La nebbia e il sole a volte coesistono. Nebbia e sole a volte coabitano a pochi metri di distanza ed il bello è proprio ritrovarcisi nel mezzo, senza niente da fare se non godersi la linea di demarcazione che separa il conosciuto dal celato. Una linea mai stabile, mai netta, ma scandita da un ritmo ondulatorio sul quale gli elementi giocano a rubarsi metri di terreno. Confine sottile dove persone, oggetti, cani e gabbiani passano al di qua e al di là del mondo visibile. Un mondo ora davanti ai tuoi occhi, ora velato dietro un muro vaporoso.
Seduto su di una sdraio di tela bianca, nel portico di un capanno con la rete da pesca calata in acqua mi diverto nel seguire coloro che oltrepassano quel confine. Persone a passeggio sulla spiaggia che spariscono, in pochi istanti, avvolti da una nebbia a stretto contatto con i raggi del sole. Bevo un sorso di bianco frizzante, prendo la macchina fotografica e cerco di cogliere quell’attimo. Cosciente che tale spettacolo non può essere reso al meglio in uno scatto. Tuttavia deciso nel far partire l’otturatore e sperare che il diaframma regali abbastanza senso di profondità all’immagine. Questo è risultato. Una ragazza raccoglie conchiglie. Una coppia, troppo ben vestita, indecisa se scendere dalla palizzata per proseguire a piedi tra la sabbia.
Pescatori al rientro dal largo. Il faro e la sua sirena da nebbia. Gli scogli. Cani lasciati liberi. Bambini nei passeggini. Particolari istanti di una domenica abbandonata su quella sdraio, col bianchetto frizzante che scorre in gola, a cavallo di un gioco tra nebbia e sole … metri conquistati … metri perduti, dipende per chi si tifa. Guardando sparire e ricomparire figure di persone lontane, contorni di oggetti, la scia della corrente. Sapendo che anch’io agli occhi del mondo me ne vado e ritorno sulla linea mutevole dell’orizzonte.

lunedì 6 aprile 2009
Profondità di campo
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1 commenti:
Quando Domenca ho visto la stessa spiaggia, lo stesso mare, lo stesso cielo, non riuscivo a descriverlo a parole nemmeno nella mia mente. Tu ha descritto benissimo quelle stesse cose, e adesso, leggendo, mi sembrava di essere ancora lì. Sere
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