+Effetto%C3%B9.jpg)
"Fai questo per mantenerti da vivere?".
"Più o meno sì".
"Non deve essere male".
"A volte no".
Ci sono attimi nella vita che coltivi per sempre nella memoria. Istanti vitali che lasceranno un segno indelebile, come un marchio a fuoco di cui non potrai liberarti. Un marchio che ti seguirà preciso preciso in ogni tuo giorno, mese o anno. In ogni gesto, azione o parola. Quel marchio sarà in tutto questo e ancora, perché così è e non è facile da spiegare. Ottavio capì che quel pomeriggio dietro la palestra della scuola media, intento a fumare la sua settima sigaretta, non era un gesto qualunque. Il sole era sempre lo stesso, i jeans stretti erano sempre quelli, anche l'odore della mensa che arrivava sin lì non profumava diversamente dai giorni precedenti. Ma quel giorno aveva una storia tutta sua da raccontare. Un racconto da lasciarti senza respiro. Un botto nei polmoni che non c'entrava nulla con la nicotina. Quel pomeriggio del 4 maggio 1988 addosso ad Ottavio avrebbe lasciato il segno. Una saetta senza preavviso. Uno sguardo, una risata e tutto come un inizio non annunciato. Rosalba che tossisce. Rosalba che arrossisce di vergogna. Rosalba e quell'attimo indimenticabile. Il marchio a fuoco inciso nella propria vita, quella di Ottavio. Che sarebbe cambiata per sempre. Uno sguardo, una risata e tutto come un inizio non annunciato, il principio veloce dei prossimi quattordici anni. Mica uno scherzo. Un'intera esistenza guidata dal segno indelebile di lei, fumatrice non esperta. Una vita condotta e gestita seguendo il marchio inciso nella propria anima. Un segno che l'avrebbe portato sino ad una camera d'albergo non ancora pagata. Nudo e felice. Con quelle parole nelle orecchie…
"Fai questo per mantenerti da vivere?".
"Più o meno sì".
"Non deve essere male".
"A volte no".
"Proprio solo questo?".
"Già".
"E guadagni bene".
"Abbastanza".
"E poi?".
"Poi alla fine sono tornato in Italia. Parigi è bella ma non è mia. Preferisco stare dove ho sempre vissuto. Gli odori mi fanno sentire a casa".
"Io ricordo ancora tutto. Sono trascorsi sei anni ma ancora ricordo tutto il paese".
"E' un bel paese".
"Non è bello. Dai! Non dire stronzate. Io proprio non so come tu faccia a viverci ancora”.
"Non abito più laggiù. Mi sono trasferito".
"Ah sì? Dove?".
"In una città più grande. Comunque ogni tanto ci torno. Non spesso. Ogni tanto".
"…".
"Passeggio per la piazza centrale e guardo i negozi che hanno aperto da poco. Anche i vigili urbani sono tutti cambiati. Nessuno di quelli che ci rompeva le palle quando andavamo in due sul Ciao con la Simonini".
"…".
"Tu non ci tornerai mai vero?".
"No".
"Poi altre volte scendo sino alla scuola. Da fuori osservo il parco, il deposito delle bici. Molte cose sono cambiate in questi anni. Purtroppo non si vede dietro la palestra dalla strada".
"Ho sempre odiato educazione fisica".
"Anch'io. Ma era il massimo stare dietro la palestra al pomeriggio".
"Già … le sigarette".
"…".
"Fumi ancora?".
"Si. Non ho mai smesso. Quando torno al paese fumo sempre più del solito. Non so il perché ma mi succede. Cammino per il centro e ne accendo una dietro l'altra. A volte mi capita d'incontrare qualcuno della vecchia compagnia. Finiamo sempre per parlare di allora. Ogni tanto salta fuori il tuo nome. Ci manchi".
"Non manco a nessuno laggiù".
"Ci manchi".
"Forse manco a te. Questo posso crederlo. Ma niente di più".
"…".
Ci sono attimi nella vita che proprio non credi potresti mai vivere o incontrare o semplicemente sfiorare ed invece questi ti si presentano davanti. D'improvviso, urtando tutto il possibile, quasi a voler dimostrare la propria veridicità, quasi nel brutale gesto di vincere l'incredulità che ti si legge negli occhi quanto caschi proprio davanti uno di essi. Quando ti sbatte in faccia il fatto nudo e crudo e tu non puoi far altro che viverlo. Perché così hai sempre sperato fosse e non puoi permetterti di buttare tutto all'aria per una paura momentanea. Per il timore della sorpresa. Proprio non si può ed allora ti getti a capofitto in quell'attimo che ti si è parato davanti. D'improvviso. E così fece Ottavio, quando quel giorno in libreria, finì per imbattersi negli occhi di lei, Rosalba. Ottavio e Rosalba. Ottavio il ragazzo innamorato alla sua settima sigaretta. Rosalba la fumatrice non esperta. Occasione da non perdere. Attimo che non credevi potessi vivere, incontrare o semplicemente sfiorare e che invece eccolo lì davanti la tua faccia da ebete. Quattordici anni esatti dal pomeriggio dietro la palestra e Ottavio capì che nulla era cambiato.
"Non ho mai sfondato come modella. Credevo di potercela fare ma non ha funzionato. Troppa concorrenza e ormai l'età mi gioca contro".
"Sei bella".
"…".
"Dico sul serio".
"Se sapessi cosa mi sono ridotta a fare non diresti così".
"So cosa fai".
"…".
"…".
"Dici sul serio?".
"Uhm, uhm".
"Chi te l'ha detto?".
"Nessuno. Ho trovato un film dove c'eri anche tu".
"Compri quella roba?".
"A volte sì".
"Non ci credo".
"E perché non dovrei?".
"Non sembri il tipo. Tutto qui".
"Invece sono quel tipo".
"Dio che vergogna. Quante volte l'hai visto?".
"L'inizio ogni giorno. Il resto solo una volta, ma non mi è piaciuto".
"L'inizio quante volte?".
"Tutti i giorni".
"…".
"I primi due minuti e quarantasette secondi, quando sei vestita. Quelli li guardo ogni giorno".
"Ma lì recito da cane!".
"Non ascolto mai quello che dici. Hai la voce doppiata in tedesco. Non ho trovato l'edizione italiana".
"Mi viene da ridere. Non mi sono mai sentita parlare in tedesco".
"La voce che ti hanno dato non è un granché. Preferisco accendere lo stereo. Spingo sul fermo immagine e accendo lo stereo. Oggi eri su Lucy in the sky with diamonds".
"…".
"Conosci quella canzone?".
"No".
"Posso registrartela".
"Ok".
"Già, oggi quella canzone ti si cuciva addosso".
"Cosa dicono le parole?".
"Non lo so. Ma la melodia è bella".
"Cosa dice la melodia?".
"Parla di un sorriso sconfinato e di una bambina che gioca correndo".
"Mi piace".
"…".
"Nessuno mi aveva mai abbinata ad una canzone".
"Io lo faccio sempre".
"Si ma tu sei Ottavio".
"…".
"…".
"Ieri eri Black Star dei Radiohead. Il giorno prima Who by Fire di Leonard Coen. E quello prima ancora Draw to the deep end dei Gene".
"Ti è sempre piaciuta la musica".
"Nick Horby dice che è come carburante".
"Chi è Nick Horby?".
"Un amico".
"E Ottavio cosa dice?".
"…".
"…".
"…".
"Sai che hai proprio un cazzo grosso? Decisamente sopra la media".
"Ne hai visti tanti?".
"Abbastanza".
"…".
"Dai non imbarazzarti".
"Non è facile per me".
"Cosa?".
"Non imbarazzarmi".
"Ti metto soggezione?".
"Non è proprio questo".
"A me è piaciuto fare l'amore con te".
"Anche a me Rosalba, credimi".
"E allora?".
"E' più una sensazione di incredulità. Tutto questo tempo".
"…".
"…".
"Se solo potessi tornare indietro".
"…".
"Se solo potessi tornare indietro in quei giorni di scuola. A volte ci penso sai? Ed è straziante. Già: straziante. Non i ricordi. Quelli sono belli, ma la consapevolezza che siano solo ricordi mi straccia in mille pezzi. Vorrei che le cose fossero andate in modo diverso. Vorrei veramente cambiare le cose Ottavio".
"Hai solamente ventisette anni. Puoi ancora tutto, se solo vuoi".
"…".
"Forse sarebbe meglio che vada Ottavio".
"Devi proprio?".
"Forse sì".
"…".
"Mi ha fatto piacere vederti…beh…insomma fare quel che abbiamo fatto mi ha fatta star bene. Non so il perché ma sto bene".
"Ok".
"Credo sia la tua vicinanza. Tu hai qualcosa che gli altri non hanno. Credimi".
"…".
"Non fare quella faccia".
"…".
"Smettila! Sii serio. Io sto parlando seriamente come puoi vedere".
"…".
"Così va meglio. Tu hai qualcosa che gli altri non hanno. Credimi. Forse la vedo solo io quella cosa ma c'è, so che c'è. Esiste, ed è la tua vera forza per metterlo in culo a questo mondo".
"Grazie Rosalba".
"Di niente. Grazie a te".
"Per cosa?".
"Per non avermi chiesto di restare. O di cambiare. Per non aver detto che con te tutto potrebbe diventare più bello. Migliore. Grazie per non aver detto niente".
"Figurati".
Ci sono attimi nella vita che paiono interminabili. Possono durare secondi ma sembrano settimane. Frammenti di eternità messi lì per fregarti. Per non farti accorgere che tutto sta per finire, concludersi, cessare. Te ne stai fermo a fissare quell'immagine immobile nella retina e dopo un istante lungo un'eternità ti accorgi che è finita. Cessata per sempre. Quel momento, quell'istante di vita aspettato per quattordici anni è passato. Ormai finito. Sul corpo di Ottavio ancora Rosalba ma non più Rosalba carnale bensì Rosalba ricordo e profumo. Rosalba ormai uscita dalla stanza per inseguire nuovamente la sua vita. Frammento spezzato troppo presto. Ma è impossibile fare durare la gioia di un sorriso. E' un istante e poi cessa, se persisti andrebbe a rovinarsi tutto. Si guasterebbe la magia dell'attimo. Quell'attimo come un marchio a fuoco di cui non potrai liberarti. Quell'attimo che non credevi poter vivere, incontrare o semplicemente sfiorare e che adesso è finito. Quel giorno Rosalba vestiva le note di Somebody to Love dei Jefferson Airplane. Ottavio prese le lenzuola e se le tirò addosso. Ora sentiva freddo in quella camera d'albergo. L'orologio continuava a segnare i minuti. Uno dopo l'altro. Minuti di quel mattino che presto sarebbe giunto. Quattordici anni dopo. In una camera d'albergo ancora da pagare.
mercoledì 23 luglio 2008
L'inizio quante volte?
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
1 commenti:
'Lucy in the sky whit diamonds' mi risuona nella testa mentre mi rileggo il racconto, che mi è piaciuto lo sai già... Sere
Posta un commento