giovedì 15 maggio 2008

"Edward" - capitoli 16.17.18.19.20

16.
"Sai chi era il monello?".
"Cosa?".
"Sai chi era il monello? E’ zio Fester".
"Quale monello?".
"Il monello di Charlie Chaplin sai chi lo faceva?".
"No".
"Zio Fester, quello che poi da grande ha fatto zio Fester".
"Christofer Lloyd".
"Christofer Lloyd non era zio Fester".
"Certo che lo era".
"Christofer Lloyd era lo scienziato di Ritorno al futuro".
"Era anche zio Fester".
"Che io sappia no, per me sbagli non si chiamava Lloyd ne sono certo, comunque tu chi saresti?".
"Devo fare Chaplin".
"Come sarebbe".
"Sono un attore. Devo fare il ruolo che era di Chaplin nel monello".
"Ma prima hai detto che non conoscevi il monello".
"Infatti, devo ancora leggere il copione".
"Ah, ora capisco".
"Tu che fai invece".
"Scrivo, sono lo sceneggiatore del monello".
"Sceneggiatore? Ma questo film è già stato scritto molto tempo fa".
"Devo rifarlo".
"Uhm?".
"Riscriverlo, renderlo più moderno, capisci? Però non ho ancora finito di scriverlo. Per questo non hai ancora letto il copione".
"Noi attori siamo già qui sul set ed il copione non è pronto? Siamo in anticipo allora".
"No, sono io ad essere in ritardo".
Click. Edward stanco spense il televisore. L'unico suo desiderio era andare a letto.

17.
Finestra aperta. La finestra di Edward. L'aria che andava facendosi notte fonda. Le parole dei grilli. Due persone che discutevano giù in cortile. Il respiro immaginato di Claudine. Le auto sfreccianti lontano, sulla statale. L'inquilino del piano superiore che sguazzava nella vasca da bagno. Le carezze immaginate di Claudine. Il fruscio delle foglie. L’aria calda. Gli alberi fuori. L'estate di loro due. Questo era il silenzio.

18.
Dormire. Dormire sembrava una cosa impossibile. La paura di non sognare era troppo forte. La paura di perdere il ricordo di Claudine nella distrazione del sonno lo terrorizzava. Edward stava con occhi sbarrati tra le lenzuola calde e fastidiose. Si può perdere la memoria nel sonno? Ad una sua compagnia di classe era successo. Ma forse s’era inventata tutto. La tivù nell’altra stanza era svenuta. Faceva caldo e il sudore era un tormento. Aspettare sino all’alba una condanna.

19.
Edward assopito, questa era l’immagine che si poteva scorgere sbirciando dalla finestra. Edward aveva perso la scommessa chiudendo gli occhi. Il sonno aveva vinto. Mancavano poche ore al mattino e lui aveva ceduto alla stanchezza. Il giorno seguente sua nonna sarebbe ritornata. Come sempre per preparargli la colazione. Lui lo sapeva, se l’era ripetuto più volte prima di chiudere le palpebre come per convincersi che quella era l’unica e sola verità. La nonna in quella casa non poteva non esistere.

20.
Il mattino ha l'oro in bocca, in un film questa frase era stata scritta un sacco di volte dal protagonista. Edward invece si sentiva un topo morto tra i denti. Appena sveglio si lavò con lo spazzolino per cacciare l’alito del sonno. Dal bagno sentiva la nonna in cucina manovrare ai fornelli. Tutto era tornato normale. Tutto era tornato quel tutto che lui conosceva. Che lui viveva di continuo. Mangiò biscotti zuppati nel latte con la tivù nuovamente viva a fare da compagna. Edward non aveva dimenticato, aspettava sorridente. Aspettava l'ora del programma in cui era apparsa Claudine. Si fece forza, mancavano solamente nove ore di nulla.

Fine

martedì 6 maggio 2008

"Edward" - capitoli 11.12.13.14.15

11.
Il soffitto. Il soffitto era sempre stato lì. Non aveva storia pensava Edward. Non come gli altri oggetti della casa, ad esempio i mobili. I mobili sì, ognuno di loro aveva un passato, ottenuto attraverso il contatto di chi li tocca, di chi li maneggia. Nessuno tocca il soffitto, è lì e basta, vuoto come la tivù senza antenna.

12.
Forse gli sarebbe piaciuto uscire. Tivù accesa senza audio. Edward pensava che gli sarebbe piaciuto uscire. Tanto per fare due passi in auto. Certo…strano però…fare due passi in auto. Fare due passi in auto…non è strano? Forse no, non poi molto se pensi che ne occorre uno per salirci ed uno per scenderci. In effetti sono due, o meglio quattro dato che ci sarebbe salito insieme ad una persona. Un'altra persona. E così sarebbero stati quattro passi. Quattro passi in auto. E magari una buona conversazione. Aveva smesso di piovere. Non sulla città ma nella tivù. Le conversazioni riescono meglio quando non piove. Quando migliaia di gocce fuori dal finestrino non ti distraggono dai tuoi pensieri o dalle parole dell'altra persona. Quella che magari ha condiviso la serata con te. Quella per cui hai deciso che valeva la pena uscire di casa. Uscire di casa per fare quattro passi in auto. L'auto che Claudine non possedeva.

13.
Si era addormentato. Lo capì al suo risveglio. Avevo dormito davanti la tivù per ritrovarsi dopo l’ora di cena ancora seduto nella vecchia poltrona. Notò calzini sporchi vestirgli i piedi. Indossava maglietta e pantaloncini corti. Forse c’era bisogno d’un bagno. Più tardi si sarebbe lavato ma non ora. Il ventilatore nella stanza vibrava ancora e le pagine della rivista della nonna ondeggiavano nel fresco ronzio. Claudine era definitivamente svanita.

14.
Edward ha tra le mani un libro. In copertina c'è scritto "Aprire solo in caso di emergenza". Oramai sono le dieci di sera. La nonna non è più tornata. Non ancora. Il film della prima serata sta per terminare. Edward apre le pagine che ha in mano. C'è scritto "Questa non era una vera emergenza”. Edward da volume alla tivù. Così forte da far vibrare lo stomaco. Sono urla. Le sue urla doppiate da voci famose nello schermo. I vicini incazzati battono qualcosa contro il muro, forse una scarpa, forse la testa del barboncino. Volume nuovamente a zero. Ribellione soppressa dalla buona educazione.

15.
Edward fissava il calendario fermo sul mese d'agosto. La tivù momentaneamente ignorata s'inseguiva in silenziose conversazioni labiali. Era un bel calendario arancione con le domeniche cerchiate in nero. Appeso alla parete proprio dietro l'acquario senz'acqua. "Chissà che giorno è oggi" si domandava. Di sicuro sentiva la lontananza di Claudine. Ora capiva cosa provava la nonna ogni qual volta si menzionava quel giro d'Italia in Ape Car senza ritorno.

Continua...