Me ne sto seduto appena fuori dal locale, davanti a me un tavolinetto rotondo talmente piccolo che potresti riempirlo posandoci sopra due sandwich. E’ una discreta giornata di sole, qualche nuvola, ma fondamentalmente sole. Paulie , anche lui sbracato accanto a me su di una sedia pieghevole, cerca di abbronzarsi un po’ posandosi sotto il mento quegli affari di carta luccicante che credevo avessero ritirato dal commercio. Tony poco più in là chiacchiera con l’agente Harris del campionato dei Mets, un certo Williams pare sia un vero fenomeno. Chris e Hesh se ne stanno ad un altro tavolinetto, prima giocavano a carte, ora hanno posato il mazzo. Chris cammina ancora con il busto tutto rigido, non riesce quasi a piegarlo. Gli fanno male le ferite dei proiettili che si è beccato nella sparatoria di due settimane fa. Ci vorrà un po’ per rivederlo in forma. Silvio e Furio sono andati giù all’incrocio dove, alcuni minuti fa, due auto si sono scontrate. Sono andati a controllare la situazione, supervisionare, e a dire al tipo che guidava l’auto sportiva che nella nostra zona non si corre, queste sono le regole. Non vogliamo casini di alcun tipo intorno al nostro locale, il Satriale’s. Quando Pussy abbandona la soglia della porta per tornare all’interno, è allora che sento quella canzone. Probabile che venga dallo stereo all’interno ma pare quasi una colonna sonora. Qualcosa che aleggia intorno e copre le nostre parole. Mi accorgo di conoscere quel pezzo e non capisco dove l’abbia sentito prima. Riconosco la voce di Johnny Thunders arrivare direttamente dal passato. “You can’t put your arms around a memory” mi giunge alle orecchie con un balzo dal 1984 ad oggi. Continuo a chiedermi come faccia a ricordarmi queste cose tuttavia non riuscire ad inquadrare appieno la canzone. Un particolare non mi torna e mi ci arrovello su. Silvio e Furio tornano dopo aver strigliato il tizio con l’auto sportiva e raccontano la dinamica dell’incidente a Chris e Hesh. Poi tutti e quattro rientrano nel locale lasciando me e Paulie seduti qui fuori. Tony e l’agente Harris parlano ancora dei Mets. E in quell’istante ricordo dove avevo già sentito la canzone. Tutto chiaro. Una sera guardavo la tivù e, sulle ultime battute di un telefilm, ricordo di aver visto un tizio che se ne stava seduto appena fuori da un locale, davanti a lui un tavolinetto rotondo talmente piccolo che potresti riempirlo posandoci sopra due sandwich. Accanto al tizio ce n’era un altro chiamato Paulie che cercava di abbronzarsi un po’ posandosi sotto il mento quegli affari di carta luccicante che si credeva avessero ritirato dal commercio. Tony poco più in là chiacchierava con l’agente Harris del campionato dei Mets. Chris e Hesh se ne stavano seduti ad un altro tavolinetto. Silvio e Furio erano scesi giù all’incrocio dove poco prima due auto si erano scontrate. Poi c’era Pussy, mole enorme, poggiato allo stipite della porta d’ingresso del locale e poco oltre, all’interno, si sentiva quella canzone. Probabile venisse dallo stereo ma pareva quasi una colonna sonora. Quel tizio seduto fuori accanto al tavolinetto nell’udire le prime note si girava di scatto, come colpito dalla musica che si propagava intorno. Faceva una faccia come a chiedersi il titolo di quel pezzo e chi lo cantasse. Non diceva nulla ma si vedeva che stava scavando nella memoria. Poi Silvio e Furio, di ritorno dall’incrocio, entravano nel locale insieme a Chris e Hesh. E solo allora al tizio seduto fuori scappava un sorriso. Come si fosse ricordato quando e dove aveva sentito quella canzone. Ora teneva un viso rilassato. Aveva capito. Ripensava a giorni indietro quando una sera a casa sua, mentre guardava la tivù, sulle ultime battute di un telefilm aveva visto questo tizio che …
domenica 12 aprile 2009
Fiction
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