba. Non capisco bene. Tutto sommato un esborso in dollari da pagare alla dogana tendendo gli occhi bassi e senza sorridere. Magia dell’embargo. &lt;br /&gt;Squilla il telefono di Ryan e nel rispondere comincia a parlare spagnolo con qualcuno all’altro capo. “No tengo abrigo suficiente” è l’unica frase che comprendo mentre il vecchio metallaro è già al terzo bicchiere di quella roba densa e scura che si fa servire. Bevo un sorso di vino e il sapore non mi pare un granché, sull’etichetta c’è scritto Merlot del Cile. &lt;br /&gt;I miei due amici continuano la loro conversazione su viaggi, politica, ambizioni, differenze di stili di vita. Io sorseggio dal bicchiere concentrandomi per seguire quanto più possibile. A volte mi smarrisco. A volte ritrovo la via. A volte penso che questo sabato notte sarà l’ultimo che trascorrerò qui. Probabile che mai più incontrerò Ryan. Di certo non saprò mai quale tizio domani diverrà trasparente sedendo su questo sgabello. Domani non ci sarò più. Mi aspettano delle valigie, un aeroporto, un cielo e le nuvole sotto burrose e grasse. - Chi vi parla è il comandante del volo LH405, stiamo sorvolando le chiappe cellulitiche del mondo -.&lt;br /&gt;E così mentre il locale va riempiendosi e ai tavoli si aspirano aromi dai narghilè, immagino che entro breve daremo la mancia alla barista e poi usciremo da qui, Ryan per la sua strada, io e la ragazza coi rasta per la nostra fermando un taxi che odorerà di sedili in finta pelle. Un’auto giallo ocra che ci riaccompegnerà a casa mentre oltre il finestrino ci saranno lounge-bar su ogni lato della strada e luci provenire dai palazzi, con i loro profumi, i loro suoni. E diverrà semplice ripensare alle anatre viste a Central Park. Noi siamo come quelle anatre. Holden si domandava dove andassero a finire durante l’inverno, io stamattina le ho viste zampettare e scivolare sullo strato ghiacciato del lago. Poi qualcuna ha spiccato il volo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7186534298816042404-3410482577472522491?l=loudychronicles.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://loudychronicles.blogspot.com/feeds/3410482577472522491/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7186534298816042404&amp;postID=3410482577472522491' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7186534298816042404/posts/default/3410482577472522491'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7186534298816042404/posts/default/3410482577472522491'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://loudychronicles.blogspot.com/2007/09/le-anatre-di-holden.html' title='Le anatre di Holden'/><author><name>luCa</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07795419362248051782</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/_byWs_dvRz0s/Su7xGHyee3I/AAAAAAAAAPE/-H88T_Gbors/S220/11062009486.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp0.blogger.com/_byWs_dvRz0s/Rtwe5uAIe7I/AAAAAAAAAAM/K5C2kKxGmOk/s72-c/New+York+downtown+02+blog.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
