venerdì 24 aprile 2009

Quando gli autolavaggi chiudono

Camminare con in tasca tre biglietti per il concerto dei Radiohead. Dirigersi verso la propria auto parcheggiata da troppo tempo al sole e incontrare un porticato, una piazza, un palco fatto di tubi d’acciaio, assi di legno e sopra esso un tale che suona qualcosa. Non è un pezzo dei Radiohead e questa non è piazza Castello. Rallentare i passi sino a fermarli, dimenticare l’auto e osservare quel tizio seduto dietro una tastiera fare la propria musica. Un semplice tecnico del suono che prova l’impianto, ottimizza il sonoro in uscita dalle casse spia. Regola il mixer.
Questa sera qui ci sarà un piccolo concerto, roba di poco conto, festa di paese con gente seduta ad ascoltare banale piano bar. Ma ora lassù accade qualcosa di diverso. Quell’uomo fa il suo lavoro e lo realizza in un modo tutto suo, eseguendo una canzone che non conosco, di certo scritta da lui. Non uno stralcio, il ritornello. Non poche note, ma tutto il pezzo. Accompagna alla musica la propria voce in quella melodia che forse non ha neppure un titolo. Intorno non si vede nessuno. Io e lui e un’intera piazza deserta a fargli da cassa acustica mentre gli autolavaggi in periferia, sotto una luce carica di arancio, insaponano le ultime auto prima di chiudere. Prima di far scendere la sera. Quando la pelle di daino sintetica asciuga le ultime gocce sulla carrozzeria.
L’orologio segna le otto e quaranta, troppo presto per questa musica, troppo tardi per la cena. Dovrei sbrigarmi ma invece rimango e quasi mi spiace di essere il solo a godermi questo pezzo. Forse nelle finestre delle case qui intorno alcune note riescono ad entrare, famiglie a tavola probabile che odano il tecnico del suono darci dentro, ma sono certo non si tratti della stessa cosa. Non come essere qui adesso. Camminare con in tasca tre biglietti per il concerto dei Radiohead e scoprirne uno improvvisato sul momento. Incontrare un porticato, una piazza, un palco, un uomo, una tastiera e quella melodia mai sentita prima. Pezzo mai inciso, mai trasmesso, mai eseguito in pubblico. Spettatore fortunato quanto occasionale dell’intimità di quel tizio che ora si gusta il momento tanto atteso di suonare la sua canzone all’aria aperta. Per tutti. Anche se tutti non lo stanno a sentire.

1 commenti:

Anonimo ha detto...

La ringrazio per Blog intiresny