Sediamo su delle cassette di legno rovesciate, all’ombra di alberi giovani, trapiantati in mezzo metro di terra tra il cemento dei marciapiedi. L’atmosfera dovrebbe essere quella di un viale, ci sono due panchine malandate poco più in là, di negozi neppure l’ombra. C’è troppo sole sul finire di questo pomeriggio e un vento caldo e secco spazza l’asfalto su cui stiamo. Quasi nessuno di passaggio. Conto cinque ciclisti giù di forma vestiti di tutto punto scivolare lentamente in fondo alla strada, vedo alcune auto con l’aria condizionata accesa passarci davanti e poi vedo noi due, qui, seduti sulle cassette di legno e pronti a vendere la nostra roba. Sull’altro lato della strada, di fronte ai giovani alberi, hanno costruito una fila di palazzi dalle grandi vetrate e dai molti uffici ancora pieni d'impiegati. Tra poco, quando staccheranno dal lavoro e usciranno, faremo affari d'oro. Nel frattempo aspettiamo bevendoci dietro lattine di birra conservate in un frigo portatile. Il mio compare fuma una Camel e aspira lentamente, porta un paio di vecchi occhiali da sole tenuti insieme con lo scotch. Osservo le finestre dei palazzi di fronte, la troppa luce qua fuori fa sembrare ci sia un buio pesto all’interno. Senza vita. Penso alla gente là dentro, indaffarate a terminare di assassinare le loro otto ore giornaliere di prigionia.
Il mio amico vende arance e io sono il suo socio, viviamo di questo. Senza ragione. Merce esposta su di un banco improvvisato. Eccoci arrivati, piazzati per benino con una Camel tra le labbra e una copia di Salinger in tasca. Stanchi ancor prima di allacciarci le scarpe. Sotto questo sole che fa crescer bene i nostri frutti.
E giunge l'ora giusta, comincia ad uscire gente dai palazzi. Il mio amico getta la sigaretta. Posiamo le lattine di birra per terra. Ci puliamo al meglio le mani. Strano come, con questo caldo, la gente acquisti arance e non impazzisca la notte. Io solitamente leggo o mi addormento davanti la tivù.
Escono tre ragazze eleganti, vestite di tutto punto con sandali aperti e piedi abbronzati. Si dirigono ridendo verso un’auto posteggiata. Sanno di essere belle e osservate. Nelle loro borsette si sentono squillare i telefonini. Loro stesse si muovono come telefonini squillanti. Parlano di correre al mare per l’ultimo sole, parlano di non volerselo perdere. Affondare i piedi nella sabbia fresca del tramonto. Fare l’aperitivo, questo è lo slogan che le muove. Inutile correre ragazze, penso guardandole, quel che dovevate acchiappare l’avete già perso da tempo. Sfuggito mentre eravate occupate là dentro, su quelle scrivanie, su quelle tastiere di Pc, ma illuse di avere ancora una possibilità. Già vinte nell’uscire ogni giorno da quella porta, ridendo e correndo, verso un nulla che ancora sperate d’acchiappare.
La gente sciama via in fretta. Ognuno sale sulla sua auto e per prima cosa accende l’aria condizionata. Nessuno si gode più il caldo. Nessuno vuole sentirsi il sudore addosso. Vendiamo un sacchetto di arance ad una signora piena di rughe con orecchini immensi, ed un altro sacchetto ad un tizio con la cravatta senza giacca. Poca cosa, poteva andare meglio. Potevamo avere qualche soldo in più in tasca ma non importa. Le birre stanno ancora dentro al frigo portatile. Salinger non si sposta dalla tasca posteriore dei pantaloni. Gli occhiali possono sempre aggiustarsi con altro scotch. Questa sera, riposte le cassette, fumate le ultime sigarette, butteremo le arance andate a male. Le ragazze squillanti con i piedi abbronzati faranno lo stesso, getteranno sicuramente qualcosa. Giorno dopo giorno.
lunedì 25 maggio 2009
Vendo Arance
domenica 3 maggio 2009
RocknRolla

Mr. Ritchie cambia vita (privata) e torna al suo vecchio amore cinematografico fatto di storie paradossali di malavita londinese e gangster dai modi grotteschi. Dopo le due pellicole flop girate nel periodo del matrimonio con Madonna, Guy Ritchie riscopre il genere che gli aveva portato fortuna (con Look and Stock del 1999 e The Snatch del 2000) catapultandolo a suo tempo nell’olimpo dei giovani registi inglesi. Questo nuovo lavoro, dal titolo Rocknrolla, sin dai titoli di testa non lascia spazio ai dubbi, la chiave di lettura è la medesima, dal montaggio compulsivo che alterna scene spietate a momenti comici, alla storia che nel suo complesso ruota intorno all’ambiente della criminalità londinese. Ritchie rispolvera così le tematiche e gli stili a lui cari conservando quell’immancabile occhio goliardico e cinico. Certo qualche atmosfera sa di già respirato tuttavia il film scorre piacevolmente proponendo un insieme di personaggi pericolosi quanto impacciati, che si affannano per portare a termine i loro progetti, sia si tratti di speculazione edilizia, sia di rapinare un trasferimenti di contante, sia di spacciare un quadro d’autore.
Johnny Quid, One Two, Mumbles, Johnny il bello, Archie e gli altri protagonisti non deludono l’aspettativa, forti nelle caratterizzazioni e nei dialoghi. Lasciandoci così compiaciuti nell’aspettare l’annunciato secondo capitolo, di quello che sarà una trilogia, incentrato sui fatti della banda.